Prepararsi a rispondere

L’editoriale

Dalla teoria sociale di Williamo McGuire alle vaccinazioni di richiamo contro il Coronavirus

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Foto di Nataliya Vaitkevich da pexels.com

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Nel 1961 lo psicologo sociale William McGuire ha teorizzato la «Inoculation Theory», con la quale, partendo da una ricerca empirica, lo studioso ha analizzato il processo di conservazione di una credenza. Senza entrate nel dettaglio di questa teoria sociocomunicativa, consideriamo il concetto che sta alla base di essa: un individuo si può «immunizzare» da un pensiero che minaccia una propria credenza o attitudine. Secondo lo psicologo sociale americano si può attuare un vero e proprio processo di inoculazione del proprio pensiero, tramite l’utilizzo di materiale specifico che serve a difendere la propria posizione.

L’analogia tra le premesse di questa teoria e quelle del vaccino è lampante: per difendere il proprio organismo da infezioni e/o virus è possibile iniettarsi una versione indebolita degli stessi per rafforzare la propria risposta immunitaria. Allo stesso modo, per difendere una propria credenza è possibile affrontare degli attacchi deboli in modo da rafforzare il proprio pensiero ed essere pronti a rispondere ad attacchi futuri.

Focalizziamoci un attimo sulle credenze individuali. Senza complicare troppo il discorso, possiamo ragionare su due estremi: non avere un pensiero forte e quindi modificare facilmente le nostre credenze; oppure essere incredibilmente radicati a ciò che consideriamo vero e non cambiare mai idea. Nessuna delle due posizioni sembra essere auspicabile. D’altronde, parafrasando una celebre opera di Franco Battiato, si potrebbe dire che l’uomo ha bisogno di un «centro di gravità permanente» da difendere e che gli dia una base stabile. Tuttavia, nel processo di crescita individuale questo centro può cambiare sia per stimoli esterni sia per stimoli interni. È bene quindi avere un processo di ragionamento elastico che ci permetta di riconoscere quando è meglio per noi stessi mantenere le nostre credenze oppure modificarle.

Quando parliamo di infezioni o virus, invece, non ci sono stimoli interni, dopotutto non possiamo far sviluppare gli anticorpi necessari a contrastarli al nostro corpo solo con la forza dei nostri argomenti. Quindi, in questa situazione, siamo in balia degli stimoli esterni, senza un nostro centro di gravità permanente - soprattutto se il nostro sistema immunitario è deficitario -, e la ricerca scientifica corre in nostro aiuto tramite lo sviluppo e l’inoculazione di vaccini, attraverso i quali conquistiamo quella base solida da utilizzare per difenderci da una minaccia esterna.

Tuttavia, proprio come il pensiero, una sola dose non sempre è sufficiente, quindi – con tempistiche differenti da vaccino a vaccino – è necessario fare un richiamo per essere sicuri che le nostre difese non si facciano trovare impreparate. Ed è esattamente quello che spiega la dr.ssa Rebecca Amati nel video «Science in a minute» – disponibile su Youtube – sulle vaccinazioni di richiamo, che al momento stanno occupando il dibattito sulla COVID-19. La ricercatrice dell’USI ci spiega la differenza tra le vaccinazioni di richiamo ed una terza dose necessaria per completare l’immunizzazione.

Non ci resta che aspettare una risposta dai ricercatori su questo argomento per sapere quale sarà il modo migliore per difenderci definitivamente da dalla minaccia del Coronavirus.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

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