Amore oltre le barriere, Svizzera «Si, lo voglio»

Referendum

Un evento storico per la comunità LGBT elvetica: con il 64,1% di «Sì» ora il matrimonio è una realtà aperta a tutti - Ma cosa succede negli altri paesi?

Amore oltre le barriere, Svizzera «Si, lo voglio»
Foto di Pavel Danilyuk da Pexels

Amore oltre le barriere, Svizzera «Si, lo voglio»

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Lo scorso 26 settembre 2021 l’elettorato svizzero, all'unanimità dei cantoni, ha approvato i matrimoni per tutti e tutte. Una grande vittoria per il comitato «Sì, lo voglio» che ora può tirare un sospiro di sollievo. L’iniziativa era stata depositata in Parlamento nel 2013 dalla consigliera Kathrin Bertschy e dai Verdi liberali «Queer pvl», per essere poi approvata dal parlamento lo scorso dicembre e portata al referendum, dopo il via libera parlamentare, da un comitato interpartitico guidato da conversatori di centro e destra. Un momento di commozione e felicità per gli oltre cinquecentomila membri della comunità LGBT che fanno parte della popolazione svizzera e che da oggi potranno sposarsi e sentirsi adeguatamente rappresentati dal proprio paese. L’idea che emerge dai risultati di questo referendum è sicuramente quella di una nazione rispettosa e progressista, che si adegua alla normativa già approvata dalle vicine Francia, Germania e Austria. Una battaglia lunga 22 anni, come fanno notare in un comunicato stampa gli attivisti del comitato «Matrimonio per tutti e per tutte», ma che alla fine si è conclusa nel migliore dei modi.

Negli ultimi anni l’elettorato ticinese ha cambiato velocemente posizione adeguandosi al resto del paese, seppur con qualche riserva. Infatti, il 47% di «No» esprime quei timori legati all’adozione dei bambini e alla futura possibilità di avere accesso alla donazione di seme da parte delle coppie omosessuali. Reticenze in parte ancorate al ruolo centrale che la chiesa e la religione operano soprattutto in alcune comunità locali e zone più rurali del nostro cantone.

I commenti raccolti dal resto della Svizzera sono entusiasmanti e allegri: il nostro Paese si sta aprendo ad essere sempre più tollerante ed inclusivo, come sottolinea Maria von Känel, co-presidente di Matrimonio per tutti (Federazione famiglie arcobaleno): «Il matrimonio per tutti permette a noi, ai nostri figli e alle prossime generazioni di vivere con dignità e con pari diritti».

C’è anche chi, oltre alla gioia, si lascia andare in qualche considerazione in più. Tra questi, il consigliere nazionale Michael Töngi, che rinnova l’impegno a mantenere e ampliare le lotte per l’eguaglianza come primo obbiettivo. In USI si raccolgono commenti festosi e di gioia da studenti, studentesse e professori che, però, hanno confessato qualche riserva circa il fatto che un paese come la Svizzera sia arrivato tra gli ultimi d’Europa ad approvare questa iniziata.

Analizzando i dati europei, infatti, è possibile vedere che il matrimonio tra persone dello stesso sesso è attualmente legalizzato in 17 paesi, ai quali se ne aggiungono 10 - tra cui la vicina Italia - che riconoscono solamente l’unione civile, con qualche diversità tra loro in base alle diverse carte costituzionali e alla conformazione sociale.

Se ci spostiamo oltre oceano, il Canada è il primo paese extra europeo ad avere approvato il matrimonio per tutti (2005) con l’Union Marrage Act. Poco più a sud, negli Stati Uniti d’America, il matrimonio omosessuale è stato legalizzato all’unanimità nel 2015 con una sentenza della Corte Suprema che lo ha definito come «Un diritto costituzionale», abolendo così definitivamente il controverso DOMA (Defense of Marrage Act), introdotto nel 1996 dall’allora presidente Bill Clinton. In America Latina la situazione legislativa è più frammentata: troviamo stati che negli anni lo hanno approvato, come Argentina, Brasile, Mexico e Uruguay; mentre altri garantiscono alcuni tipi di unione ma escludono il matrimonio, come il Cile.

Rimanendo sotto l’equatore e dando un’occhiata all’Australia e alla Nuova Zelanda, la prima ha ufficializzato i matrimoni per tutti a seguito di un referendum nel 2018, mentre la seconda lo ha legalizzato con il Marriage Amendment Act nel 2013.

Sembra un po' più complesso, invece, nel resto del mondo: in Asia solamente Israele ha riconosciuto, con riserve, le coppie di fatto e i matrimoni omosessuali celebrati all’estero. Allo stesso modo, il Sud Africa è l’unico paese del proprio continente ad averlo legalizzato nel 2006, dichiarando il matrimonio come «Unione volontaria tra due persone».

Purtroppo, nel mondo i diritti LGBT – che, ricordiamo, rientrano tra i diritti umani e civili - non sono sempre garantiti. Ancora oggi, nel 2021, vi sono paesi che dichiarano le pratiche omossessuali come illegali e punibili con imprigionamento o addirittura con la pena di morte.

Intanto anche l’ONU, in una nota diffusa tramite Twitter, si congratula con la Svizzera per questo importante risultato raggiunto e, utilizzando l’hashtag #MarriageForAll, sottolinea: «Le famiglie sono di tutte le forme e tutte le taglie - e tutte hanno lo stesso diritto a riconoscimento e protezione».

Dobbiamo quindi sentirci fieri di vivere in una nazione che considera l’amore e l’unione tra due persone come una forma di espressione libera.

Tra i prossimi temi in agenda c’è il congedo parentale aperto a tutte le forme di famiglie e altri punti da affrontare riguardo al riconoscimento e tutela della comunità LGBT. Sicuramente la strada da fare per il miglioramento sociale è tanta ma ora è il caso di godere di quest’onda progressista che ha invaso anche la Svizzera.

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