Pecorella smarrita

La domenica

Arrivava sul sagrato della chiesa di Sant’Agata con la sua BMW mostrando di apprezzare anche i beni materiali, ora è in carcere alla Farera: la parabola di don Samuele Tamagni

Pecorella smarrita
© CdT/ Chiara Zocchetti

Pecorella smarrita

© CdT/ Chiara Zocchetti

Quando parcheggiava la sua BMW M3 sul sagrato della chiesa di Sant’Agata, prima di dir messa, nessuno dei suoi parrocchiani storceva il naso. Forse un po’ d’invidia malcelata, ma piuttosto ammirazione per quel giovanile sacerdote, brillante, da tutti sinceramente benvoluto che mostrava di saper apprezzare anche i beni materiali, oltre che spirituali. «Oramai le BMW se le possono permettere tutti», osserva uno degli autorevoli parrocchiani di Cadro a proposito dello stile di vita del sacerdote che fino a qualche giorno fa era punto di riferimento di tutta la comunità cattolica del quartiere collinare di Lugano. Ora il loro parroco, don Samuele Tamagni, 40 anni, è in carcere alla Farera dov’è stato rinchiuso da venerdì 19 novembre dopo essersi presentato spontaneamente, con il suo legale, a Palazzo di Giustizia. Proprio il suo avvocato, Luigi Mattei, gli ha consigliato di costituirsi dopo essersi autodenunciato per alcuni reati finanziari commessi negli ultimi anni ai danni di alcuni familiari, della Fondazione Tamagni attiva nella lotta contro la violenza giovanile, presieduta da suo fratello Maurizio, e nei confronti della stessa parrocchia di Cadro. Qualche centinaio di migliaia di franchi che il sacerdote avrebbe sottratto in correità con un 27.enne, di origine campane e residente in Ticino dal 2017, anch’egli finito dietro le sbarre.

«L’è un cürt, ambizioso»
«L’è un cürt, scarso di cervello ma ambizioso e un po’ supponente. La licenza media l’aveva conseguita in una scuola privata, anche lì cacciato fuori con la scopa, come diciamo noi degli allievi meno dotati». Così lo descrive un ex docente del Collegio Papio dove Samuele conseguì la maturità prima di entrare nel Seminario di San Carlo e iscriversi alla facoltà di Teologia. E anche dall’università luganese che forma i futuri parroci Samuele Tamagni non è uscito a pieni voti.

La notorietà dopo la tragedia
Nel dicembre del 2007, dopo l’ordinazione a diacono da parte di Monsignor Piergiacomo Grampa, inizia il suo percorso pastorale. Poco dopo, nel febbraio 2008, la terribile tragedia che colpì la sua famiglia: l’uccisione con pugni e calci del nipote Damiano Tamagni durante la Stranociada, il carnevale di Locarno. Il giovane parroco aiuta il fratello Maurizio, padre di Damiano, a gestire il lutto familiare, le fiaccolate e le varie manifestazioni di solidarietà. Poi diventa una colonna portante, come vicepresidente, della Fondazione Tamagni costituita ad hoc proprio per sensibilizzare i giovani nelle scuole sulla violenza gratuita e incontrollabile che aveva portato all’assurda morte di Damiano. «Se non lo sapevi non avresti mai detto che fosse un prete: si presentava sempre in borghese con quell’auto sportiva di grossa cilindrata. Amava la buona tavola e beveva volentieri qualche bicchiere di vino di pregio», racconta chi l’ha frequentato nell’ambito della Fondazione Tamagni.

Un segnale di allarme non raccolto
Nel 2014 il vescovo Valerio Lazzeri lo nomina parroco di Cadro e Davesco-Soragno. I parrocchiani apprezzano. Qualche tempo dopo, però, l’incontro con il giovane partenopeo che gli sarà fatale. Tra loro nasce un’amicizia profonda, tanto che don Samuele convince il giovane napoletano a trasferirsi in Ticino. Il tenore di vita dell’amico, però, è insostenibile per un parroco di quartiere, nonostante don Samuele possa attingere a qualche risparmio di famiglia. Ed è così che sarebbero cominciate le appropriazioni indebite, le malversazioni e anche i tentativi di risolvere le questioni economiche e i debiti accumulati cercando la fortuna ai tavoli del casinò.

La gestione amministrativa della parrocchia comincia a fare acqua, tanto che in Curia, un paio d’anni fa, don Samuele viene richiamato all’ordine dal vicario generale. Che, considerando il «disordine» amministrativo e una condotta di vita non cristallina da parte del sacerdote lo invita, due volte la settimana, a partecipare ad un ritiro spirituale in un convento. Ma la «pecorella togata» oramai s’era già smarrita.

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