«A Schettino non ho più niente da dire, ma nessuno deve abbandonare la propria nave»

L’anniversario

I ricordi del Capitano Gregorio De Falco a 10 anni dal naufragio della Costa Concordia: «Abbiamo fatto tutto il possibile per evitare un’ecatombe»

«A Schettino non ho più niente da dire, ma nessuno deve abbandonare la propria nave»
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È la sera del 13 gennaio 2012. La Costa Concordia è salpata da poche ore da Civitavecchia per dirigersi verso Savona, ultima tappa della crociera «Profumo di agrumi». Per i 3.216 passeggeri sono le ultime ore di vacanza, quelle dove ti godi l’ultima cena a bordo, prepari i bagagli, saluti i compagni di viaggio occasionali con i quali scambi i numeri di telefono con quella promessa, mai rispettata, di risentirvi presto. Alle 21.45 un rumore sordo, le luci che si spengono, il panico: le 114.147 tonnellate di stazza lorda della nave, una delle più imponenti della Marina Mercantile Italiana, si scontrano con il più piccolo degli scogli delle Scole, nei pressi dell’Isola del Giglio. Da quel momento nulla sarà come prima. Non solo per la tragedia consumata, con 32 persone morte nell’incidente, ma...

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