Figli della notte e di nessuno

La Domenica

Non è estate, eppure i giovani sono sempre lì: alla Foce di Lugano – Arrivano a centinaia, bevono e fumano, a volte fanno perfino a botte

Figli della notte e di nessuno
© CdT

Figli della notte e di nessuno

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No, non è estate. Perché fa freddo. Ed è ottobre. Eppure, i giovani sono sempre lì: alla Foce di Lugano. Centinaia di giovani. Adolescenti. Bevono e fumano. Bevono birra, centinaia di cartoni abbandonati ogni notte, «tracannano» superalcolici - vodka e tequila su tutti - e fumano marijuana. A dirlo sono le decine di bottiglie vuote, attorno a cui si piazzano e le nuvole di fumo che si alzano sopra le loro teste. Duecento, trecento anche cinquecento giovani assiepati. Sui muretti, sulle scalinate, nella spiaggetta. Come la scorsa estate quando la loro presenza non era passata inosservata e si parlava di assembramenti. Di rischio contagio. E si biasimava i giovani. Perché non appena ne avevano avuto l’occasione, dopo settimane, mesi, passati rinchiusi, erano usciti di casa a frotte. Si erano radunati soprattutto alla Foce. Dove c’erano state scintille. Ed era scoppiata anche una rissa. Tra giovani e agenti di polizia. Perché il bisogno di stare assieme era più forte delle regole contro la pandemia. E a un certo punto la voglia di evasione si era trasformata in calci e pugni, in rabbia da sfogare. Allora per poco non fu una tragedia.

Bottiglie e canne in mano
Oggi che le misure si sono ammorbidite i giovani sono ancora lì. Sempre a centinaia. Il venerdì, così come il sabato sera. Parlano, bevono, fumano e ballano. Qualcuno si è portato anche una cassa, di quelle da concerto, l’ha collegata con una prolunga alla presa del circolo velico. E ha alzato il volume al massimo. Tanto che la musica si sente fin dentro al Parco Ciani, dall’altra parte del fiume, dove invece i giovani sono pochi. Soprattutto seduti sulle panchine. Anche qui con bottiglie e canne in mano. Giovani, anzi giovanissimi. Perché a occhio e croce il più «anziano» avrà 16 anni.

Una ragazza barcolla. È sulla scalinata, sorretta da un amico che ha cercato di rianimarla schizzandole in faccia l’acqua fredda del fiume Cassarate, che scorre proprio vicino alla Foce. La ragazza inciampa. E per poco non finisce nel fiume. È ubriaca, molto ubriaca. Accanto a lei decine di bottiglie di tequila, vodka, lattine di birra. Una sua amica ha un momento di lucidità: «Sta troppo male, forse è meglio avvisare la madre», dice mentre la sorregge e l’accompagna verso l’uscita del «ring» luganese. Una mezzora dopo arriva un’auto e se la porta via.

Pattuglie come deterrente
Le nuvole di fumo denso e forte delle canne si alzano a ondate dai gruppi sparsi sul selciato. Nessuno si fa problemi a rollarle in pubblico. Anche perché qui la polizia in divisa non si vede. Le pattuglie rimangono in cima alla via e qualche volta arrivano fino al ponticello per il Parco Ciani. Solo verso mezzanotte la presenza della polizia si fa più visibile. Perché alcuni agenti si avvicinano alla Foce. Senza però andare oltre il ristorante lì vicino. Si fanno vedere. E sembra sufficiente dato che i giovani piano piano se ne vanno alla spicciolata, risalgono la strada e si incamminano lungo via Ciani, in direzione della Pensilina dei bus. A guardarli sembrano un fiume. Centinaia di ragazzi che si muovono di notte per le vie di Lugano. Scene da grandi città. Da ritorno da un concerto o da una partita allo stadio.

Tutti in fila, ordinati, a piccoli gruppi. Camminano sul marciapiede. Vestiti quasi tutti di nero, con l’immancabile felpa con cappuccio sulla testa. Comincia a far freddo la sera. Sembrano seguire uno scopo. No, è solo scattato il coprifuoco e verso mezzanotte bisogna raggiungere la Pensilina. «Devono prendere l’ultimo bus per tornare a casa», ci spiega una ragazza sui vent’anni che evidentemente può restare ancora un po’ con gli amici a tirar tardi nella movida della Foce. C’è anche una festa di compleanno, con tanto di dj set, console e casse che «pompano» anch’esse collegate alla presa di corrente del circolo velico. Sono una cinquantina in tutto i festaioli, più grandicelli. Parlano, ballano, gridano, ma con l’immancabile birra in una mano e la «canna» nell’altra. Forse gira anche roba più pesante, perché l’odore che si sente nell’aria non è solo quello della «ganja».

Toilette pubblica messa ko
La sera prima, venerdì, alcuni giovanissimi sballati hanno danneggiato la toilette pubblica di fronte al circolo velico. Un prefabbricato indispensabile per chi continua a «ingurgitare» liquidi nel freddo e nell’umido della notte. La toilette ora è sbarrata, inagibile, dunque l’odore di fumo e alcol si mescola a quello fisiologico. E chi esce dal ristorante ancora aperto è costretto a fare lo slalom tra le pozzanghere di pipì. Sabato notte invece c’è stato anche un accenno di rissa. Due gruppi, una ventina in tutto, si sono fronteggiati. È volato qualche schiaffo e pugno per i soliti futili motivi. L’alto tasso alcolico dei contendenti ha fatto temere il peggio.

Anche i tre City Angels che stazionano come in quasi tutti i fine settimana si sono spaventati. Ad un certo punto si sono trovati in mezzo alla bagarre. Sono abituati a situazioni d’emergenza, ma con una ventina di scalmanati ubriachi intorno non c’è da stare tranquilli. Poi, così com’era nata, la rissa si spegne. E si ricomincia con la musica «a balla», l’alcol a fiumi e gli spinelli che passano di mano in mano. L’allarme però è già scattato e tre pattuglie della polizia piombano sulla darsena del Cassarate. Lampeggianti accesi che illuminano la notte, mentre altre due pattuglie restano sul ponte. Niente sirene, però, per non innervosire il popolo dello sballo. Poi, dopo l’entrata in scena, la mezza dozzina di agenti parcheggia le volanti in un angolo e sorveglia nel buio l’esodo della gioventù bruciata. A capo chino, brontolando, inveendo sottovoce contro i poliziotti, la massa di «amici della notte» sgombera il campo. I poliziotti non intervengono, non controllano, non perquisiscono. «Ma sappiamo che sono lì e giriamo al largo», ci dice un altro ragazzo, incappucciato e con il cartone di birra in mano mentre attraversa la passerella per il Parco Ciani alla ricerca di una panchina dove continuare a sballarsi.

La storica «panchina dei tossici»
E a proposito di Parco Ciani. Un tempo scena aperta della droga luganese, ora sembra un vero polmone verde. Anche di notte. Sulla storica panchina dei «tossici», non c’è più nessuno. O meglio, c’è una coppia che si scambia effusioni. Nemmeno i pusher frequentano più il Parco Ciani. Pare che i «giurassici» del buco e i loro fornitori si siano trasferiti in stazione. I ragazzini della Foce li hanno sfrattati: c’è troppa gente in giro per «farsi» in pace.

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