«Tamara Funiciello e io siamo entrambi provocatori, ma io di più»

La Domenica

Intervista al consigliere nazionale UDC Andreas Glarner. «Marco Chiesa è un super presidente, per il nostro partito è il miglior periodo di sempre»

«Tamara Funiciello e io siamo entrambi provocatori, ma io di più»
© Keystone (Peter Schneider)

«Tamara Funiciello e io siamo entrambi provocatori, ma io di più»

© Keystone (Peter Schneider)

Tamara Funiciello non vuole parlare di lui. Dice che ha oltrepassato dei limiti che non andavano superati. Andreas Glarner, per la consigliera nazionale socialista, è il male assoluto. «Ci mordiamo a vicenda - riconosce il consigliere nazionale UDC -. A entrambi ci piace provocare. Però da parte mia non avrei problemi a uscire a cena con lei. Potremmo avere una bella discussione. Anche se forse sarebbe meglio portarci dietro un arbitro».

Signor Glarner, cosa è successo tra lei e la signora Funiciello?

«Nulla di che. Ho fatto notare l’incongruenza di chiedere donazioni per la propria carriera politica quando si guadagnano 130.000 franchi come parlamentare. E lei se l’è presa».

È grave chiedere donazioni?

«No. Però lei non chiede soldi per una determinata causa, chiede soldi per sé stessa. Significa che ritiene di guadagnare troppo poco. Non mi sembra giusto nei confronti dei semplici lavoratori che dice di rappresentare».

Lei ha bisticciato anche con la verde Sibel Arslan. Ha un debole per le donne di sinistra?

«Io amo le donne di destra, centro e sinistra. Con Sibel Arslan abbiamo avuto una discussione che è stata strumentalizzata dai media».

Ci spieghi.

«Era durante lo sciopero del clima. Su Piazza Federale c’era un attivista che impediva a un commerciante di entrare al mercato. L’ho segnalato a una poliziotta, la quale mi ha risposto che aveva ricevuto istruzioni di non intervenire. Quindi ho chiesto io al giovane di lasciar lavorare il commerciante, minacciandolo di denuncia. Lui si è quasi messo a piangere. A questo punto è intervenuta in sua difesa Sibel Arslan».

Lei l’ha chiamata «Arschlan». Non è bello.

«È stato un lapsus. Che poi il caso vuole che Arslan, in curdo, si pronunci proprio così».

Perché si è arrabbiata, allora?

«Perché le ho detto che quella scena poteva succedere nel paese da cui viene lei, ma non in Svizzera. Qui si rispettano il diritto e le leggi».

La signora Arslan non è forse svizzera?

«Quando è stata eletta in Consiglio nazionale, la signora Arslan ha rilasciato un’intervista al Blick in cui ha detto di non sentirsi svizzera. Ecco, l’ha detto lei, non l’ho detto io».

Se siede nel Parlamento svizzero, non significa forse che ha a cuore la Svizzera?

«A Berna ha promosso iniziative a favore di mezzo mondo, tranne che della Svizzera. Non so bene per chi pensa di essere stata eletta...».

Perché tendenzialmente le persone con origini straniere fanno politica a sinistra?

«Forse perché pensano di trovare maggiore supporto. Pensi che il PS è riuscito a portare in Parlamento persino una persona che non sa la nostra lingua».

Chi?

«Il signor Mustafa Atici. Non capisce lo svizzero tedesco. E quando parla in Hochdeutsch si fa fatica a capire ciò che dice».

Anche tanti ticinesi non sanno lo svizzero tedesco.

«Sì, ma il signor Atici rappresenta Basilea Città. Penso che l’integrazione passi anche dal cercare di imparare la lingua della regione per la quale si è stati eletti in Parlamento».

Nella Nazionale di calcio ci sono parecchi giocatori di origine straniera. Cosa pensa di loro?

«Mi dà un po’ fastidio che non sappiano l’inno, ma è più importante che sappiano giocare bene a calcio. Mi rallegro che mettano le loro capacità al servizio della nazionale svizzera».

Però d’altra parte lei si è indispettito perché nella lista degli apprendisti di ALDI c’erano solo nomi stranieri.

«Non era una critica. Ho solo notato che gli svizzeri originali sono sempre meno».

È un problema?

«Dipende. Se lavorano bene, gli stranieri sono benvenuti. È comunque indiscutibile che ci sia un certo inforestierimento della Svizzera. Un giorno non sarà più la Svizzera».

Lei ha lasciato la chiesa cattolica. Perché?

«Quando la chiesa cattolica ha iniziato a propagandare l’accoglienza di richiedenti l’asilo, mi sono detto che non mi riconoscevo più in quell’organizzazione. Però resto credente».

Comunque non è la chiesa bensì Gesù Cristo ad aver invitato ad accogliere gli stranieri.

«Sì, ma di sicuro non intendeva quelli che arrivano oggi in Europa. A parte il fatto che non è immaginabile accogliere tutti quelli che hanno voglia di venire in Europa».

Lei è stato per parecchi anni sindaco di Oberwil-Lieli, dove in vent’anni il moltiplicatore d’imposta è sceso dal 98 al 57%. Qual è il segreto?

«È molto facile. Oltre ad avere un’amministrazione efficiente, per fare una buona politica fiscale occorre attirare le persone giuste e tenere lontane quelle sbagliate».

Quindi scaricare agli altri i casi sociali?

«È giusto aiutare i cittadini in difficoltà ma noi non vogliamo persone che appena si stabiliscono in Paese chiedono subito soldi».

Come fate a non farli arrivare?

«Sanno che se vengono da noi devono presentarsi ogni mattina alle 7 davanti al Municipio per andare a lavorare. Questo fa desistere già un 50% di loro. Inoltre alle persone in assistenza chiediamo di depositare le targhe. Non sarebbe giusto che se ne vadano in giro in macchina mentre dipendono dallo Stato. Questo fa desistere l’altro 50% di loro».

Dove devono andare queste persone?

«A Zurigo vengono accolte a braccia aperte. O vedano loro. Per noi è uguale, basta che non sia da noi».

Cosa succederebbe se tutti i Comuni si comportassero come Oberwil-Lieli?

«Avremmo un po’ di ordine in questo Paese. Pensi che una città come Bienne spende in aiuti sociali più di quanto incassa di tasse. È assurdo».

Come si può cambiare la situazione?

«Bisogna spingere i Comuni a prendere misure. Non come nel canton Berna, dove il Cantone si assume il 100% dei costi sociali. Così i Comuni non sono incentivati a intervenire».

Alle ultime elezioni comunali in Argovia, l’UDC ha perso qualche seggio. Siete in crisi?

«Nient’affatto. I media provano gusto a parlare di noi quando perdiamo qualche seggio nei Comuni, ma tacciono quando guadagniamo un secondo seggio in Consiglio di Stato».

Questo perché i media sono tutti di sinistra?

«Certo, tutti tranne la Weltwoche».

Anche la NZZ è di sinistra?

«Quella della NZZ è una storia molto molto molto triste. Una volta era un giornale di cui andare fieri ma poi ha avuto una profonda involuzione. Vederla oggi mette solo tristezza».

Marco Chiesa è un buon presidente per l’UDC?

«Un super presidente, oltre che un caro amico».

Quindi non è un brutto periodo per l’UDC?

«No, è il miglior periodo di sempre».

Lei è il campione svizzero della provocazione?

«Ce la giochiamo io, Cédric Wermuth e Tamara Funiciello. Ma alla fine vinco io».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: La Domenica
  • 1
  • 1