Ad Alzano 110 polmoniti anomale già a fine anno

italia

È quanto emerge dall’inchiesta della procura di Bergamo che sta cercando di fare luce sulla mancata istituzione della zona rossa in una delle aree più colpite dalla pandemia

Ad Alzano 110 polmoniti anomale già a fine anno
© Claudio Furlan/LaPresse via AP

Ad Alzano 110 polmoniti anomale già a fine anno

© Claudio Furlan/LaPresse via AP

Forse, nella Bergamasca, l’allarme coronavirus sarebbe potuto scattare prima. Sono stati infatti 110 i pazienti con polmoniti di cui non si conosceva la causa ricoverati fra novembre e gennaio scorso all’ospedale di Alzano Lombardo, ora al centro dell’inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione dell’emergenza Covid. Lo riferisce l’Eco di Bergamo.

A fornire i dati - su richiesta del consigliere regionale di Azione Niccolò Carretta - sono stati l’Ats Bergamo e Asst Bergamo Est. Queste polmoniti sono state 18 a novembre, 40 a dicembre e 52 a gennaio. In tutto il 2019 sono state 256 contro le 196 dell’anno prima, un aumento di circa il 30%.

I primi tamponi, ricordiamo, sono stati eseguiti solo a partire dal 23 febbraio, ossia dopo il «caso uno» di Codogno. Difficile dire ora se quelle polmoniti fossero o meno dei casi di coronavirus, eppure i dubbi della Procura che indaga sulla mancata istituzione di una zona rossa in Val Seriana sembrano essere molti.

Non è chiaro dalle relazioni se quei dati fossero stati comunicati in tempo reale all’Ats, e quindi alla Regione, già a partire da novembre. Di certo c’è che i tamponi vennero eseguiti solo dopo il caso di Codogno. Il nodo sta anche nelle linee guida diramate dal Ministero. Il 22 gennaio, stando ai media italiani, la circolare invitava a eseguire i tamponi anche per «persone che manifestano un decorso clinico o inaspettato, soprattutto un deterioramento improvviso nonostante un trattamento adeguato senza tener conto del luogo di residenza o storia di viaggio, anche se è stata identificata un’altra eziologia che spiega pienamente la situazione clinica». Tradotto: in caso di dubbio, procedere col tampone.

Tuttavia, una seconda circolare - datata 27 gennaio - conteneva criteri diversi: test per chi ha viaggiato in Cina oppure per chi ha avuto contatti indiretti con persone che avevano viaggiato.

«Perché la Lombardia non ha indagato?»

Sul tema si è acceso il dibattito politico. «Come è possibile che il 21 febbraio, giorno della scoperta del primo caso di a Codogno, Fontana e Gallera siano stati colti di sorpresa quando già da novembre negli ospedali bergamaschi divenuti epicentro del virus i medici segnalavano decine di pazienti con polmoniti anomale e dalle cause sconosciute? Perché Regione Lombardia, di fronte a episodi così importanti non ha deciso di indagare, di andare a fondo?», chiede il segretario del Partito democratico lombardo Vinicio Peluffo, convinto che «ora che la pandemia di Covid-19 è in progressiva ritirata, finalmente comincia a dipanarsi la matassa delle responsabilità. E pare ormai evidente l’incapacità di Regione Lombardia e del suo assessorato alla Sanità».

Per il capogruppo Fabio Pizzul e per il capodelegazione in commissione regionale Sanità Gian Antonio Girelli, «il fatto che questi dati escano solo ora, nonostante anche noi li abbiamo chiesti già da tempo per tutte le province particolarmente colpite, fa pensare che fosse già noto in assessorato alla Sanità che qualcosa non aveva funzionato ancora prima del famoso paziente 1. Da parte della Regione sembra esserci stata una grave sottovalutazione di un fatto che avrebbe dovuto allarmare e far scattare almeno un’indagine, che non c’è stata fino a quando una brillante anestesista dell’ospedale di Codogno non ha avuto uno scrupolo in più».

©CdT.ch - Riproduzione riservata

In questo articolo:

Ultime notizie: Mondo
  • 1
  • 1