COVID-scontro in famiglia

La domenica

Da quando il vaccino è stato raccomandato anche ai dodicenni si è aperto lo scontro tra genitori e coppie

COVID-scontro in famiglia
© EPA/RUNGROJ YONGRIT

COVID-scontro in famiglia

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Una ragione in più per litigare in famiglia. Da quando il vaccino è stato raccomandato anche ai 12.enni s’è aperto lo scontro tra genitori e coppie. Chi dice sì, chi dice no. Nel mezzo, una volta di più, i figli. Anche se, visto che di regola i bambini sono considerati capaci di giudizio dall’età di dieci anni, di fatto potrebbero pure decidere da soli. Comunque sia, un giro di telefonate tra gli studi di psicologia e psicoterapia conferma che la questione è molto sentita e che sta mettendo a dura prova numerosi rapporti familiari. Capita, tanto per fare un esempio, che un papà non permetta più ai suoceri critici riguardo il vaccino di entrare in casa, né tantomeno di vedere i nipotini. O che genitori pro vax vietino ai figli di frequentare coetanei non vaccinati. Stando a un sondaggio di SRG SSR, il 62 per cento della popolazione è già stato coinvolto in conflitti a causa di opinioni diverse su come affrontare il virus. E quasi la metà di queste persone ha sperimentato il problema nella propria ristretta cerchia personale. Oltre un quarto ha addirittura interrotto dei contatti con qualcuno.

La spaccatura
Insomma, il tema riscalda gli animi. Di tutti. Ricchi e poveri, vecchi e giovani, svizzeri e stranieri, di destra e di sinistra. È di questa settimana la petizione «Fermate l’esautorazione dei genitori e la propaganda delle vaccinazioni per i bambini!», 59 mila le firme consegnate a Berna dagli Amici della Costituzione. Si chiede che il consenso dei genitori sia obbligatorio per la vaccinazione dei ragazzi sotto i 16 anni e di interrompere la «propaganda di vaccinazione» nelle scuole.

La spaccatura tra pro vax e no vax è ormai diventata profonda e rischia di non più rimarginarsi. L’ha spiegato molto bene André Duvillard, il delegato della Rete integrata svizzera per la sicurezza, che paventa una nuova forma di estremismo contro le misure anti Covid, che potrebbe pure spingere molte persone alla violenza pur di difendere la propria opinione. L’età media di chi manifesta contro le autorità è di trenta, quarant’anni, quindi con figli (se ci sono) ancora minorenni. Anche da qui il conflitto che dalle piazze si sposta tra le mura domestiche. Le famiglie nel loro piccolo sono un microcosmo che ben riflette tutto il bene e tutto il male della società.

Il parere di Pro Juventute
Pro Juventute, da sempre vicina a tutto ciò che ruota attorno alle famiglie, si è messa a disposizione, dedicando uno spazio sul suo sito al tema. «Sì, molti genitori si rivolgono a noi, chiedono un parere, un aiuto su come affrontare la problematica», conferma Ilario Lodi, direttore di Pro Juventute Ticino. E aggiunge: «I bambini hanno la capacità e il diritto di formarsi un’opinione e di essere ascoltati. È importante che i genitori li coinvolgano sempre e comunque, che li considerino come membri della famiglia a tutti gli effetti». E ancora: «Il cuore dell’intero discorso è riuscire a fare un esercizio di democrazia e questa è un’ottima occasione». Solo così, infatti, gli adulti di domani avranno sviluppato una propria identità, una sana fiducia in se stessi. Ma è più facile a dirsi che a farsi.

Coinvolgere i ragazzi
Che si tratti di vaccinazioni o di altre questioni, quando si cerca una risposta è importante coinvolgere i figli nel processo decisionale, insiste Pro Juventute. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell’infanzia, i bambini e i giovani hanno il diritto di formare liberamente le proprie opinioni e anche di esprimersi liberamente, soprattutto su questioni che li riguardano direttamente. «Discutere tutti assieme, scambiare informazioni in famiglia, verificare i fatti è fondamentale - dice ancora Lodi -. Bisogna essere certi che il ragazzo possa formarsi un’opinione e senza alcun tipo di pressione».

Le crisi di coppia
Secondo molti esperti dietro il conflitto pro vax/no vax si cela anche dell’altro. Le coppie che litigano sul Covid probabilmente hanno già problemi. Due anni di pandemia, relativi lockdown, restrizioni varie... hanno messo a dura prova i nervi di tutti. Genitori e non. Mesi e mesi vissuti obbligatoriamente a stretto contatto durante il confinamento sono stati emotivamente difficili. Anziché avvicinarsi molte coppie si sono allontanate. E ora ogni questione diventa ragione di conflitto. «Se due genitori non riescono a venirne a capo, discutono e litigano se far vaccinare o no i figli... il problema sta altrove - osserva Ilario Lodi -. Tuttavia, due persone adulte e mature devono sempre riuscire a trovare una soluzione, anche se non è condivisa. Ed essere in grado di farla diventare la ‘loro’ decisione».

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