Lo stile

La sneakersmania
contagia tutti

La sneakersmania <br />contagia tutti
Il mercato globale del footwear raggiungerà entro il 2025 un giro d’affari di 95,14 miliardi di dollari

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Il mercato globale del footwear raggiungerà entro il 2025 un giro d’affari di 95,14 miliardi di dollari

Illuso chi crede che le sneakers siano semplici scarpe da ginnastica: create per svolgere attività sportive, oggi sono divenute un accessorio mainstream. Non solo perché sono molto comode e si abbinano a tutto: ormai sono veri e propri oggetti di culto, per le quali si è disposti a sborsare cifre da capogiro. Non appena i grandi marchi mettono sul mercato nuovi modelli in quantità limitatissime, si scatena una vera caccia globale. Le scarpe si trasformano in gioielli da collezione e in quanto tali, rivenduti con dei prezzi da capogiro. Non importa quanto si spende, l’importante è che le sneakers dei desideri siano ai tuoi piedi.

Sneakers, da simbolo di ribellione a oggetto da collezione

Le radici del fenomeno sono da ricercare tra gli anni ’50 e gli ’80, quando la cultura giovanile trasformò le scarpe da ginnastica in un simbolo di ribellione. Da James Dean di “Gioventù Bruciata” alla beatnik degli anni Sessanta, dal punk degli anni ‘70 all’hip hop degli anni ‘80. Ma il primo che legò il suo nome a un paio di scarpe da ginnastica facendole entrate nel mito è stato il cestista Michael Jordan. Le sue Air Jordan realizzate dalla Nike nel 1985 divennero un oggetto di culto. Erano le prime scarpe alte alla caviglia ed erano fatte con materiali e colori mai usati prima nel basket. Una campagna pubblicitaria tra le più azzeccate della storia del marketing fece il resto.

30 anni dopo, nel 2015, una nuova ondata di isteria globale colpì gli adepti delle sneakers. Questa volta il nuovo oscuro oggetto del desiderio si chiamava “Yeezy” ed era frutto di una collaborazione tra Adidas e il rapper Kanye West. Le Yeezy Boost 750, questo il nome del primo modello, vennero vendute in quantità limitatissime nei negozi più esclusivi del mondo. Disponibili solo in 9000 pezzi, andarono esaurite in meno di 10 minuti! Da allora ogni uscita di una scarpa da ginnastica firmata dal rapper di Chicago e da Adidas si trasforma in un evento mondiale. Un modello di business basato sull’esclusività subito sposato da altri marchi sportivi e dalle maison di alta moda più esclusive.

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L’investimento è ai propri piedi, bastano 200 fr — «Attorno alle sneakers è nato un mercato parallelo del “Resale” anche in Ticino». Marco D’Umas della boutique Antonioli a Lugano conferma: le scarpe da ginnastica fanno impazzire pure i ticinesi. «I clienti ideali hanno dai 14 ai 25 anni e il prezzo di partenza è sui 200 franchi, rivendendola può salire anche a 400, un affare» (guarda il video).

Cosa non si fa per una sneaker...

I giovanissimi, ma pure i collezionisti, sono disposti a tutto pur di comprare un nuovo esclusivo modello. Anche a fare «camp out»: ossia passare una o due notti di fronte al negozio specializzato per accaparrarsi con certezza le anelate sneakers in release. I video girati dai giovani fan delle scarpe da ginnastica sulle nottate all’aperto (o mal che vada a bordo dell’auto di papà) spopolano su youtube.

Il «camp out» non è l’unico sistema per aggiudicarsi un nuovo modello raro di scarpa da ginnastica. Ci sono pure le «raffles», le lotterie ufficiali organizzate dai grandi marchi o dai negozi da loro selezionati: in palio c’è la possibilità di comprarsi il nuovo modello tanto raro quanto gettonato, che in seguito potrà essere rivenduto. Il prezzo? anche 30 volte quello originale. Un business, quello del «resale» sempre più importante.

Prima o poi la bolla scoppierà? Forse. Intanto però Forbes, la rivista statunitense di economia, ha fatto sapere di recente che il mercato globale del footwear raggiungerà entro il 2025 un giro d’affari di 95,14 miliardi di dollari. Non proprio bruscolini...

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