Proiettati nell’anno nuovo con LuganoInScena

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Proiettati nell’anno nuovo con LuganoInScena
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Proiettati nell’anno nuovo con LuganoInScena

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Anche per questa stagione LuganoInScena propone al LAC spettacoli di prosa, di danza, di musica. Momenti per ridere, sognare, emozionarsi, riflettere e pensare come racconta Carmelo Rifici, direttore di LuganoInScena, nell’intervista che descrive i prossimi mesi della programmazione teatrale.
In questa occasione il Corriere del Ticino, insieme agli organizzatori, ti mette a disposizione:

50 BUONI DA CHF 50.-
Validi per l'acquisto dei biglietti di uno spettacolo a scelta tra quelli di gennaio 2019.

PROGRAMMA DI GENNAIO

TEATRO – LAC FACTORY– IMPRESSIONI DI REALTÀ – LA SCENA SVIZZERA

Gio 09.01.2020 ore 20:30
Ve 10.01.2020 ore 20:30
Sala Teatro

Macbeth, le cose nascoste
da William Shakespeare
progetto e regia Carmelo Rifici
con Alessandro Bandini, Angelo Di Genio, Tindaro Granata, Christian La Rosa, Maria Pilar Pérez Aspa, Elena Rivoltini, Giulia Vecchio

Dopo Ifigenia, liberata Carmelo Rifici prosegue la sua indagine sugli archetipi dell’inconscio collettivo. Ancora una volta il teatro si fa spazio di condivisione profonda. Come in Ifigenia, liberata, ma in modo ora dirompente, Rifici cerca nella destrutturazione un nuovo spazio di condivisione tra attori e spettatori per indagare sul rapporto del mondo contemporaneo con la pulsione e il desiderio. Il lavoro guarda negli occhi la dimensione archetipica sottesa al testo shakespeariano e decide di affrontarla chiedendo l’appoggio e la complicità di una coppia di psicanalisti junghiani. Dal confrontarsi con loro e dall’esplorazione ben più che teorica del rapporto psicanalista/ paziente/ oggetto scaturisce una rinnovata lettura del testo e del lavoro con gli attori. Allo stesso modo aleggia l’intuizione che, per questo lavoro, sia necessario costruire una diversa relazione con il pubblico che lo porti a dialogare realmente con quell’aspetto di pulsione e desiderio che è alla base non solo del Macbeth ma delle ragioni per cui il progetto ha avuto inizio.

TEATRO PER LE FAMIGLIE
Do 12.01.2020 ore 15:00, ore 17:00
Teatro Foce

Thioro, un cappuccetto rosso senegalese
di Alessandro Argnani, Simone Marzocchi, Laura Redaelli
con Fallou Diop, Adama Gueye, Simone Marzocchi alla tromba

Thioro, un cappuccetto rosso senegalese è uno spettacolo nato in Senegal, nuova occasione di incontro nel solco del meticciato teatrale del Teatro delle Albe. Una relazione feconda con la terra di origine di Mandiaye Ndiaye, attore della compagnia scomparso nel 2014, con cui le Albe hanno posto le basi del proprio teatro attraversando insieme i canti e i paesaggi d’Africa. Reinvenzione dal respiro africano di Cappuccetto Rosso, una delle fiabe europee più popolari al mondo e di cui esistono numerose varianti, Thioro, un cappuccetto rosso senegalese evoca soltanto il popolare racconto della bambina che indossa un cappuccio rosso e che, mentre attraversa il bosco per portare provviste alla nonna, incontra un temibile lupo che la inganna. In realtà, in un ritmo pulsante e grazie all’intreccio di diverse lingue, strumenti e immaginari, lo spettatore attraversa non il bosco, ma la savana, e incontra non il lupo, ma Buky la iena, in un viaggio immaginifico e bruciante attraverso l’Africa. Un lavoro che mette in corto circuito la fiaba europea con la tradizione africana, partendo dalla suggestione di come l’origine esatta di Cappuccetto Rosso continui a essere un’incognita, e narrazioni basate o ispirate allo stesso tema possano trovarsi non solo nel folklore europeo, ma anche nella tradizione del Lontano e Medio Oriente e in Africa. Un racconto tradizionale, estratto dal cuore della letteratura orale, che è riuscito senza sforzo e in modo indiscutibile a essere considerato uno dei racconti popolari più famosi di tutti i tempi e che ha rappresentato, e rappresenta ancora, molto più di quello che il lettore o l’ascoltatore comune possono immaginare.

