Rete di protezione

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Gli insulti e la diffamazione via web potrebbero risultare più problematici in Svizzera per i «leoni da tastiera»: il Consiglio federale punta a regolamentare le piattaforme di comunicazione - Varata la piattaforma che permette di segnalare contenuti razzisti

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Gli insulti e la diffamazione via web potrebbero risultare più problematici in Svizzera per i «leoni da tastiera». Regolamentare le piattaforme di comunicazione internazionali, proteggendo la popolazione svizzera da notizie false e attacchi d’odio che circolano in rete: questo l’obiettivo del Consiglio federale che recentemente ha incaricato il DATEC, Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni, di presentare entro la fine del 2022 un documento di discussione sull’opportunità di regolamentare le piattaforme di comunicazione e sulle modalità attuative. A stimolare l’intervento del Consiglio federale è stata la Commissione della politica di sicurezza e il suo relatore, il democentrista sangallese Thomas Minder.

Traslazione dal codice penale

«Sarebbe un bel successo che proietterebbe ancora una volta la Svizzera ad essere un esempio di civiltà - evidenzia Alessandro Trivilini, direttore del Servizio informatica forense del Dipartimento tecnologie innovative della SUPSI -. Certo, in Svizzera si parte avvantaggiati perché c’è un codice penale che già contempla reati quali calunnia, diffamazione, diffusione di notizie false ecc. perpetrati anche attraverso i social media. Si tratterebbe in pratica di “traslare” il codice penale alla realtà virtuale», sottolinea il dirigente SUPSI.

Trivilini non ha dubbi sul fatto che la Svizzera possa riuscire a mettere un freno alle fake news lanciate nella rete dai nostri confini, così come alle offese personali «postate» su Facebook, Tweet, Google o YouTube, alcune delle piattaforme più utilizzate anche dagli utenti rossocrociati. «Non si tratta di introdurre nuove norme per limitare la libertà di pensiero o d’opinione e nemmeno applicare chissà quale algoritmo di controllo su ciò che viene pubblicato nel web. Occorre bensì creare i presupposti legislativi e anche culturali e formativi per rendere attenti gli utilizzatori digitali su ciò che fanno e che conseguenze possa avere il loro agire, seppur «nascosti» dietro ad uno schermo di PC o di uno smartphone».

Ma anche se la Svizzera dovesse fare da apripista sulla legislazione globale «web correct», non è detto che gli altri Paesi si adeguino. «Vero. Ma a mio parere basterebbe imporre ai social network di aggiungere alle condizioni d’uso delle rispettive piattaforme una postilla relativa al Paese in cui operano che recepisca la legislazione locale», spiega Trivilini.

Caccia grossa ai razzisti

Già oggi però i «leoni da tastiera» svizzeri hanno vita dura. Prima di scrivere messaggi pieni di odio devono pensarci bene perché è stato recentemente varato un nuovo strumento per combattere il razzismo online. La Commissione federale contro il razzismo (CFR) ha varato la piattaforma www.reportonlineracism.ch che permette di segnalare in tutta semplicità contenuti razzisti individuati in rete. La procedura è molto semplice: chiunque - sia cittadini, sia addetti ai lavori o organizzazioni - potrà denunciare con pochi clic contenuti razzisti trovati su Internet e, se necessario, chiedere una consulenza. I dati comunicati verranno registrati in una banca dati e analizzati. La Svizzera dispone così di un quadro generale del tipo e della portata dell’odio razzista online.

Ma quali sono esattamente i contenuti che verranno condannati? La Commissione federale contro il razzismo intende per discorsi d’odio razzisti online, «dichiarazioni fatte su Internet sotto forma di scritti, immagini o altri supporti che denigrano una persona o un gruppo di persone a causa, in particolare, della “razza”, del colore della pelle, dell’etnia, dell’origine nazionale o della religione, che incitano all’odio contro queste persone o gruppi oppure che approvano, incoraggiano o giustificano dichiarazioni in tal senso».

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