«Sotto l’albero? Più normalità»

La domenica

Edilizia, industria, commercio e turismo: che cosa succederà dopo le feste? Ci sarà una ripresa reale o sarà effimera?

«Sotto l’albero? Più normalità»
© CdT/Archivio

«Sotto l’albero? Più normalità»

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Più normalità. Nonostante le difficoltà. Dalle industrie ai commerci, dall’edilizia al turismo, è unanime il desiderio di lasciarsi alle spalle le turbolenze del coronavirus. Ma tra un mese, dopo Natale, cosa ci attende? Ci sarà la ripresa e sarà una ripresa reale o una ripresa effimera? Sotto l’albero di Natale l’economia spera di trovare più stabilità. «Ci avviciniamo alla fine dell’anno consapevoli di vivere una situazione altalenante per non dire schizofrenica - dice Oliviero Pesenti, presidente dell’Associazione industrie ticinesi (AITI) -. Il regalo che il nostro settore può chiedere per Natale pensando soprattutto all’anno prossimo, è quello di trovare maggiore stabilità e certezze, che al momento attuale non ci sono».

L’edilizia: «Aspettiamo i grandi cantieri»
Stabilità e certezze che per il settore delle costruzioni hanno un significato ben preciso. «Ci aspettiamo un’ondata di appalti pubblici e un rientro dei costi e dei problemi di approvvigionamento delle materie prime - spiega Nicola Bagnovini, direttore della Società impresari costruttori sezione Ticino - anche se per tutto il 2021 abbiamo tenuto duro e mantenuto l’occupazione». Bagnovini si spiega meglio. «Abbiamo lavorato bene fino alla fine di agosto, poi gli appalti pubblici si sono improvvisamente fermati . Se questa situazione dovesse perdurare ci saranno sicuramente problemi non soltanto sulle riserve di lavoro ma anche sull’occupazione». Ecco perché sotto l’albero di Natale l’edilizia vorrebbe «finalmente trovare i grandi cantieri pubblici, come lo svincolo autostradale di Bellinzona e la rete tram-treno del Luganese». Anche perché «le difficoltà di approvvigionamento e di fornitura delle materie prime con il conseguente aumento dei prezzi stanno continuando. Così come anche il mercato elettrico resta sotto pressione».

L’industria: «Cifre verso il ribasso»
Materie prime ed elettricità preoccupano anche il mondo industriale. «Nel corso del 2021 la ripresa economica rispetto all’anno precedente è stata un dato di fatto - sottolinea Pesenti - ma essa è fortemente limitata dai già noti problemi legati ai ritardi nell’approvvigionamento di materie prime e del materiale per produrre. I loro prezzi sono letteralmente esplosi facendo lievitare i costi delle aziende. A ciò si è aggiunto negli ultimi mesi un aumento anche considerevole dei prezzi dei vettori energetici, che ci accompagnerà probabilmente almeno per la prima parte del 2022». L’industria resiste, «gli ordinativi nelle aziende sono presenti, anche in volume sostenuto», ma «purtroppo la realizzazione dei prodotti e la loro commercializzazione è chiaramente ritardata. Il risultato è che la cifra d’affari preventivata resta un dato teorico e le cifre dovranno essere riviste al ribasso, in alcuni casi anche del 30% e più».

Il commercio: «Continuiamo così»
Più normalità. Anzi la normalità. È quella che vorrebbe tornare a vedere anche Lorenza Sommaruga, presidente della Federcommercio, anche se «il 2021 è andato bene. L’affluenza dei clienti è stata grande e inoltre è stato mantenuto l’afflusso turistico, non soltanto degli svizzeri tedeschi - dice - ecco perché ci stiamo preparando con entusiasmo al Natale. Siamo pronti e felici. Tanto più che l’anno scorso a causa del COVID avevamo dovuto rinunciare all’Immacolata e alle domeniche di apertura». Per i commercianti l’anno che sta per chiudersi non è stato insomma negativo. Al contrario. «I clienti, i turisti, ma anche il bel tempo, così come gli aiuti per l’orario ridotto hanno contribuito a mantenere forti le nostre attività». E sotto l’albero? Cosa vuole trovare il commercio? «Un anno positivo! - risponde Sommaruga - anzi sono convinta che proseguiremo bene. Anche perché questi ultimi due anni ci hanno reso ancora più forti».

Il turismo: «C’è fermento»
Dopo un’estate da record e un autunno da incorniciare, il settore turistico ticinese si aspetta delle soddisfazioni anche per le festività natalizie. «C’è un certo fermento - afferma Simone Patelli, presidente di Ticino Turismo -. Constatiamo una certa disponibilità delle strutture alberghiere a rimanere più aperte nel periodo di bassa stagione, quindi se il clima sarà favorevole, come in autunno, potrà essere un buon Natale per tutto il settore, compresi i campeggi. Questi ultimi, infatti, hanno fatto registrare numeri da record durante l’estate e in diverse strutture stanno provando a proporsi anche per la stagione invernale. D’altra parte, c’è stato un incremento del 30% delle vendite di minivan e piccoli camper, con un turismo itinerante che si appoggia appunto ai campeggi».

Fermento in città, nelle località dei laghi Maggiore e Ceresio, ma anche nelle regioni periferiche. «La pandemia ha fatto riscoprire agli svizzeri la bellezza del nostro territorio e le valli hanno conosciuto un piccolo boom, che speriamo mantengano in parte anche per l’anno prossimo - continua Patelli -. Per quanto riguarda la stagione invernale, condizionata anch’essa dalla meteo, e le previsioni per le stazioni sciistiche, non ho ancora elementi per dare una valutazione. C’è solo da augurarsi che non sopravvengano altre restrizioni sull’affluenza negli impianti di risalita e soprattutto nella ristorazione in quota».

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