Che cosa bolle nella pentola dell’Afghanistan?

LA POSTA DI CARLO SILINI

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Che cosa bolle nella pentola dell’Afghanistan?
© AP/Bernat Armangue

Che cosa bolle nella pentola dell’Afghanistan?

© AP/Bernat Armangue

Gentile signor Silini, poche settimane fa, non senza un dolore e uno sgomento che ancora dimorano nel nostro animo, abbiamo ricordato, dopo venti anni, l’attacco alle Torri Gemelle. Ancora quelle immagini di fuoco e fumo e non si trattava di un film di fantascienza. Poi morti, dispersi, feriti e gente rovinata per sempre. Parallelamente, nello stesso periodo, si parla e si scrive molto dell’Afghanistan che dopo venti anni di presenza americana torna nelle mani spietate dei talebani. Come dire che siamo tornati al punto di partenza avendo risolto poco o nulla. Tutto era partito da lì, con Bin Laden, poi ucciso, ma che circola ancora come un fantasma. Son tornati i castigamatti delle donne, quelli che le vogliono oppresse, emarginate, ridotte a non saper leggere né scrivere perché così sono più...

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