TEATRO – SCRITTURE DI SCENA
Ma 21.01.2020 ore 20:30
Me 22.01.2020 ore 20:30
Sala Teatro

Antigone
di Sofocle
regia Massimiliano Civica
con Oscar De Summa (Creonte) Monica Demuru (Ismene, Euridice), Monica Piseddu (Antigone), Francesco Rotelli (Guardia, Messaggero, Emone, Tiresia), Marcello Sambati (Coro)

Il rischio che si corre nel mettere in scena l’Antigone è quello di farsi influenzare da ciò che tutti abbiamo “sentito dire”, il rischio cioè di prestare più ascolto alle interpretazioni critiche, politicamente e ideologicamente orientate, a cui è stata sottoposta quest’opera nel corso dei secoli, che al testo stesso di Sofocle. Per “sentito dire”, tutti sappiamo che Antigone, dall’inizio alla fine della storia, è nel giusto, che è una sorta di santa laica che combatte per una nobile causa, mentre Creonte è un tiranno autoritario che commette e vuole solo il male. Ma se così fosse, saremmo davanti a un melodramma, non a una tragedia greca. La tragedia mette sempre in scena invece una situazione limite, in cui non è più pacifico dove sia il torto e dove la ragione. La nuova traduzione del testo mette in luce il fatto che Sofocle accomuna Antigone e Creonte in una identica colpa: quella di avere la presunzione di essere eccezionali, di essere migliori di tutti gli altri, ovvero di essere, per intelligenza e qualità umana, “fuori dalla norma”. Il loro destino tragico è stabilito dal loro carattere superbo e dalla loro incapacità di dare ascolto alle ragioni degli altri. Il messaggio sconvolgente e attualissimo che l’Antigone fa risuonare oggi, grazie alla capacità che ha un classico di generare significati sempre contemporanei, è che è proprio il carattere che hanno le persone che svolgono un ruolo pubblico a essere una questione di tremenda rilevanza politica e interesse comunitario. Sofocle ci suggerisce che, al di là dell’essere ‘di destra o di sinistra’, è il carattere superbo dei leader politici che rischia di procurare danni al bene comune.

DANZA – LA SCENA SVIZZERA
Sa 25.01.2020 ore 20:30
Sala Teatro

Philippe Saire
Actéon

concetto e coreografia Philippe Saire
coreografia in collaborazione con i danzatori Gyula Cserepes, Pierre Piton, Denis Robert, David Zagari

Pièce coreografica di Philippe Saire per quattro ballerini, Actéon si svolge nell’affascinante, strano e controverso mondo della caccia. Su un palcoscenico spoglio, utilizzando i corpi come principali strumenti, Saire reinterpreta liberamente l’omonimo mito greco, la storia di un cacciatore trasformato in cervo dalla dea Diana e poi dilaniato da suoi cani. Saire affronta qui allegoricamente il nostro rapporto con il selvaggio, l’istinto, l’ignoto e una certa “utopia della natura”, simboleggiata dal discorso del cacciatore. Philippe Saire, figura di spicco della scena contemporanea svizzera, ha creato una trentina di spettacoli, oltre a performance, cortometraggi e workshop. I suoi diversi interessi si concentrano sulle arti visive, il teatro e il cinema, campi che pervadono le sue opere coreografiche, spesso intense e delicate. Nel 1995 Saire ha inaugurato il suo spazio di lavoro creativo, il Teatro Sevelin 36, con sede a Losanna, un teatro dedicato alla danza contemporanea che ospita sia spettacoli locali che di fama internazionale. Il Teatro Sevelin 36 ha vinto il Premio svizzero di danza 2013 dell’Ufficio federale della cultura.

