A Gaza torna la paura

medio oriente

In cielo volteggiano con insistenza i droni militari di Israele, e di quando in quando si sentono anche i fragorosi lanci di razzi sparati verso lo Stato ebraico dalle milizie locali

A Gaza torna la paura
© AP/Hatem Moussa

A Gaza torna la paura

© AP/Hatem Moussa

Per gli abitanti di Gaza vigilia fra le bombe della festa dell’Id el-Fiter, che da giovedì concluderà il Ramadan. Come in passato si sono affollati anche oggi nei mercati per gli ultimi acquisti di cibi speciali, di leccornie e abiti nuovi per i bambini.

Ma l’atmosfera è gravida di preoccupazione. Da ogni bancarella spuntano radio e televisioni accese che trasmettono in diretta gli ultimi aggiornamenti. Gli echi dei combattimenti sono peraltro perfettamente udibili anche senza apparecchiature speciali. In cielo volteggiano con insistenza i droni militari di Israele, e di quando in quando si sentono anche i fragorosi lanci di razzi sparati verso lo Stato ebraico dalle milizie locali.

Agli adulti basta guardarsi negli occhi per tornare con il pensiero ad un altro sofferto Ramadan, quello del 2014, dell’operazione ‘Margine Protettivo’, per ricordare le vittime di allora. In molti quelle ferite si sono oggi riaperte, i traumi mai affrontati clinicamente si sono ripresentati. Secondo gli psicologi, ancora oggi essi provocano sofferenze estese, ad esempio per quanto riguarda le violenze familiari.

E fra le bancarelle, nella coreografia colorata e vivace del mercato ortofrutticolo, gli animi si accendono. La domanda del giorno è se fosse necessario per Hamas tornare a sfidare la macchina bellica di Israele, dopo le tre dolorose campagne degli ultimi anni.

Molti sostengono che in effetti non era possibile restare insensibili al grido di dolore giunto dai fedeli islamici travolti dalla polizia israeliana sulla Spianata delle Moschee di Gerusalemme nel Lailyat al-Khader, la notte del destino. «Sì - replicano altri -, ma la risposta poteva essere diversa. Ad esempio con una lotta popolare contro la occupazione. Quel tipo di lotta - argomentano - porta frutti politici. I missili invece portano solo distruzione».

Passeggiando per il centro di Gaza si nota un forte contrasto fra gli addobbi per la festa imminente ed il clima di mestizia dopo che nelle prime fasi del conflitto (le milizie lo hanno chiamato ‘Spada di Gerusalemme’) un’intera famiglia è stata distrutta ieri da un’esplosione a Beit Hanun, nel nord della Striscia. E mentre passano i primi cortei funebri, la guerra si manifesta in tutta la sua crudezza nelle stesse strade di Gaza City.

Nel rione residenziale di Rimal un appartamento in un grande condominio è devastato da un razzo israeliano. In seguito si apprenderà che all’interno c’erano tre responsabili militari della Jihad islamica, rimasti uccisi. E un’ora dopo nel rione popolare di Sajaya, a est di Gaza, un’automobile in transito è centrata da un altro razzo. La strada in quel momento è affollata. Si contano sette feriti, fra i passeggeri (di identità ignota) e i curiosi, che erano nelle immediate vicinanze. Festa e morte: proprio come nel Ramadan del 2014.

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