Rappresentanza nei media

L’universo

L’editoriale di Gaia Caruso

Rappresentanza nei media
Foto di Gotta Be Worth It da Pexels

Rappresentanza nei media

Foto di Gotta Be Worth It da Pexels

I media sono progettati per riflettere la società e le sue diverse comunità. Questa mediazione non è mai neutra, ma guidata dall'ideologia, e comporta un processo di selezione e costruzione della realtà operata da chi detiene il potere. Considerate devianti rispetto al codice morale dell’epoca, le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender (LGBT) sono state per lungo tempo stigmatizzate dalla società, e di conseguenza escluse dai media. Così facendo si è negata l’esistenza di ogni forma di orientamento sessuale o gender differente dall’eterosessualità e dal binarismo. La situazione è cambiata solo con l'ascesa della comunità LGBT negli anni Sessanta. L’intolleranza nei suoi confronti è pian piano diminuita, e i media hanno cominciato sempre più a coprire questioni legate alla comunità, politicizzandole o inserendole nell'agenda.

Tuttavia, una maggiore visibilità non corrisponde sempre a una rappresentazione positiva. Le connotazioni da parte dei media - sia di intrattenimento, sia di notizie - erano infatti perlopiù negative o stereotipate. Sebbene la situazione sia migliorata col passare del tempo, alcune ricerche hanno evidenziato come molti media, in particolare quelli tradizionali, continuino ancora oggi a ricadere in alcuni stereotipi o a rappresentare le persone LGBT+ come unidimensionali, ignorando molti sottogruppi.

La costruzione sociale delle identità LGBT+ nel discorso pubblico ha un grosso impatto sulle persone stesse, sia quelle appartenenti alla comunità, sia quelle esterne. Innanzitutto, rappresentare qualcuno all’interno di un media significa riconoscerne l’esistenza a livello sociale. Questo è benefico per le persone rappresentate, perché le aiuta a sentirsi accolte e riconosciute all’interno della società. La narrazione della realtà ha quindi un forte impatto sulla qualità della vita delle persone LGBT+, in particolare sul loro benessere. Una rappresentazione accurata influenza in maniera positiva la loro percezione del mondo, permettendo loro di sentirsi più incluse, accettate e libere di vivere la propria sessualità.

Dall’altra parte, poiché molte persone utilizzano i mezzi di informazione per formarsi opinioni e farsi un'idea della realtà che le circonda, è importante che nell’ambito dello spazio pubblico determinate tematiche vengano sdoganate e trattate in maniera accurata. La qualità della rappresentazione ha implicazioni sul modo in cui un certo gruppo sociale è percepito dalla società. Parlando positivamente delle persone LGBT+, i media possono educare la propria audience su temi a loro poco conosciuti, limitare la disinformazione e ridurre discriminazioni e pregiudizi nei confronti della comunità. Dare spazio alle sue lotte nel discorso pubblico, inoltre, può aiutare le persone che non fanno parte di essa a comprendere lo sforzo per essere riconosciuti e ad aumentare l'accettazione e il supporto per le comunità LGBT+. La qualità della narrazione dei mass media, infine, può influenzare la promozione di una prospettiva inclusiva e l'attuazione di pratiche e strategie inclusive nella società per promuovere una cultura della diversità.

Complessivamente, l’obiettivo di una buona rappresentazione è riflettere veramente la società per quella che è, e non per come la vorrebbe il sistema culturale dominante.

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: L'universo
  • 1
  • 1