Il diavolo, probabilmente

Recensione

Personaggi ed epilogo atipici per il panorama «giallo» italiano in «Due omicidi diabolici» di Raffaele Malavasi

Il diavolo, probabilmente
Un dettaglio della copertina.

Il diavolo, probabilmente

Un dettaglio della copertina.

Nel thriller di Raffaele Malavasi, Due omicidi diabolici, lo zampino ce l’ha messo il diavolo? Tutto sembra indicare che sia così. Ci troviamo in una Genova d’inizio estate. È appena stato scoperto il cadavere di una donna, che è stata lapidata. Un prete, celebre esorcista, teme per la propria vita e si rivolge a Red Spada, ex poliziotto a cui è stata rapita e uccisa la moglie, per essere protetto. Il prete, don Gastaldo, parla di ingerenze diaboliche nella sua chiesa di Santo Stefano. La polizia, quella ufficiale a immagine dell’investigatore Manzi, brancola nel buio. Con l’omicidio «presentito» di don Gastaldo, avvelenato mentre dice messa, le cose si complicano ulteriormente. Ed è quantomeno sospetta la posizione del commissario di polizia Dondero che se la prende con il suo ex sottoposto Spada, il geniale risolutore di tutta una serie di casi precedenti. Il romanzo di Malavasi, con l’ombra del diavolo sullo sfondo, dipinge una serie di personaggi atipici per il panorama «giallo» italiano, la giornalista Orietta Costa, ad esempio, giornalista d’assalto sì, ma dai buoni sentimenti. Altro elemento atipico è l’epilogo, in qualche modo incompiuto, della storia, il che prelude a un seguito della stessa. Certo, il colpevole della morte della donna lapidata e di don Gastaldo viene trovato, ma i misteri diabolici di Malavasi si allungano oltre l’ultima pagina del romanzo.

Newton Compton Editori, 2019; 441 pagine.
Newton Compton Editori, 2019; 441 pagine.

Recensione apparsa su ExtraSette n. 39, 2020

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