L’estinzione dei mammiferi? Tasso mille volte più alto che in natura

lo studio

Negli ultimi 126 mila anni, il 96% delle sparizioni di mammiferi è dovuto alla presenza umana e non al clima

L’estinzione dei mammiferi? Tasso mille volte più alto che in natura
Lo scheletro di una tigre coi denti a sciabola, esposto al museo della vita antica, nello Utah ©Shutterstock.com

L’estinzione dei mammiferi? Tasso mille volte più alto che in natura

Lo scheletro di una tigre coi denti a sciabola, esposto al museo della vita antica, nello Utah ©Shutterstock.com

Il tasso di estinzione dei mammiferi è attualmente mille volte più elevato di quello naturale. Le cause sono da ricercare quasi esclusivamente tra le attività umane. Lo indica uno studio internazionale condotto dall’Università di Friburgo pubblicato sulla rivista Science Advances.

I ricercatori hanno raccolto una grande quantità di dati su fossili di mammiferi identificando 351 specie estinte, inclusi i casi ben noti di mammut, tigri dai denti a sciabola e marsupiali australiani. Le conclusioni sono implacabili: negli ultimi 126 mila anni, il 96% delle sparizioni di mammiferi è dovuto alla presenza umana e non al clima.

Le estinzioni non sono distribuite uniformemente nel tempo, ma mostrano picchi che coincidono con la migrazione della specie umana dall’Africa verso gli altri continenti e isole. In tempi più recenti, il tasso di scomparsa è aumentato, a livello globale, per via della crescita demografica.

La correlazione tra l’arrivo dell’uomo e l’estinzione di mammiferi era già stata fatta in passato. La novità dello studio pilotato dall’ateneo friburghese è che questo non si concentra solo su una regione e una determinata specie, ma considera tutti i continenti e tutti i mammiferi estinti, inclusi molti roditori la cui scomparsa è talvolta trascurata.

Il modello elaborato dall’università consente di combinare l’effetto degli umani e del clima e di testare con precisione la loro rispettiva influenza. Lo studio fornisce argomentazioni solide a favore di un’influenza preponderante degli insediamenti umani: «i mammut, ad esempio, sono sopravvissuti a molte ere glaciali prima dell’ultima e non c’è motivo climatico per cui non debbano sopravvivere in Siberia oggi», ha sostenuto in una nota il professor Daniele Silvestro, che ha coordinato la ricerca.

Secondo lo studio, se l’attuale legame tra influenza umana e biodiversità continuerà anche in futuro, il tasso di estinzione sarà di 30’000 superiore al normale entro il 2100. Questa prospettiva non è però ineluttabile: «possiamo salvare centinaia di specie dall’estinzione con migliori strategie di conservazione», afferma Tobias Andermann, dell’Università di Göteborg, in Svezia, che ha collaborato alla ricerca. Per farlo occorre però aumentare la nostra consapevolezza collettiva, ha aggiunto.

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