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La sigaretta al volante, un ricordo (proibito)

Vietare il fumo alla guida? È la proposta di una deputata - Ma per l’UPI la legislazione attuale è sufficiente

 La sigaretta al volante, un ricordo (proibito)
(Foto Reguzzi)

La sigaretta al volante, un ricordo (proibito)

(Foto Reguzzi)

BERNA - Stenta ad andarsene talvolta la sensazione che alcune cause, appena sollevate, siano a torto o a ragione destinate a risultare tanto impopolari da assumere tratti quasi folcloristici. È forse il caso della richiesta della consigliera nazionale Isabelle Chevalley (PVL/VD), che vuole vietare il fumo al volante. E a cui del favore dell’opinione pubblica sembrerebbe non poter importare di meno: «Non sono qui per fare cose popolari o non popolari: sono qui per constatare fatti e poi prendere delle misure», dichiara. Di sicuro la motivazione della deputata poggia su basi molto solide. Non si spiegherebbe altrimenti la volontà di proseguire nella sua battaglia nonostante la recente risposta del Consiglio federale.

Ma andiamo con ordine. Nello scorso mese di dicembre, Chevalley depositava un’interpellanza in cui scriveva di come i mozziconi di sigaretta siano causa di numerosi incendi boschivi, oltre ad essere fonte di inquinamento: uno solo è sufficiente per contaminare e rendere non idonei al consumo 500 litri d’acqua. «Ci si può inoltre domandare se un conducente che fuma al volante sia veramente in grado di “... costantemente padroneggiare il veicolo, in modo da potersi conformare ai suoi doveri di prudenza” ai sensi dell’articolo 31 della legge federale sulla circolazione stradale», scrive. La deputata ricorda l’incendio avvenuto nel traforo del Monte Bianco il 24 marzo 1999, in cui 39 persone persero la vita: i fatti sarebbero stati causati da «un mozzicone finito nella calandra di un camion che, non essendo stato spento dal proprietario, ha dato fuoco al motore del mezzo». Alla deputata stessa è occorso una volta di doversi fermare in autostrada a causa di una cicca rimasta incastrata tra i tergicristalli della sua vettura. Sulla base di tutto questo, la parlamentare chiede al Consiglio federale se ritiene che fumare al volante permetta «veramente» di mantenere il controllo del proprio veicolo e «come si affronta la questione delle microplastiche disperse nella natura da milioni di mozziconi gettati».

Nella sua risposta, il Governo precisa che l’articolo 31 della legge sulla circolazione stradale regola a sufficienza le «attività diverse dalla guida» come mangiare, bere o fumare. L’Esecutivo non vede di conseguenza la necessità di disciplinare o proibire singole attività (eccetto l’utilizzo del telefono senza dispositivo vivavoce a bordo, che sottostà ad una normativa specifica). Inoltre, l’articolo 3 dell’ordinanza del 13 novembre 1962 sulle norme della circolazione stradale «vieta già oggi il fumo al volante se la manovra sicura del veicolo ne risente». Quanto all’impatto ambientale provocato dai mozziconi, non sono disponibili dati in dettaglio. Il littering causato dai mozziconi, infine, è già vietato dal diritto federale.

Un’opinione, questa, in linea con quella dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI). «Siamo consapevoli del pericolo potenziale che costituisce il fatto di fumare al volante», ci spiega il responsabile della comunicazione Nicolas Kessler. «Come il Consiglio federale, siamo però dell’avviso che la legislazione attuale sia sufficiente». Infatti – prosegue – anche se non è vietato fumare in sé, un conducente che oggi viene sorpreso mentre getta un mozzicone o è distratto dall’atto di fumare può essere punito, a dipendenza della valutazione della polizia. Ma quanti sono i sinistri causati più o meno indirettamente dal fumo? «Per numerosi incidenti aventi come causa principale la disattenzione e la distrazione non è stata messa a verbale alcuna fonte di distrazione specifica né una determinata causa, come ad esempio l’utilizzo di un telefono». Questo – a detta di Kessler – lascia presupporre che, nonostante vi sia la possibilità di un rilevamento differenziato, «il problema della polizia di stabilire con precisione le fonti o cause di distrazione continua a sussistere».

Le risposte dell’Esecutivo, inutile dirlo, non soddisfano Chevalley: «Il Consiglio federale dice che se si proibisce l’atto di fumare al volante sarà necessario proibire quello di bere e quello di mangiare. Ma esiste comunque una differenza maggiore in termini di sicurezza». Sulla scia del suo intervento, la deputata ha avuto un intenso contatto con i motociclisti, che la ringraziano, evidenziando il grande rischio che corrono quando gli utenti della strada gettano i mozziconi dal finestrino, colpendoli sul viso. Un motociclista ha raccontato alla parlamentare di quando si è dovuto recare in ospedale per una sigaretta accesa nella scarpa, che gli ha bruciato il piede. Chevalley sottolinea i due tipi di sicurezza: quella alla guida e quella degli altri utenti. Rispetto a quest’ultima, il Consiglio federale non ha risposto, deplora.

Senza tuttavia darsi per vinta: «Tornerò con una nuova proposta, con altre idee: non lascerò cadere la questione perché ho avuto un enorme sostegno». In fin dei conti, nonostante la coesistenza di «due clan molto chiari» – quelli che dicono che «bisogna smetterla di proibire tutto» e «le persone della sicurezza» – il tema supera il vetusto schema sinistra-destra. Ruotando attorno ad una domanda: «Per la libertà di alcuni si può mettere in pericolo la vita degli altri?».

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