TEATRO
Ma 28.01.2020 ore 20:30
Me 29.01.2020 ore 20:30
Sala Teatro

Scene da Faust
di Johann Wolfgang Goethe
regia e drammaturgia Federico Tiezzi
con Dario Battaglia, Alessandro Burzotta, Nicasio Catanese, Valentina Elia, Fonte Fantasia, Marco Foschi, Francesca Gabucci, Ivan Graziano, Leda Kreider, Sandro Lombardi, Luca Tanganelli, Lorenzo Terenzi

Federico Tiezzi affronta, attraverso l’opera di Goethe, il grande mito di Faust. Il racconto di un sapiente studioso di teologia, filosofia e scienze naturali che, per ottenere conoscenze ancora più vaste, potere e giovinezza, vende la propria anima a Mefistofele grazie ad un contratto firmato col sangue. Goethe lavorò al Faust per sei decenni, dal 1772 al 1831, costruendo un’opera monumentale intorno alla figura del medico e mago cinquecentesco. Attraverso Goethe questo personaggio che aspira alla totalità della conoscenza e all’eterna giovinezza è divenuto parte dell’immaginario collettivo della cultura occidentale, oltre che simbolo della crisi della coscienza e dell’anima dell’uomo contemporaneo. Nella prima parte del Faust, è centrale la figura di Mefistofele, che si pone come il doppio speculare di Faust, il suo alter ego e, freudianamente, la proiezione del suo inconscio. Federico Tiezzi ritrova un tema a lui molto congeniale: la crisi della soggettività, dell’individuo, la crisi dell’io nel suo rapporto con la realtà, in special modo quella storica e naturale. In questo percorso Tiezzi si è ispirato ai due grandi romanzi: I fratelli Karamazov di Dostoevskij e Doctor Faustus di Thomas Mann. Mefistofele in quanto Inconscio diviene così il vero protagonista di queste Scene da Faust: una entità psichica creata e sorta dalla vita interiore, dove dimora nell’ombra. E lo spettacolo racconta lo smascheramento di questa parte in ombra: Faust smascherato è Mefistofele, specchio e oggettivazione della parte più segreta del sé.

TEATRO
Ma 28.01.2020 ore 20:30
Teatro Foce

La Scimmia
liberamente ispirato a Una relazione per un’Accademia di Franz Kafka
di e con Giuliana Musso
testo originale di Giuliana Musso

Un essere per metà scimmia e per metà uomo appare sul palcoscenico. È un vero fenomeno: un animale che parla, canta e balla. Un buffone, un mostro comico. È nato dalle ferite dell’anima di Franz Kafka, nel 1919, mentre i nazionalismi facevano tremare le vene dell’Europa. Rivive oggi, dopo cent’anni, nella riscrittura di Giuliana Musso qui anche interprete, grazie a una maggiore consapevolezza politica ed esistenziale. Si rivolge a un auditorio di illustri accademici, all’alta società del pensiero e della scienza e racconta la sua storia. Scimmia libera, unica sopravvissuta di una battuta di caccia, catturata, ingabbiata e torturata, non può fuggire e per sopravvivere alla violenza sceglie l’adattamento: imita gli umani che l’hanno catturato, impara ad agire e a ragionare come loro. La scimmia dunque deve dimenticare la vita nella foresta, rinunciare a sé stessa, ignorare la chimica del proprio corpo e così imparare. Imparare il nostro linguaggio. Impara a ignorare l’esperienza, a pensare senza sentire. La Scimmia è il racconto di una strategia di sopravvivenza che prevede la perdita di sé stessi e del proprio sentire nel corpo. È la descrizione di un’iniziazione inevitabile alle solite vecchie regole del gioco del patriarcato, che impone la rinuncia all’intelligenza del corpo, al sapere dell’esperienza e dell’emozione. Si tratta di una rinuncia drammatica: senza quella voce interiore, integra e autentica, come si può esprimere l’intelligenza empatica così indispensabile alla sopravvivenza del vivente? La scimmia è il corpo che vive, sente e quindi pensa. È l’animale pienamente umano.
La scimmia siamo noi.

INFORMAZIONI
www.luganoinscena.ch
info@luganoinscena.ch
Tel. +41 (0)58 866 42 22 (biglietteria)

Puoi richiedere i buoni omaggio entro martedì 17 dicembre 2019 attraverso queste modalità:
- Scarica compila e invia questo tagliando a Corriere del Ticino, Ufficio Marketing, CdT Club Card «LuganoInScena - Gennaio», Via Industria, 6933 Muzzano
- Invia una mail a marketing@cdt.ch con i tuoi dati personali (nome, cognome, indirizzo completo, numero di telefono, età), indicando nell’oggetto «CdT Club Card - LuganoInScena Gennaio»
I biglietti verranno inviati fino ad esaurimento degli stessi. Non si tiene alcuna corrispondenza in merito all’iniziativa.

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