New York

L’ostrica che pulisce l’acqua

Miliardi di molluschi reimmessi nel porto per depurare la zona della foce del fiume Hudson - Coinvolte numerose scuole

L’ostrica che pulisce l’acqua
(Foto Billion Oyster Project)

L’ostrica che pulisce l’acqua

(Foto Billion Oyster Project)

Quando nel 1609 Henry Hudson entrò con la sua nave in quello che divenne il porto di New York, si trovò a navigare per miglia e miglia tra vasti banchi di ostriche. L’estuario del fiume che oggi porta il suo nome ospitava un florido ecosistema marino che aveva sostenuto il popolo nativo dei Lenape per generazioni ed era uno degli ambienti biologicamente più vari e produttivi del pianeta. Si dice che ancora nel diciannovesimo secolo i newyorkesi consumassero un milione di ostriche al giorno. Poi scarichi urbani, inquinamento industriale e dragaggi su larga scala hanno contribuito al collasso del loro habitat, fino a farle scomparire completamente. Dopo più di 9.000 anni di presenza accertata.

Non è certo la foce dell’Hudson l’unica zona deprivata da questo prezioso mollusco. Le carte nautiche dei secoli passati ci segnalano un po’ ovunque estesi banchi che oggi non esistono più. La loro scomparsa ha favorito l’erosione delle coste e il declino della qualità delle acque e della vita marina in molte aree del pianeta. Questo gustoso bivalve è un filtratore eccezionale: una sola ostrica può ripulire fino a 200 litri di acqua al giorno. Inoltre, offrendo cibo e riparo a innumerevoli specie, soprattutto durante il loro accrescimento, i banchi di ostriche costituiscono un habitat paragonabile solo alle barriere coralline.

Il Billion Oyster Project ha come obiettivo di ripristinare l’ecosistema del porto di New York, uno dei porti più trafficati al mondo, reimmettendo un miliardo di ostriche vive entro il 2030. Il progetto è un tipico esempio di «citizen science» e coinvolge bambini e ragazzi nelle varie scuole, insegnanti, volontari e perfino i ristoranti. Anche se nell’Hudson non ci sono più ostriche, men che mai commestibili, i nuovayorkesi non hanno certo smesso di consumarle. Uno dei punti chiave del progetto consiste nel riciclaggio dei gusci vuoti, gettati via giornalmente dai ristoranti di New York, per utilizzarli come supporto naturale per le larve di nuove ostriche. Grazie al sostegno di decine di ristoranti e privati cittadini tonnellate di gusci, altrimenti destinati alla spazzatura, finiscono alla New York Harbor School, una scuola di Governors Island, che offre una formazione tecnica e professionale nelle scienze marine.

Dai punti di raccolta i gusci vengono trasportati a Governors Island, un’isola tra Brooklyn e Manhattan, e ammassati in vere e proprie colline dove attendono che il sole inizi a «bonificarli», per essere poi trasferiti presso i laboratori della New York Harbor School. Lì, in un ambiente primaverile indotto artificialmente, vengono incubate le larve. Quando le larve, in una o due settimane, sviluppano un «piede», un piccolo arto ricoperto da un adesivo naturale, vengono immesse in un serbatoio contente i gusci che fungono da supporto. Trovato un punto d’ancoraggio, le larve iniziano la loro metamorfosi. Ogni guscio può ospitare dalle 10 alle 20 larve a seconda delle dimensioni. Non tutte sopravvivranno, ma l’obiettivo dei volontari e dei ricercatori è quello di ottenere almeno cinque nuove ostriche da ogni guscio.

Successivamente le ostriche mature vengono immesse nelle acque del porto di New York in gabbie o retine che permettono loro di saldarsi insieme e di iniziare a creare nuove colonie.

Finora il progetto, operativo dal 2014, ha portato all’inserimento di 30 milioni di ostriche distribuite su nove barriere diverse. Con dei benefici già percepibili. «Siamo in grado di misurare un miglioramento della qualità dell’acqua e di vedere un impatto immediato sulla biodiversità ovunque mettiamo una barriera» ha dichiarato Pete Malinowski, capo del Billion Oyster Project. Quest’ultimo ora è nei programmi di più di 80 scuole e coinvolge oltre 1.200 studenti delle scuole superiori e almeno 6.500 delle scuole medie.

Purtroppo le ostriche di New York, per la presenza di metalli pesanti, difficilmente torneranno a essere commestibili. Ma la qualità delle acque non è l’unico beneficio del progetto. L’interesse maggiore l’hanno dimostrato enti come l’Office of Storm Recovery (ufficio per la difesa dalle tempeste) del Governatorato di New York. In un’era di temperature marine in aumento, con tempeste sempre più violente e frequenti, le ostriche possono costruire dei frangiflutti naturali efficaci contro le onde scatenate dagli uragani.

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