Daniel Koch: «Non bisogna avere paura del vaccino ma della malattia»

La Domenica

«Mister Coronavirus» intervistato dal nuovo settimanale del Corriere del Ticino: «Abbiamo ancora troppe persone che sono a rischio di essere ospedalizzate. Ci siamo fatti superare da tutti i paesi e non solo da quelli europei. Persino i cinesi si sono fatti vaccinare più di noi»

Daniel Koch: «Non bisogna avere paura del vaccino ma della malattia»
© KEYSTONE/Peter Klaunzer

Daniel Koch: «Non bisogna avere paura del vaccino ma della malattia»

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È in pensione da quasi un anno. Ma nell’immaginario collettivo è ancora «Mister Coronavirus». Daniel Koch, ex capo della divisione Malattie trasmissibili dell’Ufficio federale di sanità pubblica, è ancora il volto della lotta alla pandemia.

Calmo e pacato anche nei momenti più difficili, Koch continua a rappresentare un punto di riferimento. «Ci sono ancora tante persone che si pongono domande sul virus - dice -. Se posso aiutare dando delle risposte, lo faccio volentieri».

Dottor Koch, quando ha iniziato a doversi occupare di COVID-19, immaginava che la crisi sarebbe durata così tanto?

«Era difficile immaginarlo. Io speravo fortemente che la crisi sarebbe rientrata più in fretta. Ma l’importante è sapere che adesso c’è una soluzione. Penso dunque che si debba cogliere l’occasione e implementare questa soluzione in modo da tornare abbastanza in fretta a una situazione normale».

Il Consiglio federale non sembra aver fretta. In settimana ha rinviato l’eventuale estensione dell’obbligo di certificato COVID.

«Penso che sia stata una decisione ragionevole. In questo momento la priorità non è l’estensione o meno del certificato COVID. La priorità è che il tasso di vaccinazione aumenti, soprattutto tra le persone che hanno più di trenta o quarant’anni, perché sono loro che corrono il rischio di ammalarsi gravemente e di finire nei reparti di cure intense degli ospedali».

Perché secondo lei solo poco più della metà della popolazione svizzera si è fatta vaccinare?

«È sicuramente troppo poco, abbiamo ancora troppe persone che sono a rischio di essere ospedalizzate. Ci siamo fatti superare da tutti i paesi e non solo da quelli europei. Persino i cinesi si sono fatti vaccinare più di noi. Questo non fa onore a un paese come la Svizzera».

Ma perché gli svizzeri sono più restii?

«Di sicuro c’è tanta disinformazione sui social e molta gente si lascia influenzare. Poi forse è anche perché noi svizzeri siamo un po’ troppo viziati».

Quindi ora cosa si può fare?

«Bisogna veramente cercare di comunicare bene con la gente. Bisogna far passare il messaggio che non ci si vaccina solo per gli altri. Ci si vaccina anche e soprattutto per non rischiare di finire ospedalizzati in cure intense».

Cosa si può dire a chi ha paura del vaccino?

«Che non bisogna avere paura del vaccino. Bisogna avere paura della malattia. Perché può essere molto pericolosa e non soltanto per le persone anziane. Già a partire dai 30 anni c’è un rischio considerevole di finire in cure intense. È questo che bisogna dire alla gente. Gli ospedali non sono pieni di persone che hanno un problema con il vaccino, ma di persone che hanno un problema con il virus. E che non sono vaccinate ».

Basterà la vaccinazione a sconfiggere il virus?

«Il virus continuerà a circolare, non c’è dubbio. Del resto non ci si vaccina per sconfiggere il virus. Lui continuerà a circolare e ognuno avrà la possibilità di incontrarlo. La differenza è che se lo si incontra da vaccinati il rischio di ammalarsi gravemente è minimo, mentre se lo si incontra da non vaccinati la situazione può diventare molto pericolosa».

Se il virus non scomparirà, significa che rischiamo di dover fare tutti una terza dose, poi una quarta dose, una quinta dose e così via all’infinito?

«No, penso che la terza dose possa servire per i gruppi ad alto rischio, per le persone che hanno una comorbidità o per quelle molto anziane. Ma non per tutti. Per la popolazione in generale è importante che si facciano le due dosi in modo da avere un’immunità di base. A quel punto se si prende comunque il virus non si corre un grande rischio di ammalarsi gravemente».

Quindi ci si potrà ammalare lo stesso?

«Sì. Però grazie al vaccino si può ridurre drasticamente il rischio di ammalarsi in modo grave. È questo l’obiettivo che possiamo e dobbiamo perseguire».

L’estensione dell’obbligo del certificato COVID non potrebbe aiutare a raggiungere questo obiettivo?

«Il certificato COVID può aiutare, può essere una misura utile, ma non risolverà il problema. Il problema potrà essere risolto solo coi vaccini».

Qui si torna alla questione dello scetticismo diffuso.

«È vero, la Svizzera non ha ancora un tasso di vaccinazione accettabile, soprattutto se paragonato a quello di altri paesi benestanti. Ma io resto ottimista. Bisogna continuare a lavorare per informare le persone in maniera corretta».

I media informano in maniera corretta?

«Non mi sento di criticarli. Però auspico che siano sempre consapevoli della loro grande responsabilità. Anche i media giocano un ruolo importante incampo. L’informazione corretta è un lavoro della società, non solo delle autorità o degli specialista. Ed è solo la società nel suo insieme che potrà risolvere il problema».

Lei è in pensione ma viene ancora interpellato dai media.

«Non solo dai media. Ci sono ancora tante persone che si pongono domande sul virus. Se posso aiutare dando delle risposte, lo faccio volentieri ».

Lei è stato anche consulente sanitario per gli Europei di calcio, in seguito accusati di aver veicolato il virus. Ritiene sia stato giusto accogliere decine di migliaia di spettatori negli stadi?

«Sì, penso siano state fatte le scelte giuste. Era importante mostrare che è possibile tornare a una vita normale».

Quindi resta convinto che la normalità sia dietro l’angolo?

«Sì, dovremo convivere con il virus ma grazie alla vaccinazione non ne saremo più così fortemente condizionati. E vorrei aggiungere una cosa».

Dica pure.

«In questo periodo, con tutte queste incertezze, ci sono troppe persone che vivono nella paura. Io auspico che si riesca a superare presto questa fase. Perché non è solo il virus a essere pericoloso. Anche avere paura non fa bene alla salute».

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