Attacco a una scuola in Nigeria, rapite oltre 300 ragazze

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Secondo le autorità locali, i banditi sono arrivati all’una di notte in auto, facendo irruzione nei dormitori per poi portare via le ragazze, fatte spostare a piedi

Attacco a una scuola in Nigeria, rapite oltre 300 ragazze
© EPA/STR

Attacco a una scuola in Nigeria, rapite oltre 300 ragazze

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Oltre 300 studentesse adolescenti sono state rapite in Nigeria da uomini armati durante la notte scorsa in un attacco avvenuto nello Stato di Zamfara, a nord-ovest del Paese. La denuncia è partita da un insegnante dell’istituto superiore, ubicato a Jangebe, ed è stata poi confermata dalla polizia, con un suo portavoce che ha annunciato un’operazione di salvataggio congiunta con l’esercito.

Secondo le autorità locali, i banditi sono arrivati all’una di notte in auto, facendo irruzione nei dormitori per poi portare via le ragazze, fatte spostare a piedi. Il portavoce della polizia ha specificato nel comunicato che una squadra di forze della sicurezza «pesantemente armata è stata inviata a Jangebe per appoggiare l’operazione di salvataggio in corso nei luoghi dove le 317 studentesse sarebbero state portate».

La notizia arriva a solo una settimana dal sequestro di 42 persone - delle quali 27 studenti, tre insegnanti e 12 loro familiari - dopo un blitz di uomini armati contro un collegio di Kagara, città dello Stato del Niger, sempre a ovest della Nigeria. Anche la dinamica è analoga, perché a essere presi di mira sono stati, sempre nottetempo, i dormitori del collegio. «Siamo arrabbiati e rattristati per l’ennesimo attacco brutale contro studenti in Nigeria», ha detto Peter Hawkins, rappresentante del Fondo dell’Onu per l’infanzia in Nigeria.

Il Paese è ormai colpito da sequestri di massa sempre più frequenti, come prova anche il rapimento, lo scorso 11 dicembre, di 300 studenti nella città di Kankara, ubicata nello Stato di Katsina. In questo caso ad agire sono stati oltre 100 miliziani jihadisti di Boko Haram, che poi hanno rivendicato l’attacco e liberato gli ostaggi dopo negoziati con funzionari di governo.

Quando si parla di maxi-rapimenti in Nigeria, però, il pensiero corre sempre a quanto avvenuto il 14 aprile 2014, quando i miliziani islamisti sequestrarono 276 studentesse nella città di Chibok, situata nello Stato di Borno, a nord-est del Paese. Il leader di Boko Haram, Abubakar Shekau, disse che le ragazze sarebbero state vendute come spose schiave, scatenando una campagna internazionale per la loro liberazione che coinvolse anche figure di primo piano, come l’allora first lady degli Stati Uniti Michelle Obama. Da allora, un centinaio di ragazze sono fuggite o sono state liberate.

Nel condannare il «disumano» rapimento, il presidente nigeriano Muhammdu Buhari ha dichiarato che il suo governo «non cederà all’estorsione dei banditi che prendono di mira alunni innocenti sperando nel pagamento di importanti riscatti».

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