«Su Cassis critiche ingiuste»

la domenica

Intervista ad Anna Giacometti: la prima bregagliotta a sedere in Consiglio nazionale

«Su Cassis critiche ingiuste»

«Su Cassis critiche ingiuste»

Per il Grigioni italiano è solo la terza rappresentante a Berna della storia, dopo Ettore Tenchio e Silva Semadeni. «Ma loro vivevano a Coira, io in valle» sottolinea Anna Giacometti, consigliera nazionale PLR e, fino al 2020, sindaco di Bregaglia. Una terra dove i frontalieri, al contrario di quanto accade in Ticino, non generano alcun attrito. «Per noi sono un arricchimento» afferma la 60.enne.

Signora Giacometti, in che senso i frontalieri sarebbero un arricchimento?

«Perché occupano i posti che noi bregagliotti non riusciremmo a occupare. I frontalieri completano la nostra forza lavoro, non abbiamo l’impressione che ci rubino qualcosa».

Quanti sono i frontalieri in Bregaglia?

«Su circa 700 posti di lavoro, la metà è occupata da frontalieri. Al centro sanitario il 90% del personale arriva dall’Italia. Senza di loro saremmo in serie difficoltà».

In Ticino i frontalieri non sono 350, ma 74 mila.

«Comprendo che in Ticino ci siano dei malumori. Sono realtà e dimensioni diverse. Ma noi in Bregaglia siamo sempre stati aperti ad altri popoli e altre culture. Questo ci aiuta anche nei rapporti con i vicini italiani».

A cosa si deve questa apertura?

«Siamo una valle di transito. E siamo una realtà piccola. I nostri giovani sanno già che a 15 o 16 anni dovranno andare altrove per proseguire gli studi o fare un apprendistato. Alcuni tornano, altri no. I miei figli hanno studiato matematica e fisica. Non ci sarebbero posti di lavoro per loro in_Bregaglia. Io stessa ho fatto la carriera consolare e quindi ho abitato in tanti posti diversi. Sono un po’ una giramondo, una zingara, come dice mio marito».

Dalla Bregaglia guardate più a sud, quindi all’Italia, oppure a nord, all’Engadina?

«Per quanto mi riguarda, prima della COVID andavo abbastanza regolarmente a Chiavenna, dal parrucchiere, dal salumiere o al ristorante. Con la chiusura delle frontiere mi sono orientata di più verso l’Engadina. Mi sono trovata bene e, almeno per ora, continuo ad andare lì».

Lei è la prima bregagliotta a sedere in Consiglio nazionale. Un miracolo?

«Silva Semadeni l’ha definito un miracolo. Io la definisco una piacevole sorpresa. Chiaramente mettendomi in lista nutrivo qualche speranza, pur sapendo che sarebbe stato difficile essere eletta».

Lei è probabilmente la consigliera nazionale che deve fare il tragitto più lungo per arrivare a Berna.

«Lo dico sempre, Berna è fuori dal mondo... A parte gli scherzi, in effetti ci vogliono cinque ore e mezza, o quattro ore e mezza se faccio in macchina il tragitto fino a Coira».

A Berna si sente più vicina agli italofoni, quindi ai ticinesi, oppure ai grigionesi di lingua tedesca?

«Quasi più ai ticinesi. Mi hanno accolto nella loro deputazione come se fossi una di loro. Con i ticinesi c’è uno scambio diretto a tutte le sessioni, ci si incontra, si parla e si prova a risolvere i problemi che riguardano la Svizzera italiana, al di là delle divergenze politiche. La deputazione grigionese invece non si riunisce mai. Ci sono solo incontri tra singoli parlamentari, a dipendenza della reciproca simpatia».

È a ragione o a torto che gli italofoni si sentono penalizzati nella Berna federale?

«A ragione! A Berna tutti si aspettano che noi capiamo sia il tedesco sia il francese. Mentre l’italiano non lo capisce quasi nessuno. Marina Carobbio, quando è stata presidente del Consiglio nazionale, si è impegnata molto per l’italianità. Ma ancora oggi la documentazione esiste solo in tedesco o francese».

