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Coronavirus: anche
la moda si mobilita

Coronavirus: anche <br />la moda si mobilita
L’emergenza per il virus cinese preoccupa tutti i settori della società.

Coronavirus: anche
la moda si mobilita

L’emergenza per il virus cinese preoccupa tutti i settori della società.

Come anticipato in esclusiva dal Financial Times, i colossi del lusso si sono mobilitati per raccogliere fondi che diventeranno uno strumento utile ad arginare la diffusione.

Ecco che, come già accaduto per gli incendi che hanno investito l’Australia o in occasione della distruzione di Notre Dame a Parigi, anche in questa circostanza i big del fashion stanno contribuendo in modo concreto.

Lvmh, proprietario di brand come Dior, Fendi, Louis Vuitton, Givenchy etc, ha donato circa 2,3 milioni di dollari alla Fondazione della Croce Rossa Cinese per arginare la carenza di forniture mediche.

Il gruppo ha anche promesso che continuerà con gli aiuti.

Anche il colosso Kering, proprietario di Gucci, Balenciaga, Bottega Veneta ed altri, ha donato oltre 1 milione di dollari sempre alla Croce Rossa di Hubei, regione cinese particolarmente colpita dal virus.

Ma anche i mondi legati al beauty e alla gioielleria hanno risposto in modo importante: Estée Lauder, Shiseido e Swarovski solo per citare qualche nome hanno attivamente partecipato alla colletta. L’Oréal da sola ha donato circa 700mila dollari per indumenti, occhiali e mascherine.

C’è da sottolineare che, da quando il virus è esploso in Asia, sono calate anche le vendite dei beni di lusso in generale.

Sono milioni le persone bloccate in quarantena e, l’instabilità della situazione, ha provocato anche dirette perdite sul commercio e sul mercato borsistico.

Solo nel 2017 i cinesi hanno speso circa 118 miliardi di dollari in prodotti legati al luxury, portando i brand a investire importanti somme proprio in Cina, aumentando i punti vendita soprattutto a Pechino e Hong Kong.

Nel solo giorno di martedì Lvmh ha perso in borsa circa il 7%, Kering il 5%, Moncler oltre il 7% e Burberry il 5%, marchio che solo in Cina produce circa il 15% dell’intero fatturato.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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