«Mi sono ammalato di COVID due volte ma non farò mai il vaccino»

La Domenica

Prima della pandemia aveva i capelli corti, studiava e militava nel PLR – Oggi Nicolas A. Rimoldi, 26.enne lucernese, è il leader e il volto della protesta contro le misure anti-COVID

«Mi sono ammalato di COVID due volte ma non farò mai il vaccino»
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«Mi sono ammalato di COVID due volte ma non farò mai il vaccino»

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Prima della pandemia aveva i capelli corti, studiava, militava nel PLR e si dilettava in tanti hobby. Oggi assomiglia a Gesù_Cristo, solo un po’ più elegante, ha abbandonato l’università, si è allontanato dal partito e trascorre tutto il suo tempo libero nelle piazze a manifestare. Nicolas A. Rimoldi, 26.enne lucernese, è il leader e il volto della protesta contro le misure anti-COVID. «I capelli? - dice -. Tornerò dal parrucchiere solo quando sarà tornata la libertà».

Signor Rimoldi, non crede che il vaccino sia una via verso la libertà?
«No, persino l’ Organizzazione mondiale della salute (OMS) sostiene che la vaccinazione non porrà fine alla pandemia. Ma la questione è un’altra. Quello che non accetto è che si subordini i nostri diritti fondamentali a un certificato. Questo è inaccettabile, è un ricatto».

Quindi lei in sé non è contro i vaccini?
«Io non sono contro i vaccini. Io sono contro questo attentato ai diritti garantiti dalla Costituzione».

Ma lei si è vaccinato?
«Io sono vaccinato contro la febbre gialla, contro l’epatite, contro il morbillo... Ma non farò mai il vaccino contro la COVID-19 perché ritengo che sia troppo pericoloso».

Gli esperti dicono che i rischi sono minimi.
«Eppure nel mio giro di conoscenze ci sono tante persone che hanno avuto effetti collaterali anche molto pesanti».

Ritiene che il vaccino sia più pericoloso del virus?
«Non dico questo. Dico che chi vuole vaccinarsi deve poterlo fare. Ma che nessuno deve essere obbligato. La forte pressione che oggi viene esercitata sui giovani è nociva. Non va bene! Io sono per la libertà di scelta».

Non nego che la COVID-19 sia una malattia seria. È un virus pericoloso. Tuttavia non giustifica tutte queste restrizioni, che non hanno motivo di esistere

Lei è giovane e in buona salute, ma è comunque stato contagiato dal virus.
«È vero, ho preso il virus due volte. La seconda volta in modo abbastanza forte, ho dovuto stare per diversi giorni a letto. Non nego che la COVID-19 sia una malattia seria. È un virus pericoloso. Tuttavia non giustifica tutte queste restrizioni, che non hanno motivo di esistere».

Lei come pensa di sconfiggere il virus?
«Non so se lo si potrà sconfiggere, credo piuttosto che dovremo imparare a convivere con il virus».

Passiamo al gruppo «Mass Voll», il principale gruppo giovanile di contestazione delle misure anti-COVID, di cui lei è il fondatore. Cosa volete ottenere?
«Vogliamo semplicemente che queste misure coercitive vengano abolite. Vogliamo che le persone possano tornare ad autodeterminarsi. Vogliamo che si smetta di ignorare le richieste e le necessità dei giovani».

Non crede che i giovani potrebbero contribuire al ritorno alla normalità seguendo l’invito delle autorità a vaccinarsi e quindi favorendo il raggiungimento dell’immunità di gregge?
«No, non credo che la soluzione passi dall’obbligo del vaccino, diretto o indiretto che sia. Io credo piuttosto nell’immunità naturale. Credo che sia importante avere un sistema immunitario sano. Per questo le persone devono poter fare sport, devono poter andare in palestra, devono potersi incontrare. Queste sono cose importanti per il sistema immunitario. Barricarsi in casa, invece, è controproducente».

Il Consiglio federale consente di fare tutte le attività da lei elencate. Basta vaccinarsi.
«Ecco, questo è il punto assurdo. Perché è dimostrato che anche i vaccinati possono ammalarsi e contagiare altre persone. Noi non vaccinati dobbiamo dimostrare ogni volta attraverso un test che non abbiamo il virus. I vaccinati invece possono entrare ovunque, anche se sono ammalati e quindi contagiosi».

Però chi è vaccinato rischia molto meno.
«Ma il punto è che anche le persone vaccinate possono infettare altre persone. Basta già questo per rendersi conto che c’è qualcosa che non funziona e per delegittimare tutta la politica di misure coercitive».

Il Consiglio federale non agisce nell’interesse del Paese. Sta distruggendo la pace sociale, l’economia, le istituzioni. Sta spaccando la nostra società

Come giudica la politica del Consiglio federale?
«Disastrosa. Il Consiglio federale non agisce nell’interesse del Paese. Sta distruggendo la pace sociale, l’economia, le istituzioni. Sta spaccando la nostra società»

Lei cosa farebbe al posto del Consiglio federale?
«Abolirei subito tutte le misure coercitive, restituendo alle persone la loro libertà individuale. Chi vuole proteggersi, dovrebbe essere libero di poterlo fare. Ma per suo senso di responsabilità, non per obbligo dello Stato».

Non teme che senza un intervento statale solo poche persone si vaccinerebbero?
«Io ho molta fiducia nelle persone. Penso che se ci fosse libertà di scelta, ognuno proteggerebbe sé stesso e gli altri dal virus nella maniera che ritiene più adeguata, senza che sia lo Stato a imporglielo. Non deve essere per forza il vaccino. Ci sono tanti comportamenti responsabili. Io se ho dei sintomi influenzali resto a casa».

Come è cambiata la sua vita dall’inizio della pandemia?
«È completamente cambiata. Oggi l’unica cosa che conta per me è impegnarmi per i nostri diritti. Non guardo più la tv, non viaggio più, ho abbandonato i miei hobby. Mi conforta però il fatto di aver trovato in Mass Voll centinaia di altri giovani che si buttano a capofitto per difendere la Costituzione. Siamo molto diversi tra noi, ma siamo come una grande famiglia unita da un ideale».

Lei ha pure lasciato l’università e il suo lavoro al 50% allo Schweizer Monat.
«Riprenderò i miei studi in etnologia quando verrà abolito l’obbligo del pass COVID. Mentre il lavoro l’ho lasciato per potermi meglio concentrare sulla difesa dei diritti».

Una volta superata la pandemia, cosa farà? Si lancerà in politica?
«No, non ho ambizioni politiche. Io auspico che tutto finisca il prima possibile. Così potrò riposarmi. Potrò ricominciare a vivere normalmente e pensare ad altro. Ho 26 anni, ci sono tante altre cose che vorrei fare nella vita».

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