Ankara: «Abbiamo indebolito il PKK»

Offensiva

La Turchia annuncia che i miliziani curdi rimasti si sono ridotti a poco meno di 500 attivi sul territorio

Ankara: «Abbiamo indebolito il PKK»
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La lotta della Turchia contro il PKK curdo ha ridotto a poco più di 500 il numero di miliziani attivi dentro il suo territorio, dimezzando a circa 240 all’anno il numero di nuovi combattenti in grado di arrivare nel Paese dalle roccaforti dell’organizzazione nelle montagne del nord Iraq.

Lo ha sostenuto il ministro dell’Interno di Ankara Suleyman Soylu, citato da Hurriyet, secondo cui i ribelli avrebbero perso gran parte della loro leadership in Turchia, nominando come nuovo responsabile nel Paese Fehman Huseyin, una figura che a suo dire non avrebbe grande conoscenza del contesto locale.

Oltre che dalla Turchia, il PKK è classificato come organizzazione terroristica da Usa e Ue. Ankara lamenta tuttavia l’assenza di controlli e sanzioni nei confronti di affiliati e sostenitori del gruppo all’estero.

Mandati d’arresto per 92 militari

La Turchia annuncia anche una nuova massiccia operazione contro sospetti infiltrati nelle forze armate per conto della rete di Fethullah Gulen, accusata dal governo di Recep Tayyip Erdogan di aver orchestrato il fallito colpo di stato del 15 luglio 2016.

La procura della capitale Ankara ha emesso stamani 92 mandati di cattura nei confronti di militari dell’aviazione, tra cui 2 luogotenenti e 90 sottufficiali. Almeno 53 di loro sono già finiti in manette in blitz condotti dalle unità di polizia contro il crimine organizzato in 22 province turche. Lo riferisce Anadolu.

Dal putsch mancato Ankara ha arrestato decine di migliaia di persone per presunti legami con i gulenisti e ne ha allontanate più di centomila dalle pubbliche amministrazioni.

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