Quando la Svizzera voleva sedentarizzare i bimbi nomadi

La posta di Carlo Silini

Scrivete a [email protected] con menzione «per Carlo Silini»

Quando la Svizzera voleva sedentarizzare i bimbi nomadi
Campo nomadi al Seghezzone di Giubiasco. © CdT/Chiara Zocchetti

Quando la Svizzera voleva sedentarizzare i bimbi nomadi

Campo nomadi al Seghezzone di Giubiasco. © CdT/Chiara Zocchetti

Caro Carlo, pur apprezzando che il «Corriere Più» di sabato 2 ottobre abbia affrontato un argomento delicato come quello dei nomadi svizzeri, mi permetto di manifestare la mia delusione (probabilmente perché ho amici nomadi svizzeri sedentarizzati) per non veder nominati i Sinti (è vero, una minoranza rispetto agli Jenisch). Ma soprattutto che manchi la sedentarizzazione forzata alla quale sono stati sottoposti, e ciò fino agli anni Settanta. Chiaramente è stata fatta in modo sempre più blando (o subdolo), passando dalle pratiche autoritarie di allontanamento dei bambini a pratiche molto più «soft» praticate dai servizi sociali (e parlo per cognizione di causa, in quegli anni ero assistente sociale) con interventi dello stile «se non vi mettete a vivere come tutti gli svizzeri, collochiamo...

Vuoi leggere di più?

Sottoscrivi un abbonamento per continuare a leggere l’articolo.
Scopri gli abbonamenti al Corriere del Ticino.

Abbonati a 9.- CHF

Hai già un abbonamento? Accedi

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: La posta di Carlo Silini
  • 1
  • 1