A Roma cambiano le maggioranze ma i Dpcm restano

Politica italiana

Anche il Governo Draghi adotta lo strumento emergenziale per decidere quali provvedimenti assumere nel contrasto all’emergenza coronavirus

 A Roma cambiano le maggioranze ma i Dpcm restano
©AP/Roberto Monaldo

A Roma cambiano le maggioranze ma i Dpcm restano

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Quasi 5 ore per confezionare un comunicato di una paginetta e mezza. E una conferenza stampa convocata a ridosso delle principali edizioni dei tg, giusto per non perdere l’abitudine a occupare tutti gli spazi disponibili della comunicazione televisiva. Le regole di contrasto all’epidemia in vigore in Italia dal 6 marzo al 6 aprile (martedì dopo Pasquetta) sono state approvate ieri nel primo pomeriggio ma presentate soltanto a ora di cena.

Nessuna discontinuità

L’annunciata discontinuità con il recente passato, alla fine, non c’è stata. Il premier Mario Draghi ha firmato un nuovo Dpcm - sigla che in origine indicava banalmente un Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri ma che oggi è diventata, per molti, sinonimo di appuntamento al buio con la sorte. L’avvento della maggioranza tri-partisan aveva fatto ipotizzare la fine di questo strumento legislativo figlio dell’emergenza. Ma così non è stato. E a poco sono servite le rimostranze dei partiti del centrodestra oggi al governo (Lega e Forza Italia).

«Il principio guida del nuovo Dpcm, adottato dopo un confronto ampio con il Parlamento e le Regioni, è la tutela della salute come questione fondamentale e faro, linea guida essenziale. Per ricostruire il Paese, per lo sviluppo del Paese, bisogna vincere la pandemia - ha detto in conferenza stampa il ministro della Salute, Roberto Speranza, esponente di Liberi e Uguali - la curva dei contagi dà segnali piuttosto robusti di ripresa e di risalita, e facciamo i conti con alcune varianti temibili: l’inglese, la sudafricana e la sudamericana».

L’eco stonata di Mariastella Gelmini, ministra per gli Affari regionali, è apparsa chiara a tutti. «Avremmo voluto utilizzare il decreto legge, ma era in scadenza il Dpcm e non c’erano materialmente i tempi - ha detto l’esponente forzista - Nonostante questo abbiamo volato, è stato fatto il dibattito in Parlamento, abbiamo riunito sei volte la cabina di regia, abbiamo incontrato le Regioni. È chiaro che non sono provvedimenti facili e popolari, ma io rivendico una discontinuità non soltanto nei tempi ma anche nel metodo. Inoltre, laddove la Conferenza Stato-Regioni ha fatto proposte unitarie noi le abbiamo recepite. Anche perché su temi così delicati ci sono opinioni differenti».

Una convivenza forzata, quella tra destra e sinistra, che mostra le sue contraddizioni su ogni decisione importante.

Le novità

La principale novità del Dpcm firmato da Mario Draghi riguarda le scuole: saranno tutte chiuse nelle zone rosse o dove l’incidenza del virus è maggiore di 250 casi ogni 100 mila abitanti.

Nelle zone gialle è stata confermata la possibilità per i musei di aprire nei giorni infrasettimanali, garantendo un afflusso controllato. Dal 27 marzo, sempre nelle zone gialle, è prevista l’apertura anche di sabato e nei giorni festivi. Dalla stessa datadovrebbero riaprire teatri e cinema, con posti a sedere preassegnati e nel rispetto delle norme di distanziamento. La capienza non potrà superare il 25% di quella massima, fino a 400 spettatori all’aperto e 200 al chiuso per ogni sala. Restano invece chiusi palestre, piscine e impianti sciistici. A preoccupare, in questo momento, sono i contagi in Emilia-Romagna, dove da domani le province di Bologna e Modena saranno in zona rossa. Restrizioni simili potrebbero essere decise presto anche per altre aree della regione.

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