«Che gioia diventare il presidente del PLR svizzero»

Politica

Sarà con ogni probabilità Thierry Burkart, il solo rimasto in corsa, a succedere alla dimissionaria Petra Gössi alla presidenza del Partito liberale radicale: lo abbiamo intervistato

«Che gioia diventare il presidente del PLR svizzero»
© KEYSTONE/Alessandro della Valle

«Che gioia diventare il presidente del PLR svizzero»

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Uno dopo l’altro, tutti gli sfidanti si sono tirati indietro. Nella corsa per la presidenza del Partito liberale radicale (PLR) è rimasto solo Thierry Burkart. Sarà con ogni probabilità lui, il 2 ottobre, a succedere alla dimissionaria Petra Gössi. 46.enne, avvocato, consigliere agli Stati argoviese, capitano nell’Esercito, è considerato un esponente della lobby automobilistica già solo per il suo ruolo alla testa dell’Astag, l’associazione dei trasportatori stradali. «Ma io non credo in queste etichette superficiali e ideologiche», dice Burkart.

Signor Burkart, lei è candidato unico alla presidenza del PLR. Significa che è una carica poco ambita?
«Ci sono probabilmente diverse ragioni per le quali gli altri interessati hanno deciso alla fine di non candidarsi. Io posso parlare solo per me stesso. Ho grande rispetto per questa carica. È con gioia, ma anche con umiltà, che mi preparo ad assumere questa responsabilità per il PLR svizzero. Per me sarà importante poter formare una squadra motivata e affiatata con i miei vicepresidenti».

Lei è uomo, bianco e svizzero tedesco. La sua elezione è uno schiaffo alle minoranze?
«La nostra futura squadra presidenziale sarà composta da rappresentanti della Svizzera tedesca e romanda, del Consiglio nazionale e degli Stati, delle aree urbane e rurali. Ovviamente rappresenteremo tutti i membri del partito, di qualsiasi colore, età o regione essi siano. Ciò che conta è ciò che ci unisce, vale a dire i nostri valori liberali. A proposito, mio padre era italiano. Ma io non posso offrire altro che quello che lei definisce un uomo bianco e svizzero tedesco. Da parte mia non classifico nessuno in base all’origine o all’aspetto».

Chi è il suo modello politico? A quale personalità si ispira?
«Winston Churchill. Ha guidato il Regno Unito con coraggio e determinazione in un periodo molto difficile».

Come definisce il PLR?
«La politica del PLR si basa su libertà, comunità e progresso. Libertà significa che possiamo plasmare le nostre vite in modo indipendente. La comunità è quella che tiene unita la Svizzera con solidarietà e spirito di milizia. Il progresso è la chiave per la prosperità di oggi e di domani. Sono le innovazioni e lo sviluppo tecnico a portarci avanti, non i divieti».

Non è perché alcuni partiti sostengono di essere liberali che lo sono veramente. Persino il PS pretende di essere liberale

Lei non crede che oggi tutti i partiti siano liberali?
«Non è perché alcuni partiti sostengono di essere liberali che lo sono veramente. Persino il PS pretende di essere liberale. Questa è una mistificazione. Se si guarda la loro politica, diventa subito chiaro che non sono liberali».

Sotto la sua presidenza il PLR smetterà di sostenere proposte poco liberali come la Legge sul CO2?
«Nel partito siamo tutti d’accordo sulla necessità di attuare l’accordo di Parigi sul clima. Per farlo ci vuole trasparenza sui costi, bisogna rispettare il principio secondo cui chi inquina paga e si deve puntare sul progresso tecnologico. Il PLR sarà coinvolto attivamente in una nuova edizione della Legge sul CO2. Se le misure saranno ecologicamente, economicamente e socialmente sostenibili, sapranno senza dubbio convincere una maggioranza di svizzeri».

Lei rappresenta la lobby stradale._Crede che gli automobilisti siano troppo tartassati?
«Io non credo in queste etichette superficiali e ideologiche. Ho sempre sostenuto una politica della mobilità che includa tutti i mezzi di trasporto. Le sfide dei trasporti possono essere risolte solo in una politica d’insieme. Ciò include anche l’infrastruttura stradale. La demonizzazione del mezzo di trasporto più importante è puramente ideologica e non risolve alcunché».

