«Sarebbe arrogante se ci definissimo il partito dei valori cristiani»

La domenica

Il presidente dell’Alleanza del Centro Gerhard Pfister traccia un primo bilancio del nuovo corso del partito. «Stiamo attirando centinaia di nuovi membri»

«Sarebbe arrogante se ci definissimo il partito dei valori cristiani»
©KEYSTONE/Peter Schneider

«Sarebbe arrogante se ci definissimo il partito dei valori cristiani»

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Passerà alla storia come l’uomo che ha cancellato la «C» di Cristo. Gerhard Pfister, presidente del Centro, è convinto che la sua strategia permetterà di rilanciare un partito in inesorabile perdita di consensi ormai da decenni. «Il cambio di nome sta generando un entusiasmo superiore alle aspettative - afferma il consigliere nazionale di Zugo -. Stiamo attirando centinaia di nuovi membri, soprattutto giovani».

Signor Pfister, non è un bel periodo per i partiti di ispirazione cristiana. In Germania la CDU ha perso le elezioni, in Austria il cancelliere Kurz ha dovuto lasciare la carica. Per fortuna che in Svizzera avete cambiato nome.
«Sono situazioni diverse. In Austria i popolari hanno conseguito grandi successi negli ultimi anni. In Germania, è vero, la CDU ha perso le elezioni. Ma credo che sia piuttosto una sconfitta personale del candidato Laschet».

Voi invece come state?
«Da che io mi ricordi, è la prima volta che il numero dei nostri membri cresce. Registriamo centinaia di nuove adesioni, soprattutto tra i giovani. È quello che speravo, ma non immaginavo che sarebbe successo così in fretta».

Lei parla di nuove adesioni. Non c’è anche chi, al contrario, ha lasciato il partito in disaccordo per il cambio di nome?
«Sono regolarmente in contatto con tutti i presidenti cantonali. Tutti mi dicono che sebbene ci sia stata qualche fuoriuscita, i nuovi arrivi sono però chiaramente più numerosi».

Ci sono però sezioni cantonali - come il Vallese e il Ticino - che non sembrano voler adottare il nuovo nome. Non teme un quadro disomogeneo?
«In Vallese alcune sezioni comunali hanno cambiato nome. Altre sono titubanti. Io ho sempre detto che se pensano di vincere le elezioni con il vecchio nome, va benissimo così. In Ticino invece non c’è mai stata la necessità di cambiare. PPD è già un nome completamente diverso da CVP. Spetta ai ticinesi decidere cosa fare. In ogni caso il loro attuale nome non è un ostacolo all’adesione di nuovi membri».

Quindi l’ostacolo era la «C» di cristiano?
«Esattamente».

Pensavo foste legati ai valori cristiani.
«Sarebbe molto arrogante se ci definissimo il partito dei valori cristiani. La fede è una questione personale, penso che ci siano buoni cristiani in tutti i partiti. Mescolare fede e politica è un grave errore».

Quindi mettiamo da parte i valori cristiani?
«I valori cristiani riguardano la fede personale, i valori cristiano democratici sono implementati nella nostra politica. Noi continueremo a difendere i nostri valori, che sono libertà, solidarietà e responsabilità».

Quando arriverà in paradiso, Dio le rimprovererà di aver cancellato il riferimento a Cristo o si complimenterà con lei per aver rilanciato il partito?
«Sono convinto che cambiare nome fosse la decisione giusta. E il forte sostegno della base rafforza questa mia convinzione».

In Ticino non c’è la necessità di cambiare, il nome PPD non è un ostacolo all’adesione di nuovi membri

Anche i Verdi liberali si professano centristi. Chi di voi è più al centro?
«Se lei guarda le statistiche di voto in Parlamento, è chiaro che i Verdi liberali sono di centro-sinistra. Il vero centro siamo noi. Va detto che loro non hanno nemmeno un seggio al Consiglio degli Stati. Noi abbiamo tutta un’altra forza. Poi, chiaramente, in certe occasioni possiamo collaborare con loro, come con tutti gli altri partiti».

Ma essere al centro cosa significa? Né a sinistra né a destra? Né carne né pesce?
«Il centro è la posizione dove si trova la maggior parte delle svizzere e degli svizzeri. Il nostro partito è quello che vince più votazioni, perché siamo il partito delle soluzioni. La sinistra parla solo di solidarietà, la destra solo di libertà. Noi uniamo questi due valori e ci assumiamo la responsabilità per le nostre istituzioni democratiche».

Lei parla di soluzioni. L’ex consigliera federale Doris Leuthard è colei che è riuscita a convincere gli svizzeri ad abbandonare il nucleare entro il 2050. È davvero una soluzione?
«Ironicamente il primo che propose di smettere con il nucleare fu Christoph Blocher, mentre la prima che chiede di costruire una nuova centrale è ora sua figlia Magdalena. Se avessimo seguito la strategia del padre, ci troveremmo già oggi in difficoltà. La strategia della figlia, invece, non credo sia più realizzabile. Il popolo ha scelto una soluzione pragmatica»

Però ora rischiamo di ritrovarci senza elettricità.
«Per questo potremmo ringraziare la sinistra e i Verdi. Parlano tanto di promozione delle energie rinnovabili ma poi ogni volta che c’è un progetto concreto lo contestano fino al Tribunale federale. In Svizzera abbiamo un grande potenziale, dobbiamo realizzarlo».

Si può evitare il blackout con le sole energie rinnovabili?
«È pure importante migliorare l’integrazione nella rete europea. Personalmente credo che una buona soluzione potrebbe essere di rafforzare le reti trasversali alpine per l’elettricità».

Se dovessimo ritrovarci senza energia elettrica, potremmo ringraziare la sinistra e i Verdi per i loro ricorsi

Parlavamo di Doris Leuthard. Come giudica quegli ex consiglieri federali che vanno a ricoprire cariche importanti nell’economia privata?
«Penso che sia normale. Non si resta consiglieri federali fino alla pensione. Doris Leuthard era ancora giovane quando ha lasciato il Consiglio federale. È positivo che si impegni per l’economia e così per la società svizzera».

E quegli ex presidenti di partito che diventano presidenti del CdA della Posta?
«Questa è un’altra questione. Però ciò che mi indigna di più non è tanto la nomina di Christian Levrat quanto piuttosto il fatto che Simonetta Sommaruga non abbia rispettato il principio secondo cui le varie regioni devono essere rappresentate nel CdA della Posta».

Non ci sono ticinesi nemmeno nella presidenza del Centro.
«Però abbiamo ticinesi che giocano un ruolo importante, come Marco Romano, membro del comitato del gruppo parlamentare. Nei partiti ci sono posti in cui si può essere più influenti rispetto alla presidenza».

In effetti nel giugno scorso lei è stato confermato alla presidenza del Centro senza che nessuno si facesse avanti per sostituirla. Significa che la presidenza è poco ambita?
«A me piace essere presidente del partito, ma non è facile coniugare la propria vita con una carica del genere. Ad ogni modo la base non ha espresso malcontento nei miei confronti e quindi mi sono messo a disposizione per continuare a condurre il partito, con l’obiettivo di vincere le elezioni del 2023».

Dopo la politica, quale regia federale dirigerà?
«Non penso proprio che andrò a dirigere una regia federale. Non mi interessa e non credo che sarei la persona ideale. Vedremo. Per ora penso soltanto all’Alleanza del Centro».

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