Ressa e Muratov: due penne per la pace

Premio Nobel

Il riconoscimento politico più prestigioso è stato assegnato a due giornalisti - Una professione fondamentale per la democrazia, ma spesso ostacolata

Ressa e Muratov: due penne per la pace
Foto di Engin Akyurt da Pixabay

Ressa e Muratov: due penne per la pace

Foto di Engin Akyurt da Pixabay

Attaccata dal presidente filippino Duterte, indagata e infine arrestata. Non si tratta di una criminale, ma di una «semplice» giornalista d’inchiesta, colpevole di denunciare, tramite il suo sito di informazione Rappler, il crescente autoritarismo del suo paese: le Filippine. Il suo nome è Maria Ressa e l’8 ottobre è stata insignita del premio Nobel per la pace insieme a Dmitry Muratov, giornalista russo. Quest’ultimo è direttore del giornale Novaya Gazeta, un’importante fonte di informazioni per i russi, in quanto in essa vi trova ampio spazio l’opposizione, al contrario di ciò che accade negli altri media del paese. Non è un caso che tra le firme storiche del periodico vi fosse anche Anna Politkovskaja, cronista coraggiosa e dissidente, assassinata nel 2006 in circostanze misteriose. Nei suoi 28 anni di esistenza, la testata ha subito la morte di altri 5 collaboratori, e proprio a loro Muratov ha voluto dedicare il premio: «Non è merito mio, è di Novaya Gazeta, delle persone che sono morte difendendo il diritto delle persone alla libertà di parola». La co-fondatrice di Rappler ha invece sottolineato come il dovere dei giornalisti sia quello di mettere il potere davanti alle sue responsabilità.

I due sono stati premiati per il loro impegno per «salvaguardare la libertà di parola, una condizione fondamentale per la democrazia e per una pace duratura». I membri del Comitato hanno poi rimarcato che la libertà di espressione e la libertà di stampa sono condizioni irrinunciabili per raggiungere la fraternità tra le nazioni e il disarmo. Per questi motivi il riconoscimento è «Saldamente ancorato al testamento di Alfred Nobel».

Il premio vuole essere un riconoscimento per il giornalismo libero che denuncia irregolarità nell’interesse pubblico ed esercita pressioni sul potere prevenendo in questo modo abusi, bugie e propaganda di guerra. I due premiati, ha poi aggiunto la presidente del Comitato, rappresentano «Tutti i giornalisti che si battono per questo ideale in un mondo in cui la democrazia e la libertà di stampa affrontano condizioni sempre più avverse».

La libertà di stampa è un diritto fondamentale previsto dalla Convenzione internazionale sui diritti civili e politici. Nonostante la stragrande maggioranza delle nazioni nel mondo abbia aderito alla Convenzione, la libertà di stampa e la sicurezza dei giornalisti sono oggi minacciate. Secondo il rapporto annuale di Reporter Senza Frontiere, il giornalismo è completamente o parzialmente ostacolato nel 73% dei 180 paesi valutati dall'organizzazione. La pandemia è spesso stata usata come pretesto per bloccare l'accesso dei giornalisti alle fonti di informazione e ai reportage sul campo. Inoltre, il 2020 ha fatto registrare ben 900 aggressioni a professionisti dei media nell’Unione Europea: in Bielorussia, per esempio, i giornalisti sono costantemente arrestati, picchiati o espulsi dal paese. In Cina, poi, 7 cronisti risultavano detenuti o dispersi dopo aver indagato la diffusione del Coronavirus. Dal 2020 ad oggi, infine, 75 giornalisti hanno perso la vita, tre dei quali in Afghanistan in meno di due mesi.

Uno dei problemi legati alla sicurezza dei giornalisti è la cultura dell’impunità; le autorità non svolgono, infatti, indagini efficaci, indipendenti e tempestive su reati e abusi gravi, con conseguente mancata consegna dei colpevoli alla giustizia. Ciò non fa altro che incoraggiare ulteriori violenze e intimidazioni contro gli attori dei media. Secondo la Piattaforma del Consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e la sicurezza dei giornalisti, 22 casi di omicidi perpetrati a reporter restano impuniti. Per questo motivo, nel 2013, l’ONU ha indetto la Giornata mondiale per mettere fine all’impunità per i crimini contro i giornalisti, che ricorre il 2 novembre.

Questa iniziativa così come l’impegno dell’Unione Europea a sostegno della libertà e del pluralismo dei media sono un’indicazione che la vulnerabilità dei giornalisti è, se non una priorità, perlomeno una preoccupazione della comunità internazionale. Lo scorso 15 settembre, Ursula von der Leyen ha tenuto un discorso sullo stato dell’Unione Europea, menzionando anche la situazione precaria in cui sono costretti a operare numerosi professionisti dell’informazione. La presidente della Commissione ha raccomandato agli stati membri la creazione di servizi nazionali che possano offrire linee telefoniche di assistenza, consulenza legale e sostegno psicologico per tutti coloro che subiscono minacce e intimidazioni.

Vale la pena ricordare che gli attacchi contro i professionisti della comunicazione rappresentano una doppia violazione dei diritti umani: in primis, delle persone direttamente interessate, e poi dei cittadini che devono potersi informare per esercitare i loro diritti politici. La libertà di espressione è il pilastro fondamentale di ogni democrazia sana, poiché consente alle opinioni, in particolare quelle politiche, di circolare liberamente. È impossibile immaginare un sistema democratico senza dibattito pubblico. Pertanto, come ben ci ricorda il premio Nobel attribuito a Ressa e Muratov, ogni minaccia e violenza nei confronti dei giornalisti rappresenta un attacco alla democrazia stessa.

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