La pandemia di Wright assomiglia alla Covid-19

Recensione

Il giornalista e saggista statunitense firma un thriller attualissimo sulle conseguenze del diffondersi di una strana influenza mortale a livello globale

La pandemia di Wright assomiglia alla Covid-19
Un dettaglio della copertina.

La pandemia di Wright assomiglia alla Covid-19

Un dettaglio della copertina.

Lawrence Wright, giornalista del New Yorker e saggista di fama (suo il saggio Le altissime torri), non è un profeta e nemmeno un veggente. Eppure ha scritto Pandemia alcuni mesi prima che l’effettivo contagio della COVID-19 sconvolgesse il pianeta. Certo, vi sono delle differenze fra l’opera di Wright e la situazione in cui ci ha precipitato il coronavirus, tuttavia, le cause e le conseguenze non sono del tutto dissimili. Nel suo romanzo, Wright fa partire la pandemia da un campo di prigionia dell’Indonesia, la fa arrivare in Arabia Saudita durante il pellegrinaggio alla Mecca, la diffonde in tutto il mondo con risultati terribili anche in campo politico dove le tensioni già presenti vengono esacerbate dal contagio – e a questo punto facciamo un sospiro di sollievo dato che almeno questo scenario non sembra prendere piede nella realtà. Il protagonista della storia è l’epidemiologo Henry Parsons, un luminare della medicina invischiato però anche negli esperimenti della guerra batteriologica. Henry volerà in Indonesia per tentar di fermare il contagio, ma il suo tassista, Bambang, compirà il pellegrinaggio alla Mecca contagiando milioni di persone. La crisi che ne scaturisce è grandissima e Henry, bloccato in Arabia Saudita, non riuscirà ad aiutare nemmeno la sua famiglia. Profetico o no, Pandemia è un libro da leggere.

Editore: Piemme, 2020; 496 pagine.
Editore: Piemme, 2020; 496 pagine.

Recensione apparsa su ExtraSette n. 27, 2020

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