Ecco servita la ‘ndrangheta

LA DOMENICA

Ricostruiamo l’operazione «Nuova Narcos Europea» del clan Molè

Ecco servita la ‘ndrangheta
© CdT/Gabriele Putzu

Ecco servita la ‘ndrangheta

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Sono le sette e mezza di sera del 30 maggio 2020. A Winterthur, in un orto comunale in Hulfteggstrasse, almeno 8 persone stanno cenando. Ma la loro non è una cena qualsiasi. È una «mangiata di capra». Un rito sacro per la ‘ndrangheta, la mafia calabrese. Ma anche un vero e proprio summit. Durante il quale gli affiliati rinsaldano i legami. Esprimono solidarietà e amicizia reciproca. Si fanno testimoni dell’esistenza stessa dell’organizzazione criminale. Attorno alle 21 uno dei presenti è intercettato dalla polizia. Perché a quel tavolo sono sedute anche tre persone, di cui una residente in Svizzera, tra le 54 arrestate martedì scorso dalla Procura di Milano e dal Ministero pubblico della Confederazione nell’ambito dell’operazione «Nuova Narcos Europea» del clan Molè. Operazione che si compone di tre filoni per altrettante Procure. Quella di Firenze, che ha portato all’arresto di due persone in Ticino, quella di Milano, 6 gli arrestati residenti in Svizzera tedesca, e quella di Reggio Calabria. Obiettivo: stroncare i traffici di droga, soprattutto, della cosca Molè. Che si riforniva di cocaina dal Sudamerica, la faceva arrivare nei porti di Livorno e Gioia Tauro e la rivendeva in Italia e in Svizzera.

«Andavamo là - dice uno dei presenti alla cena di Winterthur - mangiavamo capra, per dirti la verità non è..., con tutto che negli anni, negli anni, non andavamo tanto d’accordo con il locale di Frauenfeld... eravamo 70 noi, una cosa impressionante, che poi, chi se n’è andato, chi è stato arrestato per il bel lavoro... se ne sono andati tutti e siamo rimasti in pochi, siamo pochi qua, non è che siamo rimasti una... neanche due manate in tutto qua oramai».

I collegamenti con Frauenfeld
Sì, il 30 maggio 2020, in un orto di Hulfteggstrasse a Winterthur, si fa riferimento alla cosca (in gergo ‘ndranghetista, locale) della ‘ndrangheta di Frauenfeld scoperta nel 2014. Per la quale tutti gli imputati sono stati assolti in Appello. Le immagini associate alla cosca di Frauenfeld sono quelle diffuse dalla Polizia italiana di una dozzina di uomini seduti attorno a due tavoli. Che parlano di affari, ricatti, cocaina ed eroina.

E con la Germania
«Andavamo là - dice uno dei presenti riferendosi alla locale di Frauenfeld - mangiavamo capra...». Ma non solo. Dice anche altro. «Achille era in Germania, al locale c’erano tutti questi, tutti ‘‘fabricioti’’ ( provenienti da Fabrizia, comune calabrese in provincia di Vibo Valentia, ndr), invece al locale dove eravamo noi, eravamo tutti della zona di Reggio (Reggio Calabria, ndr), però eravamo tutti, la maggior parte ‘‘da chiana’’ (Piana di Gioia Tauro, ndr)». Achille P., secondo gli inquirenti sarebbe un ‘ndranghetista di una cosca in Germania. Oggi in carcere. Una mangiata. Un summit durante il quale si è dunque parlato praticamente sempre di vicende di ‘ndrangheta, spesso rievocando eventi passati e soggetti calabresi dimoranti in Svizzera e Germania, ma anche facendo riferimenti agli attuali assetti criminali. Ma c’è di più.

I due capi
A rendere importante il summit di Winterthur vi è il fatto che allo stesso, secondo la polizia, hanno partecipato i due capi dell’organizzazione. Che si muoveva tra il Comasco e la Svizzera. Dove risultavano stabilmente stanziati 8 indagati, oltre a una serie di affiliati. In Svizzera i due capi assumevano persone in modo fittizio, sovraintendevano e partecipavano alle operazioni di acquisto e di vendita di cocaina (30 i chili sequestrati in Svizzera), raccoglievano denaro, si prodigavano per acquistare i telefonici cellulari «criptati» e si attivavano per modificare le auto adibendole, mediante la creazione di un vano nascosto, al trasporto della sostanza stupefacente.

Due capi. Un obiettivo. Espandere l’influenza della cosca lombarda affiliata al clan Molè alla Svizzera. Anche con una mangiata.

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