La nuova fiducia dopo la votazione

La Domenica

L’editoriale di Mauro Spignesi

La nuova fiducia dopo la votazione
© CdT/ Chiara Zocchetti

La nuova fiducia dopo la votazione

© CdT/ Chiara Zocchetti

Oggi, domenica dell’Avvento, mentre si accendono le luminarie che annunciano il Natale, si saprà se il popolo ha accolto o meno le modifiche alla legge COVID e la base legale per l’uso del certificato sanitario di vaccinazione. La Svizzera è il primo Paese al mondo che si esprime su un provvedimento di questo genere, grazie alla sua collaudata democrazia partecipata.

Ed ecco perché questo risultato ha un duplice significato. Da una parte sarà importante capire se un pilastro che ha storicamente segnato il successo della Confederazione, come la fiducia del popolo nelle istituzioni, regge ancora. Dall’altra, il Consiglio federale avrà finalmente le mani libere per decidere ulteriori provvedimenti mettendo fine all’incerto balletto di responsabilità fra Berna e i Cantoni.

La Svizzera nei momenti di difficoltà si è sempre affidata a chi la governava.

Stavolta, però, è diverso. Perché intanto il clima è cambiato, una serie di errori inanellati nel tempo alla lunga hanno creato un clima di incertezza. Ed ecco perché se il Consiglio federale otterrà il via libera non avrà in mano una delega in bianco ma un mandato da usare con saggezza e buonsenso per riannodare il lacerato filo della fiducia.

Se abbiamo capito un concetto, da quando il 25 febbraio 2020 si è registrato il primo caso in Ticino, è che da questo incubo si esce insieme o è la fine. Questo vuol dire che ognuno di noi ha in mano la salvezza dell’altro e che solo regole condivise possono ricomporre quel clima iniziale che lentamente è sfumato. Allora, quando cambiò la nostra vita, ci eravamo tutti sentiti protagonisti di questa lotta contro un nemico invisibile. Era emersa la faccia buona della società.

Allora si parlava di opportunità, di sfruttare questa minaccia collettiva facendola virare positivamente verso un recupero di stili di vita, si ripensava e si rifletteva sulle città del futuro, sul telelavoro che avrebbe liberato il traffico e reso migliore la vita quotidiana, si applaudivano medici e infermieri riconoscendo il loro grande, enorme lavoro. Si riconosceva l’attenuante e si perdonavano gli errori (a cominciare dalla comunicazione) di Consiglio di Stato e Consiglio federale, davanti a una realtà inedita. Poi, la situazione è rapidamente mutata.

Oggi ci troviamo davanti a una economia terrorizzata da un nuovo potenziale lockdown e assistiamo a una profonda spaccatura sociale dettata dall’incertezza. Da un senso di smarrimento generale alimentato dai social dove si veicolano informazioni false, dove chiunque senza alcuna competenza può dare del cretino a un medico che ha speso una vita nella ricerca. Si può capire chi non è convinto del vaccino sviluppato rapidamente, si può capire chi ha paura, e con questa fetta di società ragionevole il Consiglio federale deve continuare a dialogare. Non si può capire chi già annuncia che non rispetterà le regole. Perché esiste il diritto al dissenso, è sacrosanto. Non esiste invece il diritto di mettere in pericolo gli altri. Bisogna capire che solo tornando al clima iniziale, si potrà far fronte alle variabili, all’impennata di casi positivi, a una pandemia che resiste come una serpe che non muore.

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