USI e SUPSI attive contro la pandemia

Corona Immunitas Ticino

La Dr.ssa Amati racconta il percorso del progetto, che non si ferma nemmeno di fronte alle grandi sfide dettate dalla situazione che stiamo vivendo - Restare vicini alla popolazione è fondamentale per far sì che tutti si sentano ascoltati e sostenuti.

USI e SUPSI attive contro la pandemia
Dr.ssa Rebecca Amati, Project Manager CI Ticino e i Clown Dottori dell’associazione Ridere per Vivere

USI e SUPSI attive contro la pandemia

Dr.ssa Rebecca Amati, Project Manager CI Ticino e i Clown Dottori dell’associazione Ridere per Vivere

Corona Immunitas Ticino, progetto di ricerca che indaga l’immunità al Coronavirus sul territorio cantonale, è arrivato al sesto mese di percorso. Sta accompagnando la vita di grandi e piccini, rendendoli protagonisti della ricerca scientifica, volta a dare delle risposte alle domande che sorgono sulla pandemia.

«In questo momento – ci spiega la dottoressa Rebecca Amati, Project Manager di Corona Immunitas Ticino - stiamo per giungere alla conclusione della seconda fase di prelievi per i test sierologici. Ad oggi siamo riusciti a farne circa 1'200 su tutto il territorio cantonale, il doppio rispetto ai primi fatti a luglio. Questa fase di prelievi è stata particolarmente complessa. Fare uno studio su una pandemia durante la stessa, non è semplice. È necessario essere organizzati e precisi, ma occorre anche essere flessibili, per poter affrontare gli imprevisti e poter rispondere alle esigenze dettate dalla situazione.

A luglio avevamo eseguito tutti i prelievi all’interno delle sedi dell’Ente Ospedaliero Cantonale; ovviamente ora, con l’aggravarsi della pandemia, non abbiamo potuto avere accesso alle stesse sedi. È stato necessario trovare altre soluzioni, permettondoci però di stringere nuove collaborazioni sul territorio cantonale».

Ma il progetto non ha un solo fil rouge: le risposte medico-scientifiche non sono l’unico aspetto indagato, anche comprendere e monitorare le ripercussioni psicologiche di questa emergenza sanitaria è importante.

«Il nostro campione comprende anche fasce della popolazione che talvolta sono difficili da coinvolgere all’interno di studi epidemiologici, ma per noi è importante che ad ogni persona, indipendentemente dalle caratteristiche socio-demografiche, sia data la stessa possibilità di partecipare alla ricerca. È per questo che abbiamo previsto nel progetto diverse modalità di partecipazione, andando incontro alle necessità di ogni partecipante. Per esempio, la popolazione sopra i 65 anni che vuole dare il proprio contributo ma che non ha accesso a dispositivi elettronici in autonomia, ha la possibilità di compilare i questionari telefonicamente. Ognuno di questi partecipanti viene accompagnato dalla stessa persona per tutto il progetto. Gli accompagnatori sono studenti e studentesse attivi nello studio, che hanno creato dei legami con gli anziani, diventando per loro una compagnia in questa situazione difficile, ancora di più per quelle persone che si sentono isolate. Per chi non può, o semplicemente preferisce non recarsi in una delle sedi per il test sierologico, abbiamo inoltre previsto i prelievi a domicilio».

Come ci spiega la Dr.ssa Amati, il progetto è spinto dalla volontà di rendere la partecipazione piacevole e accessibile a tutti. «Molti bambini sono spaventati dall’idea di fare un prelievo di sangue, e per questo motivo abbiamo voluto rendere l’esperienza il meno fastidiosa possibile. Il team del progetto ha acquistato dei cerotti EMLA che ha spedito alle famiglie, così che potessero applicarlo sul bambino prima del test sierologico. Questo cerotto anestetizza leggermente l’area di applicazione, rendendo il prelievo indolore. Inoltre, Ridere per Vivere, associazione attiva sul territorio che dona sorrisi soprattutto a chi affronta percorsi di guarigione, ha preso parte a questa fase di prelievi, portando allegria sul nuovo campus USI-SUPSI di Viganello. I Clown Dottori hanno contribuito volontariamente al progetto, accompagnando i bambini durante i prelievi. Anche la Migros ci ha sostenuti con i sacchetti di San Nicolao che abbiamo donato ai bambini».

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