Non solo zucca!

Halloween

Le tradizioni culinarie della festa più horror dell’anno

Non solo zucca!
La zucca, frutto iconico del giorno di Halloween

Non solo zucca!

La zucca, frutto iconico del giorno di Halloween

La ricorrenza che oggi conosciamo come Halloween ha radici celtiche, quand’era nota col nome di Samhain, che può essere tradotto con «la fine dell’estate». Durante questa festa pagana veniva celebrato il cambiamento di stagione e l'ultimo raccolto dell'anno. La comunità si riuniva e organizzava un banchetto, simbolo di abbondanza, con gli ingredienti messi da parte nei giorni precedenti, come zucche, rape, mele e carni varie. Alcuni piatti tipici, che si sono mantenuti nella tradizione popolare irlandese, sono le frittelle di patate e il colcannon - tradotto vuol dire «cavolo chiazzato» -, piatto composto da purè di patate, cavolo tritato e cipolla, accompagnato da molto burro, in cui poteva venire inserita una moneta, simbolo di prosperità per chi l’avesse trovata. Tra i dolci ci sono il barmbrack, pane dolce all’uva passa in cui venivano nascosti vari oggetti con significati particolari, e il soul cake, tortino speziato di cui esistono molte varianti, accomunate dall’incisione di una croce prima di essere infornati. Queste “torte dell’anima” originariamente erano donate dai Celti più abbienti ai poveri in cambio della promessa di pregare per i loro morti. Samhain era infatti anche un momento per ricordare e onorare i propri antenati. Siccome non apparteneva né all'anno vecchio né a quello nuovo, era considerato il periodo più magico dell'anno. Secondo le leggende, il confine tra il mondo dei vivi e quello dei morti era più sottile e gli spiriti dei defunti potevano viaggiare di nuovo sulla Terra, di cui prendevano possesso fino a febbraio. Il cibo aveva anche la funzione rituale di placare gli spiriti.

Usanze simili sono documentate anche nell’antica Roma. Le feste latine dedicate ai morti erano le Feralia, le Parentalia e le Lemuria. Nel periodo autunnale veniva poi celebrata Pomona, dea dei frutti e dei semi, il cui simbolo è la mela, ancora oggi uno degli ingredienti più comuni nelle ricette di Halloween. I Romani nei banchetti funebri consumavano il grano, simbolo di vita e fertilità, ma anche di morte e resurrezione, e associato a Demetra, divinità dell’agricoltura e dei raccolti, oppure le fave, contenenti, secondo la credenza, le anime dei defunti. Le feste romane si sono fuse al folclore celtico dopo la conquista dell’odierno Regno Unito da parte dell’Impero romano, fino all’avvento del Cristianesimo, che cercò di estirpare tutte le usanze pagane. A Samhain in particolare venne sovrapposta la festa di Ognissanti, festeggiata il primo di novembre, nota nei paesi anglosassoni come All Hallows' Eve, «vigilia di tutti gli spiriti sacri», ovvero, nella più nota variante scozzese, Halloween. Alcune tradizioni culinarie vennero però mantenute, come quella delle fave, che nei monasteri divennero il cibo delle veglie di preghiera per la Commemorazione dei Defunti.

Sia il grano sia le fave sono rimasti anche in molti piatti regionali italiani. Il grano è utilizzato soprattutto nelle regioni meridionali, dove viene cotto con il vino e condito con chicchi di melograno, cannella, noci e zucchero. In Puglia si trova ancora oggi il «grano dei morti». Le fave invece in alcune regioni erano consumate al cimitero, accanto alle tombe dei propri cari, mentre in altre sono tutt’ora accompagnate da altri alimenti. Per esempio, in Liguria vengono servite con lo stoccafisso e in Sicilia sono lessate con aglio e origano. In altre regioni ancora le fave vere e proprie furono sostituite da dolci a base di mandorle o pinoli, chiamati appunto «fave dei morti».

Altri dolci particolari di Halloween, che spesso ricordano nel nome o nella forma questa ricorrenza, sono poi il «torrone dei morti», il «pane dei morti» o le «ossa da mordere».

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