Alta tensione nella Manica per la «guerra» dei pescherecci

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Lo scontro ha raggiunto proporzioni inedite, con scambio di accuse e veleni tra le due sponde del mare - Sequestrato un peschereccio britannico che operava al largo del continente - Il governo di BoJo ha annunciato di aver convocato l’ambasciatore francese

Alta tensione nella Manica per la «guerra» dei pescherecci
© EPA/Yoan Valat

Alta tensione nella Manica per la «guerra» dei pescherecci

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Non è una battaglia navale ma un po’ ci assomiglia. La cosiddetta «guerra» del merluzzo e delle capesante tra Francia e Gran Bretagna ha raggiunto proporzioni inedite, con lo scambio di accuse e veleni tra le due sponde della Manica e il sequestro di un peschereccio britannico da parte dei gendarmi francesi, mentre si moltiplicano gli appelli alla calma. E c’è da giurare che nel loro incontro al margine del G20 di Roma tra Emmanuel Macron e Boris Johnson, questo sarà l’argomento clou.

Il nodo della contesa riguarda il ristretto numero di licenze sulla pesca concesse da Londra ai pescatori francesi che Parigi considera in violazione degli impegni assunti da Londra nell’ambito degli accordi post-Brexit. Le tensioni sono riesplose ieri quando l’amministrazione del presidente Emmanuel Macron ha annunciato misure di ritorsione, a partire da martedì 2 novembre, a meno che entro quella data la politica britannica non rispetti i patti sulle licenze.

Questo prima raffica di sanzioni, ha precisato il portavoce del governo francese Gabriel Attal, riguarderà «controlli doganali e sanitari sistematici sui prodotti sbarcati in Francia nonché il divieto di sbarcare prodotti del mare». Il portavoce ha inoltre evocato una risposta graduale, con una «possibile seconda serie di ritorsioni»; in particolare, «misure energetiche che riguardano la fornitura di corrente elettrica per le isole anglo-normanne», incluso Jersey. «Le minacce della Francia sono deludenti e sproporzionate e non corrispondono a quanto potremmo aspettarci da un alleato e partner vicino», ha ribattuto un portavoce del governo britannico, citato in un tweet del segretario di Stato per l’attuazione della Brexit, David Frost.

Un botta è risposta a cui è seguito il fermo di due navi da pesca britanniche per controlli sulla Manica. Una delle due imbarcazioni è stata dirottata al porto di Le Havre con la scorta da una pattuglia della gendarmeria. Il primo è stato solo multato per «intralcio ai controlli», mentre il secondo rischia sanzioni penali, il sequestro del natante e la confisca del prodotto della pesca perché non sarebbe in possesso di una licenza valida. Questi controlli, abituali nella stagione della pesca alle patelle, «rientra anche nell’inasprimento dei controlli sulla Manica nell’ambito delle discussioni sulle licenze di pesca fra il Regno Unito e la Commissione UE, seguite alla Brexit, ha riconosciuto la ministra francese del Mare, Annick Girardin.

Intervistato in mattinata da CNews, il segretario di Stato agli Affari Ue, Clément Beaune, deplora che con l’attuale esecutivo di Boris Johnson si debba «parlare il linguaggio della forza perché temo, ahimè, che questo governo britannico capisca solo questo». In giornata, però, si sono susseguiti gli appelli a placare i toni. Il ministro britannico dell’Ambiente, George Eustice, invita alla «calma» e alla «distensione»; affermando che la porta del suo governo «è sempre aperta». In giornata, anche il premier di Parigi, Jean Castex, ha detto che la Francia è «aperta in permanenza alle discussioni a condizione che Londra «rispetti gli impegni».

Concluso a fine 2020, l’accordo post-Brexit sulla Pesca prevede che i pescatori francesi ed europei possano continuare a lavorare nelle pescosissime acque britanniche sotto certe condizioni. In alcune zone contese, Londra e l’isola anglo-normanna di Jersey hanno riconosciuto oltre 210 licenze definitive ma Parigi ne invoca almeno altre 200 secondo i patti. Eustice assicura che la Gran Bretagna ha approvato il 98% delle licenze richieste giunte dall’UE, versione seccamente smentita da Parigi. Da Bruxelles, un portavoce della Commissione insiste sulle modalità dell’accordo. «Tutte le imbarcazioni francesi che hanno diritto ad una licenza devono poterla ottenere: continueremo a trattare con Regno Unito e Francia per risolvere al più presto questo problema».

La Gran Bretagna convoca l’ambasciatore francese

Il governo britannico di Boris Johnson ha annunciato stasera di aver convocato l’ambasciatore francese a Londra per una nota di protesta contro le azioni intraprese da Parigi - e definite ingiustificate da Londra - in relazione ai contrasti sulla pesca nella Manica innescati da dopo Brexit.

Un portavoce del governo ha reso noto che la protesta all’ambasciatore di Parigi è stata affidata dal Foreign Office alla sottosegretaria agli Esteri Wendy Morton.

Londra contesta sia il pacchetto di ritorsioni annunciato ieri dalla Francia; sia la retorica «provocatoria» attribuita al governo francese, sia, seppure lasciato di sfondo, il sequestro delle ultime ore (nell’ambito di un supposto controllo ordinario) di un peschereccio scozzese impegnato al largo della costa francese nella pesca delle capesante.

Il portavoce di Downing Street ha precisato che oggi sulla questione si è tenuta una riunione tecnico-governativa presieduta da lord David Frost, ministro per l’Attuazione della Brexit. Riunione durante la quale le iniziative della Francia sono state qualificate come «Inaccettabili e non compatibili né con l’accordo di libero scambio e cooperazione (TCA) sottoscritto con l’UE» per il dopo Brexit, «né con il diritto internazionale più ampio».

«Ci rammarichiamo - prosegue Londra - del linguaggio provocatorio ripetutamente usato dal governo francese su questo dossier, che non aiuterà certo a rendere più facile la situazione. Noi abbiamo già sollevato con forza le nostre preoccupazioni tanto con la Francia quanto con la Commissione Europea e, come prossimo passo, la ministra degli Esteri ha incaricato la sottosegretaria Morton di convocare l’ambasciatore francese».

Nella dichiarazione britannica si ribadisce infine l’affermazione di Londra - contestata da Parigi - secondo cui il Regno Unito ha concesso «il 98% delle licenze richieste» dai pescatori dei Paesi UE per l’accesso alle acque britanniche dopo il divorzio da Bruxelles; ed è pronto a valutare eventuali nuovi documenti a sostegno delle domande del residuo 2%.

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