UNO SGUARDO SUL MONDO

L’UNIVERSO

L’Editoriale di Francesco Bernasconi

UNO SGUARDO SUL MONDO
Fonte: Arek Socha by Pixabay

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Fonte: Arek Socha by Pixabay

La didattica a distanza è stata un validissimo strumento per non fermare le università durante i lockdown. Tuttavia, l’efficacia dell’insegnamento in presenza – sia dal punto di vista formativo che da quello sociale – è innegabile, e si vede nel vaccino la possibilità di potervici tornare con più tranquillità. Questo ritorno però è regolamentato in maniera diversa da paese a paese; infatti, ogni nazione ha deciso di introdurre limitazioni e condizioni proprie.

In Svizzera, la discriminante è data dalla richiesta del certificato vaccinale per accedere agli ambienti universitari. Se richiesto, non vi sono ulteriori limitazioni se non la richiesta di elaborare misure per l’igiene ed un piano di protezione per l’attuazione dell’accesso; se non richiesto, l’ateneo deve usare al massimo i 2/3 della capienza delle aule, introducendo l’obbligo di indossare la mascherina facciale negli spazi chiusi e rispettare «nel limite del possibile» la distanza sociale.

Nella vicina Italia, sono considerati fondamentali l’uso della mascherina ed il «green pass» per studenti e professori (con controlli a campione per la popolazione degli atenei). Tuttavia, viene introdotta la possibilità di derogare l’uso della mascherina se gli studenti sono completamente vaccinati o guariti.

La situazione cambia nel Regno Unito, dove – a seguito di una forte campagna vaccinale – non vengono imposte limitazioni, abolendo mascherine e distanziamento sociale. Tuttavia, gli istituti universitari sono tenuti ad implementare misure di controllo con piani di risposta nell’eventualità in cui vengano riscontrati casi di positività. Il sistema universitario inglese, quindi, riparte conferendo una grande importanza al vaccino e preparandosi a gestire ogni evenienza.

Una situazione simile è riscontrabile in America, dove la campagna vaccinale nazionale deve essere promossa dall’ateneo stesso per staff e studenti. Esattamente come i cugini inglesi, l’istituzione universitaria deve tener conto anche di fattori chiamati «primari», riguardanti i dati della vaccinazione e programmi di tracciamento dei contagi sia all’interno del campus, sia nella comunità adiacente. Nel dettaglio, viene richiesto agli atenei di preparare piani per prevenire l’eventuale diffusione del COVID-19 seguendo una lista di ben 8 punti chiave per la creazione di tale strategia. Particolare attenzione è posta nei casi in cui avvengano incontri tra persone vaccinate e non vaccinate, introducendo l’obbligo – anche per le prime – di indossare maschere facciali e rispettare il distanziamento sociale.

Il fattore che accumuna queste diverse disposizioni è l’importanza che viene riconosciuta alla vaccinazione, la quale è il principale strumento per garantire un ritorno in presenza con meno limitazioni e che ricordi il più possibile la vita «pre-COVID». È difficile stabilire quale sia il piano «migliore», o il più efficace, dato che la riuscita di un certo piano si basa fondamentalmente sul rispetto dei suoi punti. Quindi, non ci resta che sperare che - indistintamente dal Paese e dalle limitazioni che esso impone - studenti, professori e collaboratori universitari rispettino le regole di riferimento al fine di tornare velocemente alla normalità.

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