Villa Pierrefeu

Finishing school:
un unicum svizzero

Finishing school: <br />un unicum svizzero
L’etiquette trainer Elisa Motterle (@poisgras)

Finishing school:
un unicum svizzero

L’etiquette trainer Elisa Motterle (@poisgras)

Lady Diana frequentò quella di Alpin Videmanette, ma anche l’attuale moglie del principe Carlo, Camilla Shand, frequentò Mon Fertile. Non da meno Carla Bruni, che ha frequentato Château Mont-Choisi. Stiamo parlando delle finishing school svizzere, le scuole di perfezionamento che venivano frequentate dalle signorine di buona famiglia per essere pronte ad essere sempre impeccabili in tutti gli ambiti sociali: arte della conversazione, ricevimento degli ospiti, buone maniere a tavola. La prima finishing school, la Maison de Saint Louis, ha origine in Francia, sotto il regno del Re Sole nel 1684, con lo scopo di dare un’istruzione alle figlie delle famiglie nobili cadute in disgrazia. Non solo buone maniere e ricamo, ma anche aritmetica, geometria, musica, storia e geografia. Sul modello di questa prima finishing school ne nascono diverse tra Francia, Inghilterra e Svizzera, ma è proprio nella Confederazione Elvetica che tra ‘800 e ‘900 si concentrano le migliori finishing school al mondo: solo l’area di Losanna ne ospitava ben 45.

Finishing school: <br />un unicum svizzero

Elisa Motterle, etiquette trainer diplomata presso l’International Protocol and Etiquette Academy di Londra, quest’estate ha frequentato un corso presso l’ultima finishing school svizzera, Villa Pierrefeu a Glion, nei pressi di Montreux. Ci racconta qualcosa in più su queste scuole - che per la maggior parte con l’evolvere dei tempi o sono state chiuse o trasformate in collegi - oltre alla sua esperienza. «La Svizzera ha il pregio di essere un paese neutrale caratterizzato da stabilità politica ed è stato preferito alla Francia per la sua tendenza alla multiculturalità. Nel lato della Svizzera sul lago Lemano, dove si concentrano le finishing school, si parla francese, una lingua indispensabile per le donne dell’alta società. Infine la riviera di Montreaux è considerata molto salubre e adatta agli sport. Dobbiamo pensare a giovani di 15/16 anni provenienti da culture diverse che passavano un anno lontano da casa: era indispensabile un luogo protetto e tranquillo. Per le ragazze questa era una possibilità importante, infatti allora solo i maschi potevano andare all’università». Sono due i principali filoni delle finishing school: quelle di stampo inglese e francese che puntavano sul perfezionamento della persona attraverso le social graces come conversazione, ricamo, musica, portamento e quelle di area tedesca con uno stampo più pratico focalizzato sulla gestione della casa.

«Le scuole svizzere avevano il pregio di unire questi due rami, come è oggi a Villa Pierrefeu, unica finishing school al mondo con una struttura dedicata. In questa scuola, diretta da Madame Viviane Neri, il metodo di apprendimento è learning by doing, con esercitazioni e giochi di ruolo». Elisa, che è stata allieva anche del collegio Poggio Imperiale a Firenze, ha frequentato il corso estivo di una settimana «Art of European Dining» a Villa Pierrefeu dove viene insegnata l’arte della tavola in stile inglese e in stile francese, con lezioni serrate dalle 8.30 alle 19.00 e anche la pausa pranzo è un momento di esercitazione con dining tutorial. Le lezioni sono erogate in inglese in quanto le partecipanti ai corsi provengono da tutto il mondo.

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«Per me è stato come vivere un sogno, bello e intenso. Ho alloggiato nel campus e questo ha favorito un’esperienza immersiva a 360°. Vivere in uno chalet di inizio ‘900 costruito per una baronessa, fare esercitazioni con bicchieri baccarat, oltre a godere della cura del particolare tipicamente svizzera è stato bellissimo. I trainer sono preparatissimi e hanno dedicato tutta la vita a questi argomenti». Come temi si spazia da small talk e networking a menu planning e abbinamento vini, fino a dress code e cultura del tè. Argomenti assolutamente attuali. Chi sono le donne che oggi frequentano i corsi delle finishing school? «Sono persone che vogliono completare la loro formazione. In corso con me c’era un’altra etiquette trainer, ma anche una donna amministratore delegato, una donna attiva in politica o ancora due ragazze che hanno scelto di passare una vacanza facendo qualcosa per sé. Penso che le social graces oggi siano interessanti perché è qualcosa che ci differenzia. Viviamo in un’epoca di informalità massima in cui tutto è concesso: chi decide di porsi verso gli altri con cura e formalità si distingue immediatamente. Attraverso le social graces ti distingui ed emergi in modo positivo. Oggi sembra che per emergere sia necessario urlare e sgomitare, ma in realtà ci si distingue per educazione e grazia» conclude Elisa Motterle.

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