La situazione

Il «fast-fashion»
è sempre più in crisi

Il «fast-fashion»<br />è sempre più in crisi
I centri commerciali dovranno attuare numerose misure preventive e di sanificazione

Il «fast-fashion»
è sempre più in crisi

I centri commerciali dovranno attuare numerose misure preventive e di sanificazione

A pochi giorni dalla lettera di Giorgio Armani al mondo della moda, dove chiedeva di ripensare al sistema e ai processi di produzione, oggi la preoccupazione si sposta dal lusso al «fast fashion».
Le grandi catene sono in ginocchio: già prima del Coronavirus si era visto un netto rallentamento delle vendite in questo settore. Troppi capi prodotti per nuove collezioni messe in vendita in tempi brevissimi: idee ispirate dalle linee di alta moda dei noti marchi.

Mentre negli Stati Uniti è già stato dichiarato il fallimento della catena «Forever 2», che si era sviluppata recentemente con una rete di vendita prettamente inserita nei centri commerciali, si vocifera del rischio di bancarotta anche per «Neiman Marcus»; anche nomi come H&M e Zara potrebbero trovarsi ad affrontare presto un periodo difficile. H&M ha già annunciato che non riaprirà due negozi a Milano: Corso Buenos Aires e Via Torino, che danno lavoro a circa 70 dipendenti. La catena, con il 60% dei punti vendita chiusi, ha registrato un calo dei ricavi pari al 46%.

Primark, colosso irlandese che non dispone di un e-commerce, ha interrotto tutti i futuri ordini: la sua priorità attuale è smaltire l’abbigliamento fermo nei magazzini e nei negozi, valutato in circa 1,5 miliardi di sterline di capi invenduti. L’azienda ha annunciato che ha in previsione una massiccia campagna di saldi. Anche il gruppo Inditex, proprietario di Zara e altri marchi, sta valutando di interrompere vari contratti di locazione in molte parti del mondo. La vendita attuata fino ad oggi da questi colossi è ora insostenibile: magazzini affollati di gente e capi spesso accatastati nei camerini e riordinati successivamente.
Le nuove norme, in molte nazioni, sembrano puntare a una sanificazione obbligatoria di scarpe e vestiti provati e non acquistati. Molti negozi sono contrari a questa idea perché vorrebbe un drastico aumento dei costi, per reperire macchinari adeguati, disporre di personale dedicato e anche valutare un’attenta gestione dei prodotti per non rovinare i capi. Intanto i grandi marchi stanno pensando a come proporre le nuove collezioni: sfilate annullate e limitate possibilità negli spostamenti internazionali, fanno sorgere nuove idee.

Ermenegildo Zegna, per festeggiare 110 anni di attività, ha deciso ad esempio di puntare su un format virtuale per presentare la primavera-estate 2021: «La bellezza della moda sta nella creatività. E la creatività non si ferma mai. Il momento difficile che stiamo vivendo va visto come uno stimolo per cambiare i parametri e un’opportunità per condividere ciò che si fa, e quindi le collezioni che il gruppo crea saranno raccontate in un modo differente. L’utilizzo del digitale in modo esclusivo è oggi diventato necessario», questa la nota stampa emessa dalla maison.

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