Work over

La Domenica

In Ticino attualmente il 55% dei disoccupati è compreso nella fascia d’età dai 50 ai 64 anni – E la pandemia ha dato la «mazzata» finale ai figli del «baby boom»

Work over
© CdT/Gabriele Putzu

Work over

© CdT/Gabriele Putzu

È work over per gli ultracinquantenni. Fine del lavoro. O quasi. In Ticino attualmente il 55% dei disoccupati è compreso nella fascia d’età dai 50 ai 64 anni. E la pandemia ha dato la «mazzata» finale ai figli del «baby boom», nati cioè a cavallo tra gli Anni ‘60 e ‘70 che si sono ritrovati con la lettera di licenziamento in mano o la chiusura dell’attività del datore di lavoro. Sono soprattutto impiegate e impiegati d’ufficio (il 22,4% dei disoccupati di lunga durata), commesse e venditori (18%) e personale non qualificato (14,7%). È pur vero che gli Uffici regionali di collocamento si sono rafforzati (18 unità in più solo nel 2021), ma al di là delle cifre, sono tutti padri o madri di famiglia che, dopo una vita a faticare, si ritrovano con le mani in mano e in grosse difficoltà finanziarie.

Considerando che è da qualche anno che s’è radicato il fenomeno dei «capelli grigi» che, esaurite le indennità di disoccupazione, piombano nel baratro dell’assistenza sociale (circa un quarto dei senza lavoro presenta una domanda di prestazioni sociali), la politica ha cominciato a muoversi. Con un’accelerazione delle misure di sostegno agli over 50 provocata dalla pandemia, che prima di tutti ha colpito proprio la fascia di lavoratori più fragili. Nei giorni scorsi il Cantone ha dato i numeri: nel periodo 2020-2021 sono stati concessi aiuti per 2,5 miliardi di franchi a favore dell’economia ticinese che hanno permesso una buona tenuta del sistema economico e sociale. Altri strumenti come le prestazioni ponte per over 60, entrate in vigore lo scorso mese di luglio e finanziati dalla Confederazione tramite la SECO, Segreteria di Stato dell’economia, hanno portato un po’ d’ossigeno a quei lavoratori vicini alla pensione. Ma per gli over 50, come spiega il deputato PPD e sindacalista Giorgio Fonio, si poteva fare di più, meglio e prima che la situazione si facesse così drammatica, con oltre 2.000 disoccupati di lunga durata, prevalentemente «anziani», che rischiano di finire in assistenza.

L’iniziativa parlamentare
Nel maggio del 2018, dunque prima che scoppiasse l’emergenza COVID, insieme al collega del PPD Fiorenzo Dadò, il deputato e sindacalista dell’OCST presentò infatti un’iniziativa di modifica della Legge sul rilancio dell’occupazione (L-Riloc) proprio sul sostegno ai senza lavoro con più di 50 anni. Si chiedeva in sostanza di rimodulare la durata dell’assegno di inserimento (versato al datore di lavoro) in base all’età del disoccupato, garantendone un prolungamento oltre i 12 mesi attualmente previsti. «Il Governo e poi anche il Gran Consiglio hanno optato per una riforma più «soft» della legge, prolungando di ulteriori sei mesi l’assegno d’incentivo del 60% del salario d’uso al datore di lavoro che assume un over 50 - precisa Fonio -. Ma considerata l’attuale e futura contingenza, per i lavoratori in generale e per i più in là con gli anni in particolare, abbiamo deciso di continuare sulla nostra strada e proporre il referendum: il testo dell’iniziativa con la raccolta firme è in dirittura d’arrivo», dice.

Arrivano i coach personalizzati
Nel frattempo da Berna qualcosa s’è mosso. Il Consiglio federale, dopo aver stanziato oltre 180 indennità giornaliere supplementari che hanno allungato il periodo quadro di tutti i disoccupati, ha varato un progetto pilota in alcuni cantoni, tra i quali il Ticino, destinato agli over 50. Si tratta dell’introduzione in ciascuno dei principali uffici regionali di collocamento della figura del «job mentor», vale a dire una persona di riferimento per la transizione di carriera dei disoccupati di lunga durata e più anziani. «Per carità, il «job mentor» mi pare un’idea interessante, ma non è la soluzione al problema - sottolinea ancora Fonio -. Occorre tutta una serie di iniziative e sinergie tra collocatori, partner sociali e aziende, oltre ad incrementare i sussidi in favore di persone ancora attive ma che sono finite ai margini del mercato del lavoro».

Il ritardo negli altri cantoni
Incremento di indennità di disoccupazione, contributi cantonali e federali per avvicinarsi alla pensione, «job mentor» che però, secondo Luigi Miriello, dell’associazione 50 e plus, costituitasi qualche anno fa in tutta la Svizzera proprio per sostenere i lavoratori più anziani, sono misure insufficienti e oltretutto poco pubblicizzate. «Vivo a Ginevra e quasi non se ne sente parlare. Oltretutto il cantone ha delegato la gestione di questi casi all’assistenza sociale. Da poco è stato assunto un apprendista che si occupa delle pratiche degli over 60. Ma, mi domando, non c’era qualcuno di più esperto da mandare allo sbaraglio per certe delicate situazioni?» Per quanto riguarda gli aiuti federali per agevolare il pre-pensionamento, ad esempio, «per un anno è rimasto tutto fermo, anche a causa di una certa opposizione politica», sottolinea Miriello. Il quale, facendo un giro d’opinione tra i suoi associati negli altri cantoni, come ad esempio a Lucerna, conferma i ritardi di applicazione della normativa federale «Da quanto mi risulta - dice - anche a Lucerna e in altri cantoni della Svizzera tedesca si sta muovendo poco o nulla per queste categorie di lavoratori».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: La Domenica
  • 1
  • 1