Studenti nelle aule anche in primavera

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A poche settimane dalle festività e dal termine di quello autunnale, il prossimo semestre si svolgerà ancora con la modalità di insegnamento in presenza al 100%

Studenti nelle aule anche in primavera
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Dopo tre semestri, ben diciotto mesi, di università senza lezioni ed esami in presenza (almeno in parte), a settembre di questo anno accademico le migliorate condizioni dello stato di pandemia, unite all’efficacia della campagna vaccinale, hanno finalmente dato modo a studenti e collaboratori di tornare a frequentare gli ambienti universitari e ripopolare le aule, con modalità diverse in base all’istituto universitario di appartenenza. Nei mesi scorsi, infatti, avevamo sentito i pareri del Direttore generale della SUPSI, Franco Gervasoni, e del Rettore dell’USI, Boas Erez, i quali ci avevano spiegato come le rispettive università intendevano procedere nel far tornare gli studenti in presenza e, allo stesso tempo, garantire ad essi la sicurezza rispettando le norme anti-COVID dell’Ufficio Federale di Sanità Pubblica. L’articolo 19a dell’Ordinanza sui provvedimenti per combattere l’epidemia di COVID-19 nella situazione particolare (del 23 giugno 2021), emanata da quest’ultimo, prescrive che le istituzioni del settore universitario avrebbero potuto scegliere la modalità in presenza o accogliendo studenti e personale occupando un massimo di due terzi della capienza dei locali – in questo caso non si rende necessaria la verifica di un certificato COVID valido -; o, altrimenti, richiedendo obbligatoriamente la suddetta certificazione, elaborando un piano efficace di igiene e di controllo della validità di essa. Come sappiamo, il primo caso si è applicato presso l’USI, il secondo presso la SUPSI.

Il Rettore dell’’USI, il 7 ottobre ci diceva che: «Durante l’assemblea generale dello scorso 30 settembre si sono evidenziate alcune insufficienze nell’accompagnamento del nostro dispositivo. In particolare, da parte di quei docenti che affrontano con troppa leggerezza l’obbligo della mascherina e il rispetto delle distanze da parte loro e dei loro studenti». Concetto rinforzato dallo stesso in una mail interna del 25 novembre, dove sottolinea che: «In diversi hanno notato una certa stanchezza negli ultimi giorni, in termini di rispetto dell’obbligo di portare la mascherina in tutti gli edifici dell’USI e di sedersi un posto sì e uno no».

Una stanchezza, quella che descrive il Rettore, che sorge spontaneamente dopo quasi due anni di iper-attenzione nell’utilizzo dei dispositivi di protezione, soprattutto dopo che la campagna vaccinale e un certo grado di minor rischio hanno alleggerito la tensione nei riguardi della pandemia. Bisogna tenere bene a mente, però, che il pericolo non è cessato, che è proprio per quell’attenzione prestata – e che si continua a prestare - nei riguardi della situazione sanitaria che adesso ci si può permettere di stare più tranquilli. Questa «stanchezza», quindi, è comprensibile ma non giustificabile. Tenere alta la guardia è fondamentale affinché tutti i traguardi raggiunti non vengano banalmente resi inutili da un atteggiamento di troppa leggerezza. «Chiedo a tutti di continuare e di rafforzare l’impegno a rispettare e a far rispettare queste semplici disposizioni. Questo ci permetterà di completare il semestre in sicurezza», questa la raccomandazione di Boas Erez nella stessa mail.

Dopotutto, l’impegno fin ora mostrato ha dato i suoi risultati. Infatti l’USI conferma che, anche per il prossimo semestre, la modalità di svolgimento degli insegnamenti sarà in presenza al 100%, con alcune integrazioni online. Sul sito si legge che l’insegnamento in presenza proseguirà con la regola di occupare un posto sì e uno no nelle aule. Gli studenti dovranno indossare sempre la mascherina negli spazi interni comuni, mentre i docenti potranno toglierla quando parlano solo se riescono a mantenere una certa distanza dai banchi. Inoltre l’Università assicura che «nel caso in cui siano ancora operanti significative limitazioni riguardo a viaggi e relative quarantene, l’USI s’impegna a sostenere chi non potrà temporaneamente raggiungere i campus con la messa a disposizione della registrazione delle lezioni». Mentre «nel caso dei corsi tenuti da docenti esterni che viaggiano in aereo vi è la possibilità che una parte del corso si tenga online».

Come detto su, dopo tre semestri in cui per la maggior parte del tempo gli ambienti universitari sono stati pressoché deserti, arriva la bella notizia di un nuovo semestre totalmente in presenza, ovviamente con le dovute eccezioni che abbiamo sottolineato. L’USI però avverte che, nonostante ritenga molto importanti l’apprendimento in presenza e la vita sui campus, «è pronta ad un progressivo passaggio all'online qualora le Disposizioni federali e cantonali per contenere la diffusione del nuovo Coronavirus lo richiedessero».

Come si vede, è tanto difficile fare passi in avanti quanto è facile farne indietro. Sta al popolo dell’Università fare in modo che la direzione sia esclusivamente la prima. A questo scopo, ci teniamo inoltre a sostenere l’USI nell’invito generale a vaccinarsi, così da poter meglio garantire la tutela della salute, propria e altrui.

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