«I media più potenti sono di sinistra, e un canone di 200 franchi sarebbe sufficiente»

La domenica

L’intervista a Marco Chiesa, consigliere agli Stati e presidente UDC nazionale

«I media più potenti sono di sinistra, e un canone di 200 franchi sarebbe sufficiente»
© CdT/Gabriele Putzu

«I media più potenti sono di sinistra, e un canone di 200 franchi sarebbe sufficiente»

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A suo modo di vedere, i media sono praticamente tutti rossi. «I media più potenti del Paese sono chiaramente orientati a sinistra e si accaniscono contro chi non la pensa come loro afferma Marco Chiesa, presidente nazionale dell’Unione democratica di centro (UDC) -. Non solo. Sono così ben inseriti nei meccanismi di Palazzo che conoscono le proposte di un certo consigliere federale prima ancora dei suoi stessi colleghi».

Signor Chiesa, sta evocando una collusione tra i media e Alain Berset?

«Mi riferisco a un sistema ben rodato, non a una persona».

Perché la scappatella extraconiugale di Alain Berset ha avuto meno eco rispetto a quella, per esempio, di Christophe Darbellay?

«A me non interessa la vita privata di Berset. Però le istituzioni devono far luce su ciò che le riguarda. Penso all’impiego delle teste di cuoio per arrestare l’ex amante, come pure all’utilizzo di risorse materiali della Confederazione. Sono aspetti che vanno chiariti. Ad ogni modo sì, lei ha ragione, i media hanno curiosamente glissato sulla questione».

Anche «La Domenica» è di sinistra?

«Non me lo faccia neanche pensare, abbiamo bisogno di una buona informazione e di un confronto politico equilibrato».

E la SSR?

«Su questa gigantesca azienda statale, come pure sulla rappresentatività della CORSI in Ticino, per favore non mi chieda di scoprire l’acqua calda».

Un motivo in più per abolire il canone radio-TV?

«Lo dice a me? Io mi sono opposto all’iniziativa No Billag. Le nostre realtà linguistiche e culturali impongono un servizio pubblico nazionale finanziato dai cittadini. Il canone però dovrebbe essere adeguato. Grazie alle nuove tecnologie, oggi abbiamo accesso a una scelta molto più ampia di contenuti rispetto a solo pochi anni fa».

Quale sarebbe il canone ideale?

«Sono convinto che 200 franchi sia una cifra congrua per garantire un servizio pubblico di qualità. Le emittenti locali, che con mezzi esigui svolgono un eccellente lavoro, non devono però subire decurtazioni. Anzi io sono favorevole ad un aumento del finanziamento».

Lei vede sinistra dappertutto. Di recente se l’era presa con le città.

«Così almeno i soliti noti hanno cercato di semplificare il mio discorso, verosimilmente per non affrontare uno scomodo dilemma. La frattura tra le grandi città rossoverdi, amministrate da esecutivi monocolore, e il resto del Paese, è un pericolo per la coesione nazionale. Lugano è la sola città tra le dieci più importanti che sfugge a questa dinamica».

Se gli abitanti delle città votano a sinistra, significa che sono contenti delle loro amministrazioni di sinistra, o no?

«Si è instaurata, in molti cittadini, la convinzione che non sia più necessario preoccuparsi della promozione della nostra economia e della creazione di posti di lavoro. Oggi è di moda occupare gli accessi delle banche e bloccare le strade per fermare il traffico. Gente che lavora compresa. È paradossale pensare che proprio chi più beneficia del gettito di queste società sia disposto a tutto per annichilirle. C’è poi il fatto che nelle città rossoverdi gli impiegati pubblici beneficiano di enormi privilegi, in termini assicurativi, salariali e di stabilità del posto di lavoro, privilegi che i cittadini contribuenti nel privato non osano nemmeno sognare».

Il co-presidente del PS, Cédric Wermuth, sostiene di rappresentare meglio i cittadini rispetto a voi dell’UDC, che sareste tutti milionari e figli di papà.

