Nella camera 501

La domenica

Domani, lunedì 20 settembre, la Corte delle assise Criminali tornerà (metaforicamente) nella stanza d’albergo di Muralto in cui Anna, 22 anni e uno splendido sorriso, morì soffocata: cosa successe realmente?

Nella camera 501
© CdT/Archivio

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È morta soffocata Anna, 22 anni e uno splendido sorriso. È morta il 9 aprile 2019. In una stanza d’albergo a Muralto. Per un gioco erotico finito male, ha sempre sostenuto Marc, 32 anni, il suo fidanzato. No, ribatte l’accusa, la procuratrice pubblica Petra Canonica Alexakis. Anna è stata uccisa intenzionalmente. Proprio da Marc. Per motivi economici. E non c’è stato neppure un rapporto sessuale. Domani, lunedì 20 settembre, la Corte delle assise Criminali tornerà (metaforicamente) nella camera 501 dell’hotel La palma au lac. Per capire cosa è realmente successo tra le 2.30 e le 6 del 9 aprile.

Non sarà facile capire. Perché, al di là se c’è stato o meno un rapporto sessuale completo tra Anna e Marc, c’è comunque una linea sottile. Anzi, sottilissima tra uno strangolamento sessuale indotto nel partner per provocare piacere - così come sostengono Marc e il suo avvocato Yasar Ravi e Luisa Polli- e uno strangolamento omicida. Tutti e due puntano a far diminuire l’ossigeno nel sangue. Ma nel primo caso ci si ferma in tempo. Non si va oltre. Mentre il secondo ha un solo scopo. Togliere la vita. Un confine labile. Sottile. Anzi sottilissimo.

Ecco perché è importante, per gli inquirenti, ricostruire il più possibile la scena e le circostanze, rifarsi alle testimonianze e all’autopsia. Un’operazione complessa, difficile. Non priva di ostacoli. Che può basarsi anche su perizie e contro perizie. Anche contrastanti. Tese a stabilire, come nel caso di Muralto, se c’è stato o meno un rapporto sessuale.

Rossana Cecchi, medico legale e professoressa all’Università La Sapienza di Roma è la prima a sapere che a volte la linea tra la morte e il piacere può essere sottile. Anzi sottilissima. «Mi ricordo di un caso. Due persone si trovavano in auto durante un rapporto sessuale - dice - lui era molto grosso, lei invece molto piccola. Prima dell’amplesso avevano inoltre mangiato molto. Schiacciata dal peso dell’uomo, lei perde conoscenza e muore soffocata». Le circostanze e la scena sono per una morte accidentale. Un incidente. A patto che l’uomo non si sia davvero mai accorto di nulla.

Perdere il controllo
E qui entra un altro elemento in gioco. «Quando il sesso estremo viene praticato sotto l’effetto di alcol e stupefacenti si può perdere il controllo», afferma Cecchi. Non ci si può sempre accorgere, detto altrimenti, dov’è il confine tra il provare piacere e il pericolo di morire». Anche se una grande mano quando si è davanti a giochi erotici estremi finiti male la può dare l’autopsia. «Utile per scovare eventuali indizi di pressione sul collo, segni sulle braccia, mucose interne della bocca compresse magari da un cuscino...», riprende la medico legale.

Anna e Marc quella notte, prima di salire in camera, erano stati in una discoteca ad Ascona. Avevano bevuto. Forse era circolata anche droga. Poi, sono rientrati in albergo. Si sono chiusi in camera. E nessuno sa cosa sia realmente accaduto tra tra le 2.30 e le 6 di mattina. Così come si ignorano, fino a oggi, se i valori di alcol e droga assunti hanno influito direttamente su quanto successo quella notte nella stanza 501. Di sicuro, alcuni testimoni hanno sentito Anna e Marc litigare rumorosamente. Hanno sentito rompere tazzine, bicchieri e una bottiglia ancora chiusa. A un certo punto si è sentita chiaramente la parola «money», denaro. Poco dopo Anna avrebbe urlato «you killing me», mi stai uccidendo. Oppure «you kidding me», mi stai prendendo in giro?

Il sangue senza nome
Testimonianze, circostanze, scena e autopsia. Gli elementi da considerare in un’inchiesta come quella di Muralto non sono pochi. Anche perché Marc sostiene di aver avuto un rapporto sessuale con Anna, prima che lei morisse. Mentre la procuratrice Petra Canonica Alexakis lo esclude. C’è stata solo una lite per questioni economiche. Tanto che Marc ha nascosto la carta di credito di Anna appena caricata con 30mila franchi. Una violenta lite sfociata in un assassinio. Due tesi distanti. Contrapposte. Che neppure il sangue trovato sulle parti intime di Marc ha chiarito. Sangue che ha fatto slittare il processo inizialmente previsto in luglio. Il laboratorio di Zurigo non è stato in grado di capire a chi appartenesse. Per Marc era della vittima. La prova del rapporto sessuale. E di un gioco estremo finito male. Anzi malissimo.

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