Psicologia

Come sopravvivere
all’ansia da prestazione

Come sopravvivere <br />all’ansia da prestazione
Riconoscerla, non evitarla, affrontarla con l’aiuto di esperti: un percorso fondamentale per la propria crescita

Come sopravvivere
all’ansia da prestazione

Riconoscerla, non evitarla, affrontarla con l’aiuto di esperti: un percorso fondamentale per la propria crescita

C’è un confine sottile che separa quel tipo di ansia «positiva» che prima di un evento, un’occasione importante o una giornata particolare fa sì che la persona attribuisca una rilevanza alla circostanza in questione e quindi agisca affinché tutto vada per il meglio; e quella invece, fortemente negativa, che danneggia la performance perché risulta ingestibile e si trasforma in un patimento non solo psicologico, ma fisico.

È la cosiddetta «ansia da prestazione», di cui parlano innumerevoli trattati di psicologia e molti esperti, cercando di suggerire soluzioni affinché questa non si presenti o almeno non vada a impattare troppo negativamente sulla vita delle persone che ne soffrono. Che si tratti di un esame all’università, parlare a un pubblico ampio (una platea) o ristretto (il proprio team di lavoro), ma anche un primo appuntamento o una gara sportiva: lo stato emotivo di chi avverte l’ansia da prestazione si manifesta attraverso sintomi inequivocabili quali palpitazioni, sudore freddo, mal di stomaco, paura e panico.

Nei casi più gravi l’ansia da prestazione arriva addirittura a impedire la prestazione stessa, perché capace di mandare in confusione mentale la persona o anche provocarle una paralisi fisica. Secondo molti esperti, il problema è causato da un’eccessiva analisi della propria interiorità, che spinge il soggetto a una iper-valutazione delle proprie risorse a disposizione – che spesso si traduce in una percezione più accentuata dei propri difetti e delle proprie lacune – ma anche delle conseguenze di eventuali errori e che lo spinge a ricordare insuccessi passati.

Come rimediare? Nei casi seri, il consiglio è rivolgersi a uno specialista, che grazie alle sue competenze sarà capace di guidare il soggetto in un percorso virtuoso. Anche da soli, però, si possono attuare alcune contromisure per sconfiggere l’ansia da prestazione. Mai, ad esempio, rinunciare alla prestazione: è in realtà il modo peggiore di affrontarla, perché finisce con l’alimentare l’ansia stessa e rendere il soggetto sempre meno «allenato» ad affrontare le situazioni che la generano.

Esistono diverse tecniche mentali per scacciare l’ansia da prestazione: la meditazione e la mindfulness sono due esempi tangibili. È opportuno, però, anche in questo caso, farsi accompagnare da professionisti esperti. Non ci si improvvisa psicologi da un giorno all’altro: il percorso attraverso la consapevolezza dei propri mezzi, l’accettazione del proprio io e una visione della vita orientata al momento presente può essere lungo, ma appagante.

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