Corrispondenza

Alla riscoperta:
«L’arte delle lettere»

Alla riscoperta:<br />«L’arte delle lettere»
Il fascino dello scrivere una lettera si sposa con l’emozione del leggerla

Alla riscoperta:
«L’arte delle lettere»

Il fascino dello scrivere una lettera si sposa con l’emozione del leggerla

È dal 7 marzo del 1876, data in cui Bell ha depositato il brevetto del telefono, invenzione ancora oggi di discussa paternità, che il mondo si è abituato alla velocità di comunicazione. L’avvento di internet, sviluppo della rete ARPANET del 1971, e il successivo World Wide Web del 1991 hanno portato agli estremi la praticità della connessione immediata e della risposta «tutto e subito».
Oggi, nel periodo dell’#iorestoacasa, è più che mai importante sentirsi #lontanimavicini e tutto questo è possibile grazie a smartphone, WhatsApp, Facebook, mail, videochiamate e chi più ne ha più ne metta.
Può, però, anche essere il momento per riscoprire un modo di interfacciarsi al prossimo che per secoli, potremmo dire millenni, ha permesso scambi di idee e opinioni su lunghe distanze, inviti di ambasciatori per trattati di pace, organizzazione di congiure e ribellioni e, più semplicemente, mandare e ricevere notizie ai e dei propri cari: le lettere.

Anche senza scomodare i personalissimi ricordi di famiglia che trovano, in solai e cantine polverose, le lettere dal fronte del nonno militare e la corrispondenza d’amore della bisnonna, possiamo trovare un’interessante e universale, nel senso di adatta a tutti, raccolta di lettere e scritti nel bel volume «L’arte delle lettere: 125 corrispondenze indimenticabili» a cura di Shaun Usher. Il volume, come recita la seconda di copertina, contiene esempi di corrispondenza e di lettere che «sono motore delle interazioni umane e fucine di idee». Tutti i documenti sono presentati con fotografie che mostrano l’originale e la traduzione, dove necessario, del testo.

In un’epistola dattiloscritta del 24 gennaio 1960 troviamo così un’inedita regina Elisabetta II che spiega al presidente Eisenhower la ricetta degli scones che tanto aveva apprezzato a Balmoral, mentre è del marzo 1941 la straziante lettera d’addio di Virginia Wolf al marito Leonard: «Non credo che due persone avrebbero potuto essere più felici di quanto lo siamo stati noi» sono le ultime parole della grande romanziera.
Da Grucho Marx che scrive «con riluttanza» a Woody Allen perchè non comprende dove egli «trovi il tempo per star dietro alla corrispondenza», all’ex schiavo Jourdon Anderson che, al termine di una lunga missiva nella quale rivendica i suoi diritti, si rivolge al vecchio padrone Patrick Henry Anderson apostrofandolo «Salutatemi George Carter, e ringraziatelo per avervi tolto la pistola di mano quando volevate spararmi». Dall’adolescente dodicenne Fidel Castro che si rivolge al presidente Roosvelt salutandolo con «Arrivederci. Il suo amico, Fidel Castro» alla lettera di Elvis Presley che nel dicembre del 1970 chiede, e ottiene, un distintivo della «Sezione narcotici e droghe pericolose» al presidente Nixon, questo volume contiene un’impagabile carrellata di impensabili spaccati di vita quotidiana o di interessanti nuove angolazioni con cui osservare personaggi famosi che si mettono a nudo attraverso una grafia a volte incerta, a volte precisa e ordinata come lo è la loro impostazione di vita.

Un passatempo piacevole in queste giornate che, mentre per alcuni possono rivelarsi più dense e intense del solito, per altri mostrano un tempo dilatato. Può essere l’occasione per approfondire, attraverso una differente lettura, molti fatti salienti della storia più o meno recente e per riflettere sul possibile uso, o sul relativo abbandono, della comunicazione scritta che viaggia su carta; per monti e per mari per portare al destinatario le parole di amore, sfida, ricatto, interesse o chissà cos’altro, pensate, ponderate, scritte, cancellate e riscritte dal mittente.
Perché se un vantaggio poteva avere la comunicazione via lettera era proprio questo: priva della necessità dell’immediatezza diventava automaticamente più ponderata, che non significa necessariamente più pacata, ma sicuramente più adatta alla riflessione prima dell’azione.
Oltre alla lettura potrebbe esserci, per chi lo desidera, l’atto: la scrittura di una missiva o di una cartolina che sicuramente sorprenderà il o la ricevente e su cui gioire insieme una volta che il #lontanimavicini, ci porterà nuovamente al #vicinievicinissimi.

Martina Ravioli

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