Se i Verdi e i Verdi liberali dovessero crescere anche nel 2023, avrebbero il diritto di rivendicare un seggio in Consiglio federale?
«Chi vuole evitare uno slittamento a sinistra del Consiglio federale, voterà PLR alle elezioni federali dell’autunno 2023._Quindi la questione non si pone».

Se il PLR dovesse cedere un seggio, chi sacrificherebbe tra Karin Keller-Sutter e Ignazio Cassis?
«Nessuno dei due. Io combatterò affinché il PLR mantenga entrambi i seggi. L’alternativa, ripeto, sarebbe uno slittamento a sinistra del Consiglio federale».

Quale valore aggiunto ha portato in Consiglio federale Ignazio_Cassis?
«In primo luogo il valore aggiunto che entrambi i nostri esponenti portano in Consiglio federale, il pensiero liberale! Ignazio_Cassis rappresenta naturalmente anche il Ticino, che in precedenza era rimasto per troppo tempo escluso. Rappresenta il multilinguismo del nostro Paese e contribuisce così in modo significativo alla nostra coesione. Inoltre evidenzierei che Cassis ha portato il punto di vista ticinese, realistico e pragmatico, nella politica europea del Consiglio federale».

Il nostro rapporto con l’UE è migliore di come viene dipinto. La nostra partnership si basa sugli accordi bilaterali. Fondamentalmente, questi funzionano bene

Come dovrebbe comportarsi la Svizzera nei confronti dell’Unione europea?
«Il nostro rapporto con l’UE è migliore di come viene dipinto. La nostra partnership si basa sugli accordi bilaterali. Fondamentalmente, questi funzionano bene. Non dobbiamo prendere decisioni precipitose. Immagino che potremmo, ad esempio, dinamizzare l’accordo sugli ostacoli tecnici al commercio. A livello di politica interna, probabilmente non sarebbe un problema. Ad ogni modo accolgo con favore la volontà del Consiglio federale di rafforzare il dialogo con l’UE e il fatto che stia valutando se siano possibili alcuni adeguamenti unilaterali al diritto comunitario, nell’interesse della Svizzera e a vantaggio dell’economia svizzera».

Secondo lei in Svizzera ci sono troppi frontalieri? E in Ticino?
«La Svizzera e i suoi vicini approfittano dello scambio di lavoratori, conoscenze e prestazioni. Naturalmente è richiesto un minimo di regolamenti, in modo che nessuno sia svantaggiato. Devono inoltre essere affrontati i problemi del traffico transfrontaliero._Restare per ore in coda è un male».

La Svizzera deve accogliere le persone che fuggono dall’Afghanistan?

«La Svizzera con la sua tradizione umanitaria ha il dovere di aiutare. La domanda è come aiutare al meglio. E qui è l’aiuto sul posto ad avere la priorità. Ci sono in Afghanistan migliaia e migliaia di persone che hanno bisogno di sostegno. E le persone che riescono a oltrepassare i confini, hanno bisogno di protezione nei paesi vicini. Qui la Svizzera può dare un contributo importante. Ha anche fatto di tutto per evacuare in tempo da Kabul quasi 400 persone che si trovavano in immediato pericolo, un’operazione nella quale i nostri due consiglieri federali hanno avuto un ruolo centrale. Non bisogna infine dimenticare che la Svizzera ha un sistema di asilo funzionante._Negli ultimi anni ha già garantito protezione a 20.000 afghani».

Come vede la Svizzera nel 2030?
«Il modello di successo della Svizzera continuerà a esistere se resteremo consapevoli che dobbiamo tutti assumerci le nostre responsabilità, per l’economia, per la società, per le generazioni future. Ci vuole, oltre alla nostra politica liberale, la volontà di tutti di fare la propria parte per contribuire a questo successo».

E lei come si vede nel 2030?
«Chi riesce a prevedere ilfuturo con così tanto anticipo? Spero che i miei cari e io resteremo in salute. E sarei felice se potessi ancora dare il mio contributo per una Svizzera bella e vivibile».

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