La poliziotta perdonata

La Domenica

Un’agente che nel 2017 ha perso il posto di lavoro a seguito di un paio di truffe all’assicurazione potrà presto tornare a indossare la divisa

La poliziotta perdonata
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Ha sbagliato, ma è acqua passata. Una poliziotta che nel 2017 ha perso il posto di lavoro a seguito di un paio di truffe all’assicurazione potrà presto tornare a indossare la divisa. Non più quella della polizia cantonale, bensì della Malcantone Ovest, dove è stata scelta nell’ambito di un concorso per l’assunzione di tre nuovi agenti.

Non è la prima volta che un agente si ricicla in un altro corpo e non sarà verosimilmente l’ultima. Perché il problema sta alla base: sul mercato c’è scarsità di poliziotti formati. E quindi anche chi è animato da nobili princìpi deve scendere a patti con la realtà. «È sempre più difficile trovare agenti - spiega Emilio Taiana, sindaco di Caslano -, soprattutto da quando sono state introdotte le polizie strutturate, che richiedono organici maggiori. Gli agenti sono pochi e ogni corpo cerca di attirarli, generando un grande viavai. A volte sembra di essere al mercato del pesce».

Parrebbe che al concorso per la Malcantone Ovest abbiano partecipato solo cinque persone, delle quali nemmeno tutte in possesso dei requisiti richiesti. «Questa donna ci è sembrata molto valida - spiega Taiana -. E ha presentato un casellario giudiziale immacolato».

In effetti l’agente può vantare una fedina pulita. Sebbene solo tre anni fa sia stata condannata per ripetuta truffa, in parte tentata. Nell’ambito di una vasta inchiesta che ruotava attorno a un garage del Mendrisiotto, il procuratore pubblico Andrea Maria Balerna emise nei suoi confronti un decreto d’accusa con il quale proponeva una pena pecuniaria sospesa di 50 aliquote giornaliere, più una multa. In pratica, la gendarme era stata riconosciuta colpevole di aver ingannato la propria assicurazione in merito a sinistri avvenuti con la propria auto privata. Lei non si oppose al decreto e la condanna crebbe in giudicato.

Refugium peccatorum
Di seguito provò a tornare in seno alla polizia cantonale. Ma non ebbe successo. Le è andata meglio con quella sorta di «refugium peccatorum» che è involontariamente diventata la polizia Malcantone Ovest.

È ad esempio a Caslano che ha potuto riscattarsi l’agente che nel 2014 fu allontanato dalla Cantonale dopo che aveva denunciato il furto della propria auto ad Ascona, mentre in realtà l’aveva rivenduta in Italia. Dopo una parentesi a Giubiasco, interrotta dall’accoglimento di un ricorso contro la sua assunzione, l’agente trovò casa nella Malcantone Ovest.

Così come uno dei due ex agenti della polizia di Lugano che nel 2013 picchiarono e abbandonarono nei boschi di Arogno un cittadino rumeno prelevato in stazione. Anch’egli dopo il licenziamento ottenne un incarico a Caslano, prima di trasferirsi in un altro corpo di polizia regionale. «Oggi non transigiamo più sul criterio del casellario giudiziale pulito - afferma Taiana -. In passato invece è vero che abbiamo assunto degli agenti con dei precedenti. Non c’erano alternative e abbiamo voluto dare loro una seconda possibilità. I fatti ci hanno dato ragione. Gli agenti in questione hanno tutti ripagato la fiducia che abbiamo riposto in loro».

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