Nessun ticinese

La Domenica

Non è una polemica ma poco ci manca: il Partito liberale radicale cantonale ha scritto al neo eletto presidente nazionale Thierry Burkart – Oltre ai complimenti l’amara constatazione: «Manca un rappresentante della Svizzera italiana nella squadra di vicepresidenti»

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© CdT/Chiara Zocchetti

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Non è una polemica ma poco ci manca. Il Partito liberale radicale ticinese ha scritto al neo eletto presidente nazionale Thierry Burkart per - fra i tanti complimenti - rimarcare «l’assenza di un rappresentante della Svizzera italiana nella squadra di vicepresidenti». Un’assenza che «non è passata inosservata».

La lacuna era già emersa sabato l’altro, durante l’assemblea che ha sancito l’incoronazione della nuova squadra presidenziale. L’airolese Peter Regli, ex capo dei servizi segreti, aveva preso la parola per - ancora fra i tanti complimenti - lamentare l’assenza di un ticinese nel quintetto chiamato a guidare il PLR. Non che in precedenza ve ne fossero. Ma il raddoppio dei vicepresidenti, da due a quattro, poteva far nutrire legittime ambizioni.

«In perfetto spirito PLR non vogliamo recriminare - si legge nella lettera firmata dal presidente cantonale Alessandro Speziali - ma farti sapere che, nonostante questa assenza, saremo come sempre molto presenti e attivi anche sulla scena nazionale: vogliamo contribuire a costruire soluzioni liberali radicali, attente alle particolarità ticinesi e della Svizzera italiana».

Temi prioritari per il Ticino

Una maniera elegante per evitare di cadere nel vittimismo da sindrome di Calimero ma piuttosto presentarsi come forza propositiva. In quest’ottica il PLRT chiede a Burkart di poter discutere di persona con lui «alcuni temi e alcune priorità che in Ticino assumono un’importanza particolare». A partire dal mercato del lavoro fino alla sfida climatica, passando per la ricerca, la pianificazione del territorio e lo sviluppo delle valli. «Siamo contrari a qualsiasi contrapposizione strumentale tra i centri urbani e le valli, tra città e campagne, perché la Svizzera deve cucire insieme realtà diverse, non alimentarne le differenze - scrive il PLRT collegandosi alla diatriba aperta dal presidente UDC Marco Chiesa -. La Svizzera italiana possiede però molte valli, che indubbiamente subiscono gli effetti di leggi costruite secondo le prospettive dei centri urbani. Riteniamo questa evoluzione pericolosa per lo sviluppo e la coesione del nostro Paese». L’ultimo punto della missiva riguarda i rapporti con l’UE, in merito ai quali il partito ticinese si dice convinto «che l’approccio pragmatico di Ignazio Cassis sia la chiave interpretativa giusta».

Eccolo, Ignazio Cassis. Un PLRT, un ticinese, un consigliere federale. In altri partiti la Svizzera italiana è molto meno considerata. Il Partito socialista ha una presidenza composta da 11 persone, il Centro (ex PPD) da 12 persone. In entrambi i casi non c’è nemmeno un ticinese.

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