«Wermuth non è forse il presidente che è saltato su un aereo per Berlino solo per scattarsi un selfie con il compagno Olaf Scholz, vincitore delle elezioni germaniche? Non è colui che ha fieramente affermato di volersi impegnare per le persone che si alzano alle 8 di mattina? Ho detto tutto. Nulla a che fare con imprenditori che portano avanti, giorno dopo giorno, delle piccole e medie aziende con la preoccupazione di tenere in piedi l’attività e di pagare gli stipendi alla fine del mese».

Wermuth dice che non si può essere giovani e avere decenni di esperienza imprenditoriale.

«Certo, ma almeno si abbia la grazia di non voler insegnare agli imprenditori come fare gli imprenditori».

Lei parla di imprenditori. Quindi l’UDC è uguale al PLR?

«Sui temi economici ci troviamo spesso in sintonia. Su altri temi invece ci sono forti differenze d’approccio. Penso in particolare a valori quali la sovranità e la democrazia diretta o a temi quali la criminalità straniera e la gestione dell’immigrazione. A questo proposito mi dispiace che il PLR si sia schierato a tutti i costi in favore di un accordo istituzionale con l’UE e di una legge sul CO2 che avrebbe introdotto nuove illiberali tasse e divieti».

Pensa che il miliardo di coesione versato all’UE equivalga al pizzo pagato alla mafia, come ha sostenuto il consigliere nazionale UDC Piero Marchesi?

«I politicamente corretti l’hanno chiamato premio d’accesso al mercato. Ma la sostanza è identica. La Svizzera non deve certo pagare un biglietto d’ingresso per commerciare con i Paesi dell’UE. Per infondati timori gettiamo al vento i nostri assi, e la nostra dignità, senza ottenere nulla in cambio. Alla fine, resteremo con il due di picche in mano».

Torniamo al PLR. Secondo lei dovrà cedere ai Verdi un seggio in Consiglio federale?

«Mi auguro che il PLR mantenga i suoi due seggi. Questa composizione è fondamentale per le prossime sfide».

Quali sfide?

«Ci sono alcuni temi sui quali dobbiamo lavorare insieme. Voglio citarne uno in particolare, quello dell’approvvigionamento energetico. In questo ambito sono state prese delle decisioni fragili, che ora metteranno la Svizzera con le spalle al muro. Rinunciare a una grossa fetta della nostra produzione energetica per poi dipendere da altri Paesi non è né saggio né conveniente ».

Vorrebbe quindi andare avanti con il nucleare?

«Ci sono diverse soluzioni allo studio. È necessario trovare una soluzione pragmatica e senza preclusioni ideologiche. Gli anni dove dovremo affrontare lacune di corrente elettrica sono dietro l’angolo».

Se non il PLR, chi dovrebbe fare spazio ai Verdi in Consiglio federale?

«Perché non i compagni socialisti?».

Quando in Consiglio federale c’era Eveline Widmer- Schlumpf, voi continuavate a lamentarvi. Da quando è stata sostituita dal vostro Guy Parmelin ritiene sia cambiato qualcosa?

«Certo. Parmelin ha conseguito diversi buoni risultati, per esempio l’accordo di libero scambio con l’Indonesia. Ed è stato un maestro nel gestire la vicenda dell’accordo istituzionale. Ha usato il pugno di ferro in un guanto di velluto, dimostrando grande saggezza ».

Ueli Maurer invece ha uno stile più provocatorio. Forse troppo?

«Dietro a un consigliere federale che rispetta la collegialità c’è sempre una persona con le sue convinzioni. I nostri due consiglieri federali sono costantemente nel mirino. Se sono collegiali, apriti cielo, non la pensano come il partito. Se osano esprimere le loro perplessità, li si sbatte per giorni in prima pagina. Personalmente mi sembra che stiano entrambi facendo un ottimo lavoro».

L’ultima domanda. Quando diventerà sindaco di Lugano?

«Lei la fa facile. Dopo due sindaci carismatici come Giorgio Giudici e Marco Borradori, ora è solo il momento di augurare buon lavoro a Michele Foletti. E a tutto il Municipio».

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