La disciplina diveniente: la filosofia!

Ratio

Cartesio e la Medicina moderna sono accomunati dalla medesima visione del mondo, ma i diversi approcci fan si che la medicina aggiusti il corpo mentre la filosofia curi da altri problemi

La disciplina diveniente: la filosofia!
Foto da pixabay.com

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Cosa distingue la filosofia da ogni altro ambito del sapere? La ricerca filosofica è da sempre impegnata a trovare un punto fisso che possa spiegare l’incessante e incerto procedere del pensiero umano. Il che è già di per sé problematico. Ma proprio queste difficoltà sono il forte vento che da millenni fa avanzare la grande barca della filosofia.

Come disciplina, la ricerca della sapienza si impegna ad abbattere le proprie fondamenta per poi abbozzarne di nuove, cambiando le forme, le espressioni o i sistemi che chiamano in causa non solo il prodotto del metodo con cui si giunge ad un risultato, ma anche il metodo stesso.

Se questo nelle svariate scienze e discipline che popolano la conoscenza umana è un procedimento secolare, figlio di decenni o più, nella filosofia è una continua riproposta, necessaria se ci si pone nel solco del progresso. C può essere esemplificato tracciando un’analogia con l’ambito medico. Chi esercita tale professione è formato ad avere un approccio materialistico al corpo: essendo esso visto come un insieme di ingranaggi. Pertanto una malattia viene pensata come un malfunzionamento su cui l’intervento del medico altro non fa che ripristinare il coretto funzionamento. Ai nostri occhi la situazione appena descritta appare così ovvia che poche persone si chiedono l’origine di tale tradizione. Ecco che, ad un filosofo, ciò fa subito balenare in testa un procedimento cartesiano, descritto nel celebre Discorso sul metodo. Infatti è proprio dal grande scienziato francese che il sapere medico si è adattato nelle sue odierne forme, almeno in occidente. Questo è solo un esempio di come il nostro pensiero non sia altro che un’irriflessa riproposta di ciò che è già stato pensato. Il tutto assume una sfumatura negativa, però, quando non si tratta di affidarsi a personaggi la cui competenza ed autorità ci permettono, anzi, ci incoraggiano a seguirne il metodo. Infatti, l’abuso di fiducia nell’altro, o pigrizia che sia, ci spingono a rinunciare alle nostre facoltà di giudizio per un più comodo «seguire la tendenza». A molti appare più semplice affidarsi a schemi di pensiero «preconfezionati», per così dire, piuttosto che impegnarsi nello sviluppo di sé stessi e delle svariate capacità critiche-emozionali che concernono il nostro essere. Spesso si scorda che l’accrescimento della persona è di gran lunga più vitale rispetto a qualsiasi obiettivo esterno. Ed è qui che ancora è rilevante quella che la tradizione ci ha proposto come filosofia, il tanto celebre quanto incomprensibile amore della sapienza, che viene presentato come definizione quasi fantastica talmente è letterale il suo significato. La filosofia è un breve invito a riproporsi la domanda sul senso che ci abita e che noi abitiamo, è un incoraggiamento ad abbandonare le formule di pensiero che insegnano a non pensare, quelle già codificate, quelle che ci vengono propugnate in riposta a domande già di per sé stanche, domande che ricercano ferme certezze in cui impietrirsi piuttosto che bramare il cambiamento, ovvero il moto in cui tutto vive. Un vero filosofo non sarà mai colui che propone definizioni per cercare risposte, ma colui che le propone per cercare domande.

Alla luce di ciò, conviene ricordare che la metodologia di porsi un metodo appartiene alla facoltà di ogni uomo e si adatta alla possibilità di ogni vita, aprendo la strada ad infiniti mondi in cui cercare un motivo di dignità o di felicità, che dir si voglia.

Questo è il come della filosofia. Lontana da concettualismi o avulsa dedizione; essa si adagia come una coltre sul nostro vivere, permeandolo e donandogli il senso dentro il quale ci muoviamo: ora è necessario scegliere, più che mai, se l’approccio al mondo a cui siamo costretti attualmente è quello che può renderci più contenti o se è tempo di costruirne un altro.

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