La presenza in Consiglio federale di Ignazio Cassis aiuta l’italianità?

«Tantissimo. È importante avere un consigliere federale italofono. Mi rallegro che l’anno prossimo, se tutto va bene, avremo un presidente della Confederazione italofono».

Cassis è tra i consiglieri federali più criticati.

«Sono critiche ingiuste, sono mosse politiche. Io personalmente lo stimo moltissimo».

Ma non crede che sul dossier europeo Cassis sia stato finora un po’ deludente?

«I rapporti con l’UE sono una questione del Consiglio federale, Cassis da solo non può fare niente. È il Consiglio federale che deve schiarirsi le idee e decidere cosa fare. Poi di certo non aiutano le proposte che regolarmente saltano fuori da più parti, come quella recente della commissione che chiede di raddoppiare il miliardo di coesione. Non si può pensare di comprarsi l’UE con un miliardo in più».

Per tornare all’italianità, il PLRT ha deplorato che nella squadra del nuovo presidente nazionale Thierry Burkart non ci sia nemmeno un italofono.

«Sono perfettamente d’accordo con il PLRT. È una mancanza. Tanto più che ci sarebbero stati candidati validi per la vicepresidenza. Per esempio Alex Farinelli, un giovane molto preparato, che si impegna tantissimo».

È delusa?

«Direi piuttosto dispiaciuta. Ma non ci demoralizziamo. Facendo parte di una minoranza, sappiamo che dobbiamo sempre lottare».

Con il nuovo presidente Burkart il PLR sta svoltando a destra?

«Prima di essere eletto presidente Thierry Burkart era sicuramente più a destra di quanto non lo fosse Petra Gössi. Ma ora mi sembra che stia cercando di trovare una via di mezzo. Almeno finora non ho l’impressione che il partito abbia cambiato direzione».

Si può dire che lei è tra gli esponenti più a sinistra del PLR?

«Bisogna dirlo!».

Ha mostrato più volte una vena ambientalista.

«Io faccio parte del PLR da pochi anni. Quando sono scesa in politica in Bregaglia non c’era tanta scelta. Ai tempi l’unico partito organizzato era l’UDC. Poi sono nati il PLR e il PBD, che ora è diventato il Centro.Non c’erano né Verdi, né Verdi liberali né sinistra».

Sarebbe entrata in un partito di sinistra, se ne avesse avuta la possibilità?

«Diciamo che sono sulla sinistra del mio partito, in particolare sui temi ambientalisti».

Lei ha difeso la Legge sul CO2 ma i suoi concittadini bregagliotti non l’hanno seguita.

«È un risultato che ho fatto fatica ad accettare. Mi sono impegnata molto per quella legge. È stata la prima volta che ho esposto un cartello sulla mia casa per invitare a votare sì. Ma i miei concittadini non mi hanno ascoltata».

Perché?

«Con il senno di poi, era una legge troppo pesante, troppo complessa da spiegare. Dovremmo imparare a fare leggi semplici e chiare, che non diano adito a troppe interpretazioni. Resta il fatto che bocciando la legge non abbiamo risolto nulla. Il problema resta e ci concerne tutti».

Infine, perché l’anno scorso ha lasciato la carica di sindaco di Bregaglia che rivestiva da dieci anni?

«È stata una decisione sofferta perché amavo molto il mio lavoro e avevo un ottimo team. Ma conciliare i due ruoli era diventato troppo impegnativo, soprattutto in un periodo in cui la valle affronta il progetto di ricostruzione dopo la frana del Cengalo. Senza contare che in_Bregaglia la gente è abituata ad avere il sindaco sul posto, a incontrarlo al negozio o al ristorante, non a doverlo chiamare a Berna. È stato difficile lasciare. Ma ora mi concentro sul mio impegno a Berna. E sono felice».

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