Più che dei morti, i necrologi parlano dei vivi

La posta di Carlo Silini

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Più che dei morti, i necrologi parlano dei vivi
Antiche tombe a Salorino. © CdT

Più che dei morti, i necrologi parlano dei vivi

Antiche tombe a Salorino. © CdT

In relazione allo scritto sui necrologi di Dario Campione (cfr. CdT del 25 agosto 2021), mi piacerebbe sapere perché mai qualcuno che sente di esprimere un sentimento, talora perfino di sofferenza e dolore per una persona scomparsa, debba farlo informando migliaia di lettori, invece di comunicarlo direttamente ai familiari. Così, il necrologio secondo me perde di valore. Sugli annunci poi rivolti direttamente alla persona scomparsa, non mi pronuncio. Per non entrare in un discorso socio filosofico e religioso».

Mario Acierno,

Lugano

La risposta

Caro Mario Acierno, cito anch’io l’articolo del collega Dario Campione (che invito a leggere per intero) quando sostiene che l’idea del necrologio «è che le parole possano superare l’assenza attraverso il ricordo. Le parole che, sole, possono estendere...

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