«Serviranno 1.200 posti in più nelle case anziani»

LA DOMENICA

La fattura pubblica per la terza età sfiorerà i 360 milioni di franchi nei prossimi dieci anni

«Serviranno 1.200 posti in più nelle case anziani»
© CdT/Gabriele Putzu

«Serviranno 1.200 posti in più nelle case anziani»

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1.200 posti letto in più nelle case anziani entro il 2030 (870 già programmati). 740 mila ore in più per l’assistenza e la cura a domicilio alle quali aggiungere servizi d’appoggio e aiuti diretti. Il tutto per un costo di 340 milioni ai quali sommare altri 17 milioni per i Reparti acuti di minore intensità (RAMI). Che porta la «fattura» pubblica per la terza età a sfiorare i 360 milioni da spendere nei prossimi dieci anni. Ne abbiamo parlato con il direttore del Dipartimento sanità e socialità, Raffaele De Rosa, che ci anticipa alcune delle conclusioni della consultazione sulla pianificazione delle strutture e dei servizi agli anziani.

Direttore De Rosa, com’è stata accolta questa assoluta novità della pianificazione cantonale di case anziani e servizi domiciliari?
«Molto bene. Abbiamo coinvolto circa 170 portatori d’interesse tra attori pubblici, privati, Comuni, consorzi, ecc. In totale ha risposto il 50% dei consultati, una ventina tra enti e associazioni e 64 Comuni che rappresentano circa il 77% della popolazione. La quasi totalità s’è espressa favorevolmente ai principi di base della pianificazione, in particolare sullo sviluppo delle reti di cure integrate e sulla facilitazione d’accesso e di coordinamento delle prestazioni, accogliendo a maggioranza uno dei tre scenari che abbiamo proposto».

Che è il secondo...

«Sì. Quello che, in base all’andamento demografico ed epidemiologico, prevede uno sviluppo delle cure stazionarie, con un incremento di posti letto che peraltro in massima parte si sono già palesati e fanno parte della programmazione in atto. Uno strumento pianificatorio che però dà anche una considerevole spinta al mantenimento a domicilio degli anziani tramite prestazioni fornite dalle sei associazioni d’interesse pubblico che operano sul territorio (SACD), dalla cinquantina di Spitex privati ai servizi d’appoggio, con una trentina di soggetti autorizzati, che spaziano fra centri diurni terapeutici, centri diurni socio-assistenziali, ambulatori, enti per cure palliative, trasporti, preparazione e consegna dei pasti a domicilio, ecc».

Si prevede un incremento di circa 1.200 posti letto, 870 dei quali però già approvati e con iniziative in corso

In pratica, quali sono i numeri della pianificazione di cure e servizi per la terza età? Qual è l’orizzonte 2030 che immaginate?

«Partiamo dalle case anziani. Secondo lo scenario citato si prevede un incremento di circa 1.200 posti letto, 870 dei quali però già approvati e in parte già in fase di realizzazione. Dei circa 300 nuovi posti letto previsti, poi, non stiamo parlando solo di nuove strutture, ma anche di ammodernamento e ampliamento delle case anziani già esistenti e del relativo incremento dell’offerta».

In che regioni c’è una maggiore richiesta di posti letto?
«Mendrisiotto e Basso Ceresio avranno il rispettivo fabbisogno di nuovi posti letto; per Luganese, Locarnese e Vallemaggia c’è uno scoperto di circa il 15-20%;le Tre Valli più o meno altrettanto, mentre le regioni più scoperte resterebbero il Bellinzonese e il Malcantone-Vedeggio in cui mancherebbe circa il 30% dei posti letto di lungo soggiorno necessari. In questa proposta pianificatoria si tiene naturalmente conto di queste differenziate esigenze regionali, anche se viene evidenziato nel documento che da una parte si dà uno sguardo all’impatto e alla sostenibilità dei costi di gestione e di investimento annuali a carico dell’ente pubblico (Cantone e Comuni) e dall’altra ci si orienta verso il rafforzamento delle prestazioni di mantenimento a domicilio».

E anche in questo caso si parla di un investimento non indifferente:_più di 65 milioni di contributi pubblici per l’assistenza e la cura a domicilio...
«In termini assoluti si prevede di implementare il settore dell’assistenza e aiuto a domicilio di circa 740 mila ore di prestazioni riconosciute dalla LAMAL e di altre 80 mila ore di servizi di economia domestica. L’aumento previsto più considerevole, però, riguarderà i servizi di appoggio e gli aiuti diretti che in pratica raddoppieranno, passando dagli attuali 27,5 ai 56,3 milioni di franchi inseriti nella pianificazione».

Vogliamo ulteriormente rafforzare la qualità, migliorare il coordinamento e le sinergie tra i soggetti in campo

Con tanti soldi pubblici che circolano, il controllo diventa fondamentale...
«Oltre che nel contesto sanitario e ospedaliero, con un processo già avviato anche sotto la spinta di un’iniziativa popolare (denominata «Per la qualità e la sicurezza delle cure ospedaliere», ritirata in seguito alla presentazione di un controprogetto governativo, ndr), anche nell’ambito socio-sanitario vogliamo ulteriormente rafforzare la qualità, migliorare il coordinamento e le sinergie tra i soggetti in campo, rafforzare gli indicatori trovando però il giusto equilibrio tra maggiore controllo e lavoro amministrativo supplementare perché già oggi osserviamo un eccessivo onere burocratico».

Come vi state muovendo?
«Nel settore socio-assistenziale la qualità è un parametro multidimensionale e per certi versi soggettivo. Ci sono elementi strutturali, come ad esempio la tipologia costruttiva e gli aspetti architettonici di una casa anziani o di un centro diurno terapeutico, quelli sulla competenza e la formazione del personale e quelli legati ai processi e alle procedure. C’è anche la qualità percepita e i fattori soggettivi da tenere presente e noi da tempo svolgiamo dei sondaggi tra personale, utenti e familiari».

Che tempi prevede per l’attuazione di questa pianificazione nell’ambito della terza età che, come lei ha sottolineato, rappresenta un unicum in Svizzera?
«Entro la fine di quest’anno il messaggio passerà all’attenzione del Gran Consiglio».

Sulla pianificazione ospedaliera, invece, dossier un po’ più spinoso considerando i ricorsi vinti dalle cliniche private davanti alTribunale federale?
«L’intenzione è quella di presentare il messaggio con le risultanze dello studio sul fabbisogno e la proposta di indirizzi strategici entro la fine del prossimo anno, per poi dedicarsi alla pianificazione vera e propria nel corso del 